Roberta Nicolai: “Vi spiego perché Teatri di Vetro scommette sulla Tuscia”

di Paola Maruzzi

Continua la storia d’amore tra Teatri di Vetro, tra le più importanti rassegne di arti sceniche d’Italia, e la Tuscia: la 12esima edizione del festival ha preso il via a Tuscania dove, dal 17 al 22 settembre, sono stati ospitati i laboratori e le performance di tre coreografi di calibro come Marco Valerio Amico, Giuseppe Muscarello e Alessandra Cristiani.
Prossima tappa al Teatro del Lido di Ostia, dal 3 al 12 novembre, con i protagonisti della giovane danza contemporanea e della scena musicale elettronica ed elettroacustica.
Per Roberta Nicolai, direttrice artistica della manifestazione, il piccolo borgo del viterbese ha una singolare concentrazione di luoghi votati allo spettacolo, un dato che non lascia indiferrente chi, come lei, fa teatro da oltre vent’anni.
“Pensiamo al Rivellino, al Teatro Pocci, all’Anfiteatro di Parco Torre del Lavello e al Supercinema, da poco diventato centro di residenza multidiscilinare per gli artisti del Lazio. Tuscania si innesta alla perfezione nell’ossatura di Teatri di Vetro. Per l’edizione 2019 ci piacerebbe calcare le scene di alcuni importanti anfiteatri della Tuscia, da Sutri a Calcata. Sicuramente torneremo a Tuscania che è rimasta nel cuore di molti artisti. Inoltre stiamo lavorando per trasformare Trasmissioni in un progetto internazionale”.
Ed è proprio grazie al filo della danza che il piccolo comune alle porte di Viterbo continua a incrociare da anni diversi destini. “Ad aprirmi la pista di Tuscania è stata la coreografa Silvana Barbarini, direttrice artistica di Vera Stasi. Silvana si è trasferita a Tuscania da Roma, facendone una roccaforte per la danza contemporanea. Chissà che non accada la stessa cosa anche a me, la tentazione è forte”, confessa la Nicolai.
Negli ambienti del teatro sperimentale non sarebbe il primo caso di rimonta della provincia verso la Capitale: ne è un esempio Leviedelfool, la compagnia di Simone Perinelli e Isabella Rotolo che ha lasciato Roma per mettere basi a Calcata.
Ma nonostante il fascino delle realtà a dimensione d’uomo, è nel fervore culturale della Capitale che bisogna tornare per comprendere appieno il senso plurale di Teatri di Vetro, un contenitore che ha fatto della diversità delle poetiche e degli spettacoli proposti il suo tratto distintivo. “Il nome è un omaggio alla scena fragile, resistente e trasparente da cui veniamo. Dietro Teatri di Vetro c’è la mia esperienza sulla scena con la compagnia Triangolo Scaleno e l’occupazione allo Srike di Roma, l’ex capannone industriale della Rizzoli: nel 2003 siamo diventati parte integrande del centro sociale ed abbiamo iniziato a ospitare progetti di altre compagnie. Da lì la spinta a creare un festival capace di convogliare le compagnie emergenti e contemporanee del territorio, un’idea che si è concretizzata la prima volta nel 2007 anche grazie ai finanziamenti pubblici”.

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