“Viterbo ha la faccia sporca”

di Luciano Costantini

facciate viterbesi

Sessanta anni or sono, o giù di lì, Viterbo aveva la “faccia sporca” come oggi. Magari meno. Tanto è vero che B.B. cioè il giornalista e storico Bruno Barbini, sul Messaggero del 28 febbraio del ’66, denuncia un problema che è atavico: la sporcizia delle facciate dei palazzi, non necessariamente nobiliari, e il degrado di monumenti che penalizzano l’immagine della città. “Tanto i viterbesi ci convivono…putroppo”, fa capire Barbini. Cita il sindaco Smargiassi che qualche tempo prima ha disposto il rifacimento obbligato dell’aspetto di alcuni immobili, attirandosi pure delle critiche. Comunque qualche risultato l’ha ottenuto. Insomma, almeno ci ha provato. Oggi verosimilmente a Palazzo dei Priori non ci si pensa neppure. Eppure c’è un assessorato alla Bellezza, uno alla Cultura, eredi legittimi di quello all’Ornato (?), che dovrebbero tutelare al meglio. Barbini non esita a scrivere che“Viterbo ha la faccia sporca ”. Chissà come racconterebbe oggi la città con la sporcizia non più limitata alla faccia, ma pure agli arti.

Bruno Barbini, sul Messaggero del 28 febbraio del ’66

Questa è la conclusione cui siamo giunti dopo aver girato a lungo per le vie della città, col naso all’aria, per compiere un’indagine sull’aspetto che presentano le facciate delle case. I viterbesi di solito non ci badano, ma solo perché, com’è logico, passano per le strade per andare al lavoro, per tornare a casa, per andare a fare delle spese, e non si preoccupano di alzare la testa di fronte a un quadro che vedono da molti anni. Il loro campo visivo si può estendere, tutt’al più, alle vetrine dei negozi ed alle insegne soprastanti; ma, a cominciare dal primo piano, tutto il resto costituisce per i loro sguardi un regno inesplorato, verso il quale solo un caso particolare li può far rivolgere.
Differente, invece, è il discorso per quanto riguarda i forestieri. Essi girano per la città per guardare, nel desiderio di cogliere (e, magari, di eternare in una fotografia o in una sequenza di pellicola della loro cinepresa) angoli, scorci e prospettive che le sommarie indicazioni delle loro guide turistiche trascurano. E’ appunto mettendoci nei panni dei turisti che abbiamo potuto osservare ciò che ci sarebbe sfuggito, se i nostri giri per la città avessero obbedito esclusivamente agli scopi pratici della vita di tutti i giorni.
Viterbo, dunque, ha la faccia sporca. In molte vie (e non sempre le più nascoste) le facciate delle case appaiono rovinate e denunciano l’impellente necessità di una sistemazione. Il fatto è particolarmente grave in prossimità dei monumenti, perché qui, ovviamente, maggiore è il numero degli sguardi che s’appuntano verso l’alto.
L’ultima “lavata di faccia” della città risale, se ben ricordiamo, ad almeno sette o otto anni or sono, e prese il via da un’ordinanza del sindaco di allora, ingegner Smargiassi, che faceva obbligo ai proprietari di fabbricati di provvedere ad una sistemazione dignitosa delle facciate rovinate esteticamente. L’applicazione dell’ordinanza ebbe, come risultato, un sensibile miglioramento nell’aspetto delle vie, anche se una interpretazione un po’ drastica delle disposizioni emanate dal primo cittadino portò al rifacimento anche di qualche facciata che non ne aveva grande bisogno, e causò, di conseguenza, le lamentele di chi si vide costretto a sostenere una spesa che giudicava inutile. Comunque “l’operazione ripulitura” funzionò in modo soddisfacente; e per questo motivo non riusciamo a spiegarci come mai non si è proceduto, successivamente, a ripetere l’operazione stessa, limitatamente alle case che dimostravano (e sempre più dimostrano) di averne bisogno.
C’è da augurarsi che, nell’auspicabile ipotesi  di un’efficace ripresa dell’attività dell’amministrazione comunale (come lasciano sperare gli ultimi sviluppi delle trattative condotte dai gruppi consiliari e dalle segreterie dei partiti della coalizione di maggioranza) tra gli importanti problemi che attendono di essere dibattuti nell’aula di Palazzo dei Priori trovi posto anche quello da noi segnalato; ed estremamente opportuno sarebbe che la questione venisse esaminata sotto un angolo visuale ancora più ampio, che comprenda altri espetti ad essa collegati e di importanza forse maggiore.
Intendiamo riferirci allo stato di alcuni monumenti cittadini, non sempre sufficientemente curati nella manutenzione, tanto da trovarsi spesso in condizioni di vero e proprio abbandono. In questi casi, il problema si complica notevolmente, perché tutta una serie di questioni di proprietà e di competenza si inserisce a complicare le cose, creando ostacoli di carattere giuridico che si aggiungono (o, per meglio dire, precedono) quelli specificatamente tecnici e amministrativi. Anche qui, tuttavia, dovrebbe essere l’amministrazione comunale a muovere la prima pedina, interessando gli enti preposti e sollecitandone il concreto intervento.
Ricorderemo solo brevemente l’annosa questione dell’ormai decrepita chiesa di S. Egidio, sulla quale tanto si è scritto e tanti progetti, più o meno realizzabili, sono stati formulati, senza che nessuno di essi prendesse l’avvio verso l’attuazione. Una questione di proprietà ed un “tabù” perentoriamente posto dalla Soprintendenza ai monumenti sull’abside poligonale della fatiscente costruzione sono i motivi fondamentali per cui un’area centralissima della città si trova ancora senza una sistemazione decente, sia essa il restauro del monumento o l’utilizzazione dell’area per altri scopi.
Di più facile soluzione ci sembra, invece, una questione che concerne la chiesa di S. Maria Nuova, dal cui muro sporgono pietre che rivelano alla vista un evidente equilibrio instabile, oltre a turbare l’architettura dell’insieme. Un sollecito intervento, in questo caso, dovrebbe quindi essere dettato non solo da esigenze estetiche, ma anche da motivi di incolumità pubblica. Non riteniamo, con queste citazioni, di avere esaurito l’argomento. Ci ripromettiamo, quindi, di tornarci sopra, segnalando altre questioni analoghe tutte le volte che se ne presenterà l’occasione.

Foto: scorcio di Viterbo centro storico oggi

*Luciano Costantini, giornalista professionista, ha lavorato in qualità di vice capo servizio presso la redazione centrale de Il Messaggero, occupandosi di sindacato ed economia. Rientrato a Viterbo, firma in qualità di direttore editoriale la testata TusciaUp. La sua grande passione per la storia è raccolta in tre libri: Il giorno che accecai il DuceFuori le donne dal palazzo dei Priori, l’ultimo pubblicato“O Dio con Noi o tutti in cenere”, tutti editi da Sette CittàEchi di cronaca del secondo dopoguerra è la rubrica periodica su questa testata, in cui racconta aneddoti e fatti di quel periodo storico riportati proprio dal quotidiano romano in cui ha vissuto il suo cammino professionale.

 

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