Lucio Laureti e il Comitato Centro Storico di Viterbo: i valori fondanti della tradizione

Donatella Agostini

La Viterbo del centro storico è fatta di traiettorie antiche, che tagliano vecchi palazzi, silenziosi spettatori dello scorrere del tempo. Vie e viuzze, percorse oggi da un traffico incessante e sbrigativo, che fino a non tanto tempo fa fiorivano di negozi e mercati, di voci allegre di bambini che giocavano per strada. «E un giorno, alcuni bambini viterbesi decisero per gioco di emulare gli adulti, quei facchini alti e vestiti di bianco, che il tre settembre portavano fieramente in spalla la Macchina di Santa Rosa: era il 1966. Ragazzini tra cui Giancarlo Bruti, Renzo Lucarini, Alfredo Fazio, decisero di costruire e trasportare una versione in miniatura della Macchina, una “Macchinetta” appunto, e di farsi minifacchini». Nasceva così la grande tradizione della Minimacchina del Centro Storico, da allora trasportata da generazioni di ragazzini viterbesi, che ogni primo settembre attira migliaia di persone lungo il suo percorso. Cinquantadue anni fa nacque idealmente anche ciò che sarebbe diventato in seguito il Comitato Centro Storico di Viterbo, associazione che oggi cura e promuove il mantenimento delle tradizioni viterbesi più antiche e gloriose. Parliamo con Lucio Laureti, giovane imprenditore viterbese nel campo dell’informatica, che nel 2017 ha ricevuto il testimone dal presidente uscente Alfredo Fazio ed ha ereditato una realtà importante, in cui è entrato a far parte fin da piccolissimo. «È un grande onore per me rappresentare da un anno il patrimonio di tradizioni e di esperienze del Comitato Centro Storico. La nostra forza è il gioco di squadra: grazie alla solidarietà e l’amicizia che ci lega, il Comitato riesce a progettare e a portare avanti con successo i numerosi impegni che ci vedono protagonisti, durante tutto l’anno, a Viterbo e fuori provincia». Oggi il Comitato è presente a numerosi eventi e manifestazioni attraverso le varie entità che lo compongono: oltre alla Minimacchina, anche il Gruppo Teatrale Storico “La Contesa” e il Gruppo delle Sbandieratrici e dei Musici “Città di Viterbo”. «Le Mini Sbandieratrici nascono nel 1980 per coinvolgere anche le bambine nella festività di Santa Rosa e mantenere vivo il passato medioevale viterbese», racconta Lucio Laureti. «Siamo partiti un po’ in sordina e il successo ottenuto ci ha dato ragione. Per anni, le nostre Sbandieratrici sono state l’unico gruppo italiano formato interamente da ragazze; oggi nel mondo della “Bandiera”, diffuso in tutta Italia, sono in molte le ragazze a cimentarsi in questo tipo di attività». Con il tempo il gruppo è cresciuto, pur mantenendo la sua caratteristica rigorosamente femminile, e ha accolto anche un gruppo storico-musicale composto da ragazzi e ragazze che suonano tamburi e chiarine, antichi strumenti di tradizione storica. Di ispirazione rigorosamente medievale sono i costumi da loro indossati: camicia chiara stretta ai polsi, tunica di velluto, calzemaglie gialle, che rimandano all’aspetto giullaresco degli antichi giocolieri e teatranti, e una corta mantella assente nel costume delle Sbandieratrici, per la necessità di libertà dei movimenti del “maneggiar lo drappo”. «Con il gruppo Sbandieratrici e Musici “Città di Viterbo” giriamo l’Italia portando i colori viterbesi e partecipiamo con ottimi risultati ai campionati italiani: tra l’altro, siamo arrivati primi alla parata storica di Montefalco, secondi a quella svoltasi a Fano l’anno scorso. L’aderenza storica è importante: nelle parate le commissioni tecniche giudicano non solo le coreografie, ma anche la storicità delle bandiere, dei tessuti, delle cuciture e quant’altro». All’interno del gruppo delle Sbandieratrici ci sono due maestre di bandiera, nominate dalla LIS, Lega Italiana Sbandieratori, che curano le coreografie e i movimenti delle ragazze. «E non solo: sette delle nostre ragazze e un musico fanno parte della Nazionale sbandieratori, che partecipa a competizioni nazionali e internazionali», aggiunge con orgoglio Laureti. Tanta professionalità si traduce in un impegno costante: i ragazzi si allenano tutti i giorni. Fondamentale è stato anche il contributo che il Comitato Centro Storico, con il trasporto della sua Minimacchina, ha dato all’importante traguardo del 2013, quando la Macchina di Santa Rosa è stata inserita nel Patrimonio immateriale dell’Unesco, nella Rete delle grandi macchine a spalla italiane. «Che poi il termine affettuoso “Macchinetta” a noi piace. Ma se si pensa al grande lavoro che c’è dietro, tanto macchinetta non è», prosegue Laureti. «Pensiamo all’organizzazione del piano di sicurezza, che è lo stesso della Macchina grande, anche perché tre quarti del loro percorso si sovrappongono al nostro. Ci aiuterebbe molto uno snellimento della burocrazia: per una manifestazione che va avanti da decenni, le pratiche e i permessi da richiedere sono sempre gli stessi ogni anno. È faticoso». Aiuterebbe un’amministrazione che si mostri più attenta e presente alle manifestazioni più importanti e storiche della città, che hanno tra l’altro il merito di attrarre un grande numero di persone. «Perché i ragazzi sono molto trainanti, la gente li guarda  e li segue, cerca di interagire con loro. Con la Macchinetta si ha quasi un contatto fisico, che con la Macchina grande non puoi avere. La nostra manifestazione ha ancora il sapore delle feste di una volta, si vive di più. Inutile dire che per noi santa Rosa è il primo settembre!». Il Comitato oggi coinvolge complessivamente un centinaio di persone, tra collaboratori, Sbandieratrici, Musici e figuranti, al quale vanno aggiunti circa 240 minifacchini: un’associazione quasi totalmente giovanile. «Il rapporto con i ragazzi è fenomenale. Io stesso ho iniziato nel ’79 come minifacchino, e non mi sono più allontanato. Credo che le prove a cui si sottopongono, gli impegni, il trasporto della Minimacchina, siano tra le ultime soluzioni che possiamo offrire ai ragazzi per farli stare insieme. Perché c’è spirito di aggregazione, fanno squadra. Non c’è la rivalità che può trovarsi nello sport, qui c’è sentimento. E disciplina: se serve, vengono redarguiti vivacemente, per il loro bene: è un trasporto, non una passeggiata. La cosa bella delle prove sai cos’è? Che “so’ rimaste le stesse di quando ero fijo io”, aggiunge sorridendo. “La stessa basetta, gli stessi cavalletti, lo stesso polverone dell’atrio delle Scuole Rosse. L’aspetto religioso è forte, lo sentono, ed è quello che alla fine ci interessa, perché se no falliremmo. Lo spirito di santa Rosa ci illumina tutti i giorni: senza di quello tutto si ridurrebbe a poco più di una sagra». Il centro storico di Viterbo degli anni Duemila non è più quello in cui nel ’66 ragazzini intraprendenti inventarono il trasporto della Minimacchina di Santa Rosa. «È vero purtroppo, per alcuni versi il centro storico è morto», conclude Lucio. «Ma torna alla vita a Santa Rosa e ogni volta che portiamo in giro con orgoglio i colori gialloblù. Sono le occasioni in cui ci sentiamo nuovamente viterbesi e fieri di esserlo: bisognerebbe farlo più spesso».

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