NASI ROSSI tra amicizia, fratellanza e una “pitalata”

Luoghi, persone, fatti contribuiscono a forgiare un territorio e arricchire la sua storia. I Nasi Rossi esistono da 115 anni e sono inconfondibili, con il loro camicione bianco e il cappello da notte, mentre rincorrono gli spettatori in piazza a Ronciglione scuotendo in aria forchettoni, intenti ad offrire bollenti maccheroni al sugo dal famigerato “pitale”. Si tratta del caratteristico rituale della “pitalata”, che il lunedì di ogni anno, in occasione del famoso Carnevale ronciglionese, si ripete in piazza della Nave, ad opera dello stravagante gruppo. Un’associazione vecchia più di un secolo, che ha il compito di tener viva l’anima della maschera carnevalesca più antica e rappresentativa del paese.
A poco più di un anno dall’insediamento del nuovo consiglio direttivo e dal rinnovo delle cariche sociali, il Presidente Antonio Anselmi conferma la buona salute di cui gode l’associazione nell’adempimento di attività che tutelano storia e tradizione, associazione che oggi mira a far parlare di sé non soltanto durante il Carnevale, ma amplificando il raggio d’azione sull’intero anno, dislocandosi anche nel sociale.
“Abbiamo donato 500,00 euro alla scuola elementare/media per l’acquisto di materiale didattico. Ma soprattutto, siamo orgogliosi del risultato raggiunto durante la serata estiva di beneficenza a favore dell’Associazione Cuore di Mamma Onlus. Un appuntamento che si ripete anche quest’anno, venerdì 7 agosto, eccezionalmente tutti in maschera per Avis e Croce Rossa. Proprio in questi giorni, abbiamo fatto dono di un tablet all’Associazione Il Funambolo – ribadisce il Presidente Anselmi- Stiamo portando avanti la sistemazione della casetta dei Nasi Rossi usata durante il carnevale e non solo. Insomma i Nasi Rossi registrano il corso degli eventi con anima, gioia e fatti concreti, in momenti in cui la solidarietà fa sentire tutti più inclusi.
Dalla derivazione del carnevale romano rinascimentale e barocco, in una esistenza secolare contribuiscono a rappresentare la storia di un paese, Ronciglione, il proprio paese, raffigurata nel significato scenico dalle cavalcate degli Ussari alla corsa dei Berberi, dai “Nasi Rossi” al “Corso di Gala”. Sono loro, gli adoratori di Bacco, una maschera che il lunedì di carnevale dà vita a quel rituale detto “la pitalata”, che di primo effetto può sembrare la esplicitazione alla spinta su un pedale ma quando li vedi comprendi tutto, sono un inno alla risata, una contaminazione di allegria . Vestiti con un bianco camicione, i Nasi Rossi si radunano sulla piazza, cantano l’inno al vino, rincorrono gli spettatori, salgono con scale sui balconi ed entrano nelle case, per offrire sadicamente i maccheroni che tengono caldi in un vaso da notte. Un personaggio simile lo troviamo nel carnevale parigino e magari li fa intellectualité. A Ronciglione è storia e folclore, parte di quel magnifico mosaico che compone le bellezze della Tuscia.

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