Visita al castello di Proceno, ad accoglierci Donna Pucci

Luciano Pasquini

Proceno, piccolo borgo dell’Alta Tuscia, ti accoglie con un silenzio ed una pace che ti rapiscono subito. Nel camminare  lungo le stradine del vecchio borgo fino al castello si ode solo il rumore dei passi, tutto intorno una campagna lussureggiante  mette in mostra i campi di grano, appena falciati, che contrastano con il verde dei boschi poco più in la , il panorama unico spazia liberamente tutto intorno.  Siamo in uno dei punti più strategici e panoramici d’Italia al confine con la Toscana e l’Umbria …Ad accoglierci al Castello la contessa Cecchini Bisoni chiamata affettuosamente “Pucci” minuta, dal lieve accento Toscano, ci introduce subito a contatto con la storia del castello, una storia importante, sapientemente e amorevolmente conservata. Questo luogo costruito circa mille anni, sulla Via Francigena, una casa con  torre fortificata, accolse nei secoli  personaggi famosi sia della Chiesa che dell’Impero. A l’ingresso l’attrezzatura della stamperia della famiglia della Contessa Cecilia fa bella mostra.

La stamperia si trovava a Siena ed era la più antica della città, conosciuta come la tipografia di “Sordomuti” perché aveva offerto lavoro a queste persone emarginate. Gli operai sordomuti erano particolarmente bravi e diligenti sul lavoro, il quale richiede molta attenzione sono perfettamente conservati un Torchio del 1600, ed una macchina per litografia del 1800 corredata  da numerosi  cliché in pietra  per la stampa litografica. Salendo ai piani superiori

Le decorazioni dei soffitti delle stanze nel piano nobile risalgono alla fine del 1600 e hanno i dei stupendi colori pastello. Questa parte del Castello fu costruita seguendo l’andamento delle mura castellane del 1600. Dall’alto della torre oltre ad un panorama incredibile si vede infatti l’andamento  semicircolare delle mura e dei tetti. Vasi etruschi disposti lungo una mensola, furono ritrovati da Giovanni Cecchini Archeologo di famiglia. Alcuni si furono donati al Museo di Bolsena.  Uno in particolare dopo gli sconvolgimenti della seconda guerra mondiale, fu ritrovato all’estero nel museo di Montevideo con tanto di cartellino originale con luogo di ritrovamento e il nome di Giovanni Cecchini.

Un Forte Piano viennese di Anton Walter fine 1700 inizi 1800 fa bella mostra insieme ad un’arpa che necessita di restauri urgenti.

La struttura del Castello medievale sorto come avamposto di controllo della via Cassia  è un raro esempio di fortificazione medievale. L’inizio della costruzione é datato al 997 e nel 1147 vi si fermò  Adriano IV. Il Ponte levatoio ancora in uso è  uno tra i diciannove  ponti levatoi esistenti e funzionanti in Italia censiti dai Beni Culturali. Tradizione vuole che viene sollevato tirando le pesanti catene a Novembre dopo la festa di Ognissanti e rimesso in funzione a Pasqua.

All’interno come riserva idrica in caso di assedio, una enorme cisterna rivestita in “cocciopesto” come in uso dai Romani, raccoglie l’acqua piovana proveniente  dalla torre e dalle mura di cinta canalizzata e mandata all’interno, prima di arrivare alla cisterna veniva filtrata e depurata con carbone e sabbia. All’interno della cisterna poi venivano messi dei gamberetti di acqua dolce per depurarla.

Interessante vedere le buche e abrasioni delle palle di pietra delle catapulta che durante l’assedio venivano lanciate, e che non hanno provocato danni, anche perché lo spessore di due metri ne ha garantito l’integrità

Nella torre i proprietari hanno creato un vero e proprio museo che rende questo castello  unico nel suo genere Ci sono collezioni di armi di varie epoche: curiosa la pistola dotata di baionetta ripiegatile, un corno porta polvere da sparo che in caso di necessità  si può può trasformare in una fionda. Molte armi ed oggetti esposti nella furono portati dalla Cina alla fine del 1700 da un antenato della Contessa Cecilia grande viaggiatore che si reco più volte in Cina. Da non perdere la visita alla sommità della torre dove la campana che veniva suonata in caso di pericolo risulta gia collocata li dal 1400, censita da un’ispezione pontificia e nei giorni di  vento forte  fa sentire i suoi rintocchi al sottostante paese. Il panorama è unico, da non perdere, ad est il Castello di Torre Alfina dietro sullo sfondo nelle belle giornate il Gran Sasso. A nord la Rocca di Radicofani, il Monte Amiata.

Nel borgo da vedere il bel Palazzo Sforza Cesarini su progetto del Sangallo in parte crollato con il terremoto del 1919 che distrusse anche parte del Borgo.

Poco prima del Palazzo sulla sulla destra colpisce il campanile della chiesa di San Salvatore che risulta essere una delle più antiche torri della prima linea di fortificazione e poi riconvertita in campanile.

Dalla torre e dal giardino si riconosce la struttura ottagonale di un fortino che proteggeva la porta di ingresso al Castello. Oggi è stato ristrutturato e trasformato in alloggi per i turisti come molte altre stanze  del castello. Donna “Pucci” nel salutarci ribadisce impegno e l’amore nella custodia del castello: “ci siamo impegnati a restaurare gli ambienti che stavano conoscendo la fase dell’abbandono col fine di curarli e mantenerli perché siano fruibili anche dalle generazioni future. In questo senso abbiamo pianificato un capillare lavoro di mantenimento sia degli immobili che delle aree verdi, siano essi parte del giardino pensile che dei parchi e boschi che circondano l’antico borgo. Ci guida la volontà di far comprendere che questi luoghi possono divenire veri e propri luoghi di incontro e di vita culturale promuove, vengono difatti promossi  Eventi Musicali ed il Premio di Etruscologia e Storia Medievale, agli allegri corsi di cucina con degustazione guidata dei vini abbinati ai piatti preparati.Tutto rigorosamente al Castello per far si che vi arriva rallenti il passo della vita frenetica di oggi nella contemplazione di un paesaggio che si distingue per un rapporto inscindibilesecolare diviso , fra bellezza, storia e cultura.”

www.castellodiproceno.it

Un ringraziamento alla guida Anna Rita Properzi

COMMENTA SU FACEBOOK
CONDIVIDI