Enrico Neri: sfila la Viterbo dal ‘200 all’800, un cuore che vibra da secoli

Enrico Neri è il Coordinatore del Corteo Storico che ogni anno il 2 settembre percorre le vie della città di Viterbo, rinnovando l’antica tradizione per la quale le autorità cittadine, insieme al clero, si recavano a rendere omaggio alla Santa patrona, così come stabilito con una delibera risalente al 1512 dal Consiglio dei Quaranta, in ricordo della traslazione del corpo di S. Rosa.

Come vive questo giorno?
E’ l’epilogo degli altri 364 vissuti a fianco alle Suore di Santa Rosa insieme alla decina di volontari per fare in modo che nulla sfugga e si arrivi a questo fatidico giorno senza omettere nulla dell’aspetto organizzativo, facendo innanzitutto prevalere l’aspetto intimo e religioso della festa resa ad onore della nostra Santa. Ognuno di noi conduce una vita parallela, con un proprio lavoro una propria famiglia di cui la Santa rappresenta il punto centrale .

Racconti ai viterbesi e non solo il Corteo storico
Nel 1258 il pontefice Alessandro IV, dopo un sogno premonitore, con una solenne processione da lui presieduta insieme alla corte cardinalizia, fece traslare nella Chiesa di S. Maria, dove attualmente sorge il santuario, il corpo della giovane Rosa, che dal 1251 giaceva incorrotto nella nuda terra presso la chiesetta di S. Maria in Poggio. In ricordo di quell’evento cominciò ad affermarsi la processione con inserito il trasporto di un baldacchino, che negli anni successivi prese il nome di “macchina”, assumendo forme e grandezze sempre più spettacolari.

Poi accadde che…
In seguito agli eventi luttuosi del 1801, causati dall’incendio della “macchina” e dalla successiva caduta , la processione religiosa, che fino ad allora precedeva il trasporto, si svolse separatamente. Dal 1921 viene portato in processione il cuore di S. Rosa prelevato dal corpo della Santa a seguito della ricognizione effettuata nello stesso anno e conservato ancora integro nel reliquiario donato da Papa Pio XI.

Quando si arriva a mettere in piedi il Corteo storico?
Nel 1976, grazie alla sensibilità delle suore Clarisse e all’intuito dell’architetto Alberto Stramaccioni di Orvieto, figura essenziale in collaborazione con il comitato pro opere Santuario di Santa Rosa e con la modellista Olimpia Arcangeli, fecero il loro ingresso nella processione religiosa i primi personaggi in costume, di cui anch’io ho fatto parte, che rappresentano le massime autorità della città insieme alle milizie, che dal 1200 hanno sempre reso omaggio e importanza all’evento della traslazione della piccola Santa concittadina.

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Il Corteo diviene negli anni il punto centrale della festa. Com’è rappresentato oggi?
Sì. Con il trascorrere degli anni, il corteo si è arricchito, con l’aggiunta di altri personaggi rappresentanti i vari secoli, fino al 1800. Il corteo è attualmente composto da circa 110 figuranti, che indossano costumi da podestà, capitano del popolo, governatore, notaio, comandante delle milizie, soldato e 120 bambini chiamati “Boccioli di S. Rosa”, e 60 Rosine che evocano i legami tra i piccoli viterbesi di oggi e la loro Santa coetanea di ieri. Oggi i figuranti, tra Boccioli, Rosine e personaggi delle istituzioni comunali, sono circa 300.
Dal 2014 sfilano i rappresentanti dei comuni di Soriano nel Cimino e Vitorchiano a sancire l’antico legame dei due centri con la Santa.

Come si allinea il Corteo nella sfilata?
Alla testa del corteo sono un gruppo di terziari francescani con un porta-croce al centro, seguiti da un gruppo di Rosine con un saio grigio-violaceo, che portano ceste piene di rose e candele in omaggio alla Santa Patrona di Viterbo. Le Rosine rappresentano la giovane figura di S. Rosa e, all’interno del corteo, separano i diversi secoli. Dagli anni del dopoguerra, la processione partiva dalla Chiesa di S. Rosa e vi ritornava, dopo aver percorso le vie principali della città. Oggi invece ha inizio dalla Cattedrale, dove il cuore dalla Santa rimane esposto alla venerazione dei fedeli fin dal primo pomeriggio del due settembre. Dopodiché viene solennemente riportato al suo Santuario.

Il Comune di Viterbo ha giurato fedeltà alla Processione..
Nell’archivio del Monastero di S. Rosa esistono ancora due pergamene del 1512: una riguarda il Consiglio dei 24 (la Giunta Comunale dell’epoca) e un’altra il Consiglio dei 40 (la Giunta e il Consiglio Comunale al completo). In queste pergamene è scritto che il Comune di Viterbo s’impegna con giuramento a partecipare al completo alla processione di S. Rosa, che doveva partire da Piazza del Comune all’imbrunire, al suono delle campane della Torre del Comune.

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L’organizzazione e gli organizzatori oggi?
La manifestazione ha ormai assunto una dimensione tale da necessitare di una capillare organizzazione alle spalle, composta non solo dalle Clarisse, ma anche da sarte, modelliste, parrucchiere, esperti della lavorazione in pelle, tutta una serie qualificata di volontari , molto ben coordinati tra di loro impegnati nella manutenzione degli abiti e in parte nella loro manifattura.

E il risultato finale di tanto lavoro?
Meraviglioso: la struttura e le fattezze della Viterbo duecentesca costituiscono una perfetta scenografia per i personaggi, scelti dopo opportune selezioni, nei loro laboriosi abiti: i minimi particolari sono rispettati nella ricostruzione saliente dei secoli a partire dal ‘200 : spade, elmi, corazze sono stati ricreati da anziani artigiani secondo antiche modalità; i calzari, di pelli costose o di velluti pregiati, sono anch’essi frutto di mani abili in una specialità che va morendo; minuziosa la ricerca delle stoffe, per una ricostruzione il più possibile vicina alle mode dei secoli .
Un corteo che ricalca l’impronta del costume in Italia dal ‘200 all’800.

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Ora vige l’attesa di una giornata particolare..quella del 2 settembre..
Alle 12,00 del 2 settembre in Piazza del Plebiscito: il Sindaco di Viterbo, Leonardo Michelini, consegna la “Mazza argentea” simbolo del potere temporale del Papato, ai dignitari del 1700 del Corteo Storico.
Alle 17,30 dal Santuario la partenza del Corteo Storico,alle 18,00 dalla Cattedrale il via alla Solenne Processione con il cuore di Santa Rosa che si concluderà nel Santuario con la parola del Vescovo e la benedizione a quel cuore di giovinetta che pulsa da secoli per la città di Viterbo, che torna nella sua fissa dimora, in quella Basilica che porta il suo nome amorevolmente custodito dalle Clarisse.

Per Enrico Neri e i volontari del Monastero e del culto di Santa Rosa nulla si ferma, la quotidianità riparte dalle piccole cose e da un punto fermo che è il grande amore per la propria Santa che lo unisce a tutti i suoi concittadini.

(Nella foto Enrico Neri in costume e la cerimonia di consegna al Sindaco della “Mazza argentea” simbolo del potere temporale alle autorità).
Si ringrazia il Monastero per la concessione delle foto.

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