Enrica Cotarella: attaccamento alle radici e innovazione il successo di Famiglia

Cristiano Politini

Sono tre sorelle, ormai conosciute nel panorama vinicolo e non solo come le Cotarella Sisters. Stiamo parlando di Dominga, Marta ed Enrica Cotarella che guidano, sotto l’occhio vigile dei padri fondatori, l’azienda Famiglia Cotarella nata come Falesco tra l’Alta Tuscia e l’Umbria, tutt’oggi situata a Montecchio in provincia di Terni. Investimenti e grande propensione all’innovazione e all’internazionalizzazione sono alla base del successo del brand Famiglia Cotarella, il marchio che identifica oggi l’azienda. Abbiamo incontrato Enrica Cotarella che ci ha raccontato la storia, i sogni per il futuro di Famiglia Cotarella, con progetti che riguardano da vicino anche la Tuscia e molte idee che vogliono contribuire alla cresciuta del territorio attraverso la cultura del vino.

Come nasce il legame tra il vino e la Famiglia Cotarella?
Tutto è iniziato con nostro nonno Domenico che aveva una piccola cantina insieme a suo fratello Antonio a Monterubiaglio, paese originario della mia famiglia. Purtroppo mio nonno è scomparso in modo prematuro e nonna Grazia, la moglie, ha deciso di investire negli studi dei figli. Infatti, mio padre è andato a Perugia per studiare agraria e lo zio a Conegliano per studiare enologia. Intorno alla metà degli anni ’70 mio padre e mio zio hanno iniziato ad approcciarsi al territorio dell’Alta Tuscia cominciando con la produzione dell’ “Est! Est!!, Est!!!”. Inizialmente avevano una piccola cooperativa che nel 1979 si è trasformata in Falesco e che oggi è Famiglia Cotarella.

Un’azienda con profonde radici nell’Alta Tuscia conosciuta in tutto il mondo. Qual è stato l’elemento che ha dato il via alla grande crescita dell’azienda?
Sono stati più fattori che dagli anni ottanta fino a oggi hanno consentito all’azienda di raggiungere traguardi molto importanti. Sicuramente la scelta di investire sulle sperimentazioni e sulle varietà tipiche del territorio è stato uno dei fattori chiave della nostra crescita. Mio zio e mio padre hanno riportato in vita il Rossetto, vitigno autoctono della Tuscia. Successivamente ci siamo spostati sulle varietà a carattere internazionale, la prima su tutte quella del Merlot che ha portato alla nascita del Montiano nel 1993, vino che ci ha permesso di andare oltre i confini nazionali. Infine, nei primi anni duemila mia “sorella” Dominga e successivamente io e mia sorella Marta abbiamo dato vita a un nuovo percorso con il nostro ingresso in azienda.

Siete conosciute come le “Cotarella sisters”. Qual’è il rapporto tra di voi?
Nella realtà dei fatti siamo due sorelle e una cugina. Però, ci consideriamo delle sorelle poiché siamo cresciute insieme nella stessa casa e fortunatamente abbiamo vissuto l’azienda ogni giorno in modo quasi inconsapevole. Nostra nonna ci portava in vigna, così come i nostri padri ci portavano in cantina. L’azienda è il nostro DNA da sempre e dobbiamo ringraziare i nostri genitori che ci hanno fatto vivere il loro lavoro come una passione.

E come si è fortificato negli anni?
Il rapporto che ci lega è la chiave di lettura del nostro modo di lavorare. C’è sempre massima condivisione di progetti e un contagiarsi a vicenda che ha portato alla nascita di grande comprensione. Dove non arriva una di noi, arriva l’altra. Siamo una formula vincente e speriamo che duri così anche con le nuove generazioni. Proprio come noi sorelle, i miei nipotini sono sempre tre, due maschi e una femmina.

Il vostro è un innesto giovane e innovativo che, però, va ad affiancare la tradizione dei vostri padri…
Quando siamo entrate in azienda abbiamo quasi sentito la necessità di dare un nostro e nuovo apporto a ciò che era stata Falesco. Il primo passo è stato quello di innovare e mettere in campo nuove idee e sperimentazioni diverse. Ci siamo rese conto, però, che spesso c’era confusione nel distinguere alcuni prodotti Falesco dalla figura dei nostri genitori. Proprio per questo abbiamo messo tutte le nostre forze nella creazione del brand “Famiglia Cotarella” che a sua volta ha sotto di sé molti altri prodotti, tra questi Falesco.

Come vede il futuro della Tuscia? Famiglia Cotarella vuole essere uno dei volani di sviluppo del territorio?
Decisamente sì. Guardiamo all’Italia e all’estero, ma vogliamo contribuire allo sviluppo del nostro territorio. Oggi c’è molta attenzione attorno al food and beverage e l’enogastronomia è sicuramente un fattore importante, ma da sola non basta, si deve investire sulla comunicazione. Le sinergie sono importantissime, dobbiamo fare sistema tra attori del territorio, comuni e aziende in primis. Creare legami e spaziare su più progetti ci ha sempre appassionato, ecco il perché della nascita della scuola Intrecci e dei nostri altri progetti.

Tra i vostri molti progetti emerge la scuola di alta formazione “Intrecci”. Da dove nasce l’esigenza di fondare una scuola?
Intrecci è un progetto che nasce dal mondo della ristorazione e vede in Dominga la sua ideatrice. Lei vive i rapporti con i ristoratori a tutto tondo e molti di loro ci chiedevano personale di sala che fosse formato sia sulle lingue sia sul vino. Intrecci al suo interno offre un polo didattico collegato alla zona relax e alla foresteria. Siamo orgogliose di aver dato vita a un vero e proprio campus. I ragazzi hanno mille ore di didattica e stanno con noi per sei mesi e, infine, partono per lo stage per poi rientrare e sostenere l’esame finale.

I vostri progetti prossimi futuri?
Il 9 di settembre partirà il progetto della fattoria didattica che prende il nome dal “Tellus”, vino che, in occasione dei suoi dieci anni di vita, è stato anche al centro di un’operazione che ci ha visti impegnati nel sociale. Infatti, abbiamo presentato dei laboratori itineranti per iniziare a parlare della fattoria, raccogliendo e inserendo sotto forma di etichetta accanto a quella classica del Tellus i disegni di alcuni bambini. Inoltre, una parte del ricavato delle vendite delle bottiglie con i disegni è stato devoluto in beneficienza. Il 9 settembre inizieremo un nuovo percorso incentrato sulla pedagogia e siamo sicure che sarà un progetto molto stimolante.

Dopo 38 anni di attività, i vitigni anche della Tuscia continuano a dare i loro frutti e a mietere progetti.

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