Alberto Valentini, Slow Food Viterbo e Tuscia volano di opportunità

Paola Maruzzi

Fresco di nomina alla presidenza di Slow Food Viterbo e Tuscia, Alberto Valentini, produttore con esperienza trentennale nel biologico, ci racconta una storia di passione e perseveranza che rispecchia quella di tanti “anonimi” agricoltori del viterbese.
A pochi giorni dall’apertura di Slow Food Village, dal 22 giugno al primo luglio in piazza dei Caduti, il tema di partenza è l’importanza di non abbassare la soglia d’attenzione sulla triade invocata da Carlo Petrini, cioè su un “cibo buono, pulito e giusto. Slow Food Viterbo e Tuscia è il presidio più grande del Lazio dopo Roma, siamo un gruppo coeso che sta portando avanti ottimi risultati – spiega Valentini –. Ci sta a cuore la promozione del territorio, siamo in costante contatto con produttori e trasformatori. Peccato però che nelle nostre zone l’agricoltura non sia valorizzata dalle istituzioni e dalle forze politiche. Il nostro settore risente ancora di vecchi pregiudizi, di falsi luoghi comuni. Ai miei tempi quando un ragazzo non studiava, veniva minacciato di esser mandato a zappare la terra”.
Eppure le cose stanno cambiando, in Italia si parla sempre più di ritorno alla terra dei più giovani e nel 2017 sono state circa 10 mila le nuove aziende agricole aperte dagli under 35.
“Quando più di vent’anni fa io e mia moglie abbiamo scelto di passare a una produzione biologica l’abbiamo fatto anche per dare un futuro migliore ai nostri due figli. Oggi sono cresciuti ed è bello vederli coinvolti e pieni di entusiasmo per l’azienda di famiglia. È come siglare un passaggio di testimone sul filo di saperi ed esperienze contadine che si tramandano da generazioni. Negli ultimi decenni l’agricoltura si è meccanizzata a tal punto da perdere il contatto con la terra ma finalmente, anche grazie all’attività di Slow Food, abbiamo capito che bisogna recuperare conoscenze e tecniche lavorative del passato”.
Convinto sostenitore di un agricoltura che sappia guardarsi alle spalle, Alberto Valentini è da tempo impegnato nella produzione di una varietà di grani antichi che vengono poi trasformati in diverse tipologie di pasta.
La tutela del patrimonio agricolo e gastronomico è per il presidente di Slow Food Viterbo e Tuscia un tema cruciale: “Sono tante le tipicità locali da proteggere e promuovere. Oggi l’unica Condotta Slow Food delle nostre zone è quella della Susianiella ma stiamo lavorando per porre sotto i riflettori altri prodotti d’eccellenza, come il Cecio del Solco Dritto, l’aglio di Proceno e il Fagiolo del Purgatorio, una varietà molto saporita coltivata nelle zone di Grotte di Castro e Gradoli. Ottenere una Condotta Slow Food non è facile, servono l’intervento e l’investimento delle amministrazioni locali ma qui si torna al punto di partenza: la mancata sensibilità verso tematiche”.
Per ovviare a questo cammino non semplice, Valentini ha lanciato le cosiddette Comunità del cibo: “L’obiettivo è creare un cappello condiviso tra i piccoli produttori e trasformatori in modo da preservare varietà autoctone a rischio estinzione, una sfida che possiamo vincere solo facendo gioco di squadra”.

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