Osservatorio Sole24ore, indice della salute, la Asl: “Facciamo chiarezza, evitando di strumentalizzare”

Come ogni anno, questo è il trentesimo, il Sole24ore pubblica l’osservatorio “Indice della salute” che, attraverso l’esame di 12 indicatori che si ritengono influenti nella definizione del benessere della popolazione, porta alla definizione di una classifica delle 107 province italiane, in base allo stato di salute dei loro abitanti.

 

Prima osservazione, da cui seguono tutte le altre. Gli indicatori scelti prendono in esame tre fattori: l’aspetto demografico per ogni provincia (che, come vedremo, risulta molto determinante nell’interpretazione della graduatoria), i fenomeni sociosanitari e, poi, anche i livelli di accesso ai servizi sanitari.

 

Quindi, l’osservatorio del Sole24ore non è una classifica che mette a confronto la qualità delle cure erogate dalle aziende sanitarie. Gli strumenti di valutazione delle perfomance delle Asl, certificati, sono altri, come lo studio PreVale: il Programma regionale di valutazione degli esiti degli interventi sanitari.

 

Partiamo dagli aspetti demografici che, chiaramente, il Sole24ore ha collegato alla fonte Istat. L’indice della vecchiaia registrato nella provincia di Viterbo è pari a 193,8, la media nazionale è 158,5 e, comunque, per restare nella regione Lazio, paragonabile alla provincia di Rieti e significativamente più alto delle province di Frosinone e Latina. Questo fattore influenza molti degli indicatori dell’osservatorio pubblicato e si rivelano determinati nello stilare la classifica finale. Ad esempio, per quanto riguarda il tasso di mortalità, l’aumento dell’aspettativa di vita e il consumo di farmaci per i cittadini con patologie croniche.

 

È chiara, infatti, la correlazione tra tasso di anzianità e il consumo di farmaci, soprattutto per le patologie croniche. Inoltre, lo stesso consumo di farmaci, di per sé, non è un indicatore di appropriatezza o meno delle cure. Nella provincia di Viterbo, ad esempio, grazie alla presenza del centro di riferimento per la BPCO, il tasso di ospedalizzazione è limitato al 13,6%. Questo significa che, attraverso una presa in carico di questi specifici bisogni di salute e di un adeguato trattamento farmacologico, i casi di acuzie, con conseguente necessità di ricovero, sono estremamente limitati.

 

Passiamo agli indicatori relativi ai livelli di accesso ai servizi sanitari. Per quanto riguarda la ricettività ospedaliera (fonte Ministero della salute) i 2,4 posti letto per ogni mille abitanti sono effettivamente un dato critico, direttamente collegato alla carenza strutturale. Con il completamento dei lavori dell’ospedale di Belcolle, al momento in corso, finalmente, dopo decenni, potranno essere attivati tutti i posti letto autorizzati dalla Regione Lazio, con un allineamento alle previsioni regionali.

 

L’indicatore di emigrazione ospedaliera, che il Sole24ore associa alla percentuale di dimissioni di cittadini residenti nella Tuscia in strutture fuori regione. Il tema, quello della mobilità passiva, è molto complesso e va analizzato senza nessun intento di strumentalizzazione. Innanzitutto occorre precisare che parte di questa mobilità è inevitabile perché fa riferimento a prestazioni che, giustamente (ad esempio per gli interventi di cardiochirurgia), per una questione di casistica, e quindi di sicurezza, non possono e non devono essere effettuate in tutti gli ospedali, ma solo nei centri specializzati.

 

Un indicatore, tra gli altri, che il Sole24ore non prende in esame, e che in effetti è determinante, è invece la continuità delle cure tra ospedale e territorio e, quindi, la capacità di un’azienda sanitaria di porre in essere percorsi integrati di cura e di assistenza. Fronte che vede la Asl impegnata, ormai da anni, con la realizzazione di percorsi e di reti per specifici bisogni di salute. Ciò comporta, anche, che ad esempio per i pazienti oncologici operati in strutture diverse da quelle provinciali, per tumori specifici come quelli polmonari, il percorso prevede, prima e dopo, una completa assistenza da parte dei professionisti della Asl di Viterbo.

 

Inoltre, ridurre questa percentuale a un commento superficiale, come quello del “viaggio della speranza”, significa non considerare che, nella stragrande maggioranza dei casi, l’utente sceglie il presidio che gli è più comodo, anche se territorialmente non coincide con quello a lui assegnato, non perché non abbia fiducia o non abbia possibilità di acceso a quest’ultimo, ma per altre motivazioni, spesso molto più pratiche come la distanza chilometrica.

 

Il fattore geografico, per la provincia di Viterbo, come per quella di Rieti, e il confine con le regioni Umbria e Toscana, influisce molto su questo tasso ed ha influito anche nella definizione della classifica del Sole24ore. Non a caso province come Nuoro, Sassari, Cagliari, Catania e Palermo si assestano tra i primi 50 posti della classifica. Senza entrare nel merito della qualità dei servizi erogati, chiaramente la difficoltà a spostarsi, vivendo in un’isola, influisce nella scelta di rivolgersi a una struttura ospedaliera fuori regione.

 

Per quanto riguarda l’indicatore “Mortalità per tumore” che pone la provincia di Viterbo (non la Asl) all’80° posto, occorre rilevare che i dati in possesso dell’azienda sanitaria, verificabili sul portale regionale Open salute Lazio, sono difformi da quelli riportati dal Sole24ore. Questo perché, a differenza dell’indicatore “tasso di mortalità”, che è standardizzato e che prende in considerazione la composizione della popolazione in esame, lo studio fa riferimento ai soli dati Istat per la mortalità per tumore. Il tasso standardizzato regionale, invece, pone la provincia di Viterbo con un indice di 234,7 per 100mila abitanti: il più basso nel Lazio e più basso della media regionale che si attesta sul 271,2.

 

Indicatore “Mortalità infarto miocardico acuto”. Contrariamente a quanto riportato dallo studio del Sole24ore, il tasso di mortalità per infarto della provincia di Viterbo, anche qui certificato sul portale Open salute Lazio, è il più basso a livello regionale. Inoltre, l’andamento temporale della mortalità per Ima a Viterbo mostra un chiaro trend in decremento, passando da circa 45,8 casi per 100mila abitanti nel 2006 a 23,6 casi nel 2017.

 

Infine, è doveroso affermare che non esiste scientificamente una definizione univoca di salute. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la salute implica, non solo l’assenza di malattia, ma anche una concomitanza di condizioni legate al benessere globale dell’individuo. Non solo speranza di vita, ma anche anni di vita vissuti in buona salute. Da questo punto di vista, le condizioni sociali ed economiche degli individui e della popolazione sono, in particolare, i più importanti determinanti della salute.

 

A fronte di quanto espresso sino ad ora, scusandoci con i lettori per la lunghezza della nota (ma non si poteva fare diversamente), l’Azienda invita tutti i “portatori di interesse” a utilizzare l’osservatorio del Sole24ore per quello che è: uno strumento utile che fornisce una fotografia di una provincia prendendo in esame lo stato di salute dei suoi cittadini e partendo dall’analisi di alcuni indicatori, escludendone molti altri. Cosa che, invece, porterebbe, molto probabilmente, alla definizione di una classifica decisamente diversa. Ma questa è un’altra storia.

 

 

Asl Viterbo

 

 

 

 

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