L’Ispettore Felice Orlandini: una vita a ritrovare “pezzi” del passato

Una stanza, anche abbastanza angusta, al seminterrato degli Uffici Giudiziari di Viterbo. E’ qui che lavora Felice Orlandini, ispettore capo di Polizia. “In servizio presso la Procura”, precisa lui. In quei tre metri per tre c’è di tutto, ma proprio di tutto. Da una vecchia macchina da scrivere, a un berretto da baseball, da una radio a valvole a un ritratto della Monroe, da un vocabolario Campanini e Carboni a polverosi faldoni. Un autentico suk che sta a testimoniare della frenetica e multiforme attività più che del disordine dell’uomo. Segnali inequivocabili di cose passate. Unico, comunque evidente, indizio del presente la copia di un quotidiano. Se non si fosse ancora capito, Felice Orlandini si dedica a ritrovare “pezzi” del passato che molto spesso il presente prova ad occultare per interessi più o meno leciti. E’ un ispettore onorario al patrimonio, ma soprattutto uno “scopritore” di tesori che, come tali, magari sono scomparsi o hanno preso strade imprevedibili, impreviste, talvolta illegali.

Come è nata questa passione?
Be’ dopo aver girovagato mezza Italia, mi è stata offerta l’opportunità di tornare…io sono nato a Canepina e abito a Caprarola. La passione però è natà lì (ed indica un pacco volumi polverosi, accatastati su una seggiola). E’ l’intero resoconto giudiziario del processo al bandito Giuliano che si svolse a Viterbo alla metà del secolo scorso. Iniziai una ricerca e conobbi il professor Tiziano Buchicchio Faliari Zani con il quale cominciò una lunga e fruttuosa collaborazione che ancora continua.

L’emozione più grande?
Il ritrovamento dei dipinti di palazzo Spreca. Rappresentano un ciclo di 14 Virtù profane dipinti da un anonimo a datati al 1470-1480: immagini che stilisticamente affondano le radici nella fase terminale dell’età medievale ma che allo stesso tempo già colgono i tratti e le innovazione del Rinascimento. Non se ne avevano più notizie dal 1913. Li ritrovammo in una mostra a Roma. Vederli riportare al museo di Viterbo dentro un furgone della Polizia mi procurò una emozione grandissima. Adrenalina alle stelle. Qualcosa che nella vita, nella mia carriera, probabilmente non mi capiterà più. Poi, la storia vera di come quei dipinti siano finiti a Roma, è ancora tutta da scrivere.
Magari come molte altre storie che sono state inghiottite dalle ombre.

E’ così difficile aprire squarci di verità sui destini di tante opere d’arte che sono emigrate e continuano ad emigrare?
Diciamo che non ci sono uomini e mezzi per poter pianificare operazioni di recupero. Basti dire che gli ultimi ritrovamenti sono stati fatti da squadre di studiosi svedesi, francesi, tedeschi. Per riportare alla luce il sito etrusco di Musarna è stato necessario l’intervento di un gruppo transalpino. E poi la Sovrintendenza. Mi chiedo e chiedo: può bastare un funzionario che viene a Viterbo una volta alla settimana per tenere sotto controllo un patrimonio come quello della Tuscia? Servirebbero invece uomini del posto e sul posto, una sorta di task force di intervento rapido. E comunque il compito più rilevante di controllo e tutela dovrebbe essere svolto dai cittadini. I problemi, insomma, non può risolverli la Sovrintendenza, ma dobbiamo scendere noi tutti in campo.

Invece?
Credo che molto di questo nostro patrimonio sia fuori controllo. Semplicemente perché non se ne conosce il valore…..O forse, qualcuno, lo conosce fin troppo bene….
In effetti in passato molti, moltissimi, pezzi in gran parte provenienti da chiese e conventi, sono spariti. Soprattutto nel primo dopoguerra dove la fame poteva anche far chiudere gli occhi, ma oggi gli interessi sono diversi.

In questo momento su cosa sta lavorando?
Attimi di eloquente silenzio. Non vorrei entrare nel merito. Diciamo che sono a disposizione della Procura come ispettore onorario ai Beni Culturali della provincia di Viterbo. Ma il ruolo è molto difficile, non sono retribuito e lo faccio soltanto perché mi piace. Tutto è un po’ una scommessa.

E’ però, immaginiamo, la priorità della sua vita?
No. Vado in campagna che, per la verità, trascuro proprio per onorare questa professione. Comunque sabato e domenica anziché andare al mare, sì andrò a lavorare nei campi.

Tutti questi oggetti che la circondano direbbero che lei è una persona che ama il passato. Magari anche fantasticare. Ce l’ha un sogno nel cassetto?
Dico solo che il ruolo di ispettore onorario dei Beni Culturali è stato creato nel 1907 e a quei tempi era un ruolo che contava. Dovremmo tornare indietro di un secolo. Cioè non avere a Roma i funzionari della Sovrintendenza, ma qui sul territorio.

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