Unitus, passione e creatività nelle foto del libro su Santa Rosa

Rossella Cravero

Passione, creatività, ricerca e curiosità: sono solo alcuni degli aggettivi emersi durante la presentazione di “Santa Rosa, le cose e le persone”. Il libro che è nato da un lavoro corale degli studenti del liceo Scientifico Ruffini e di quelli dell’Ateneo della Tuscia, impegnati in un laboratorio fotografico che ha avuto il suo acme la sera del 3 di settembre nel racconto del trasporto della Macchina di Santa Rosa.

Le immagine colte dai ragazzi sono riuscite a creare un legame ancora più stretto tra “un punto di riferimento, imprescindibile per la città, Santa Rosa e l’aspetto culturale che l’Ateneo rappresenta – ha commentato il Rettore Alessandro Ruggieri– E’ con orgoglio che l’Ateneo ha potuto partecipare alla vita della città accentuando la connessione tra didattica, ricerca e territorio”. Per il sindaco di Viterbo Giovanni Maria Arena è stato come “sfogliare un album di famiglia” perché nei volti, nei colori, nei gesti immortalati nel libro si ritrova tutto ciò che rappresenta la città. La dirigente del liceo Ruffini Maria Antonietta Bentivegna ha sottolineato come questo lavoro sia la prova concreta della validità dell’alternanza scuola-lavoro. “I ragazzi hanno saputo cogliere l’espressione di una passione, offrendo così l’occasione alle loro competenze di esprimersi e tornare al territorio come valore aggiunto”. Parole di lode anche dall’architetto Raffaele Ascenzi, ideatore di Gloria, che ha trovato negli scatti dedicati ai bambini un valore di insieme “capace di prescindere dal singolo, e di rendere l’immagine un unico sentimento collettivo”. “Passione e dedizione, come quella che ogni viterbese vive il 3 settembre” sono stati apprezzati dal presidente del Sodalizio della macchina di Santa Rosa Massimo Mecarini

Tre i docenti dell’Università della Tuscia che hanno guidato gli studenti: il professor Gianmaria Di Nocera che si è soffermato sullo sguardo antropologico che emerge dagli eventi immortalati “in cui si leggono sentimenti di appartenenza e identità”.  Il ponte tra passato è futuro è stato invece sottolineato dalla professoressa Simona Rinaldi che ha sottolineato il valore dei tessuti rappresentati negli scatti. E per finire la professoressa Giovanna Tosatti ha richiamato l’attenzione sulla capacità del libro “di trasmettere il senso dell’attesa, la coralità e l’emozione di tutti i volti immortalati. Un progetto che ha sviluppato la ricerca che tende ad approfondire e a scendere in profondità e la curiosità che nasce in chi guarda”.

A condurre la regia di tutto il progetto il professor Giovanni Fiorentino, direttore del Disucom, ideatore del laboratorio fotografico, che ha voluto coniugare una dimensione teorico-culturale con una dimensione concreta, operativa.

L’esperienza del laboratorio, nata nel 2014 e aperta subito alla partecipazione di tutti gli studenti dell’Università della Tuscia, è stata estesa, nel giugno 2016, a un gruppo di ragazzi del liceo Ruffini, in occasione del progetto di formazione scuola lavoro. Le professoresse Stefania Governatori e Letizia Caliento sono le docenti del Liceo Ruffini che si sono dedicate al progetto. La grafica del libro è stata curata da Andrea Venanzi.

La casa editrice Sette Città ha reso possibile la realizzazione del volume.

 

 

 

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