World Press Freedom Day: migliora l’accesso all’informazione, ma la libertà di stampa è sempre meno tutelata.

Diego Galli

“Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, riceve e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere” (Art. 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani).
Si festeggia oggi, 3 maggio, il World Press Freedom Day, la giornata dedicata al diritto sacrosanto che ogni cittadino e associazione dovrebbe possedere. Nonostante in molti Stati di Diritto la libertà di espressione sia sancita in maniera esplicita nella Costituzione (ne è il difensore italiano l’art. 21), nel mondo la situazione resta molto grave.
In molti Paesi, la libertà di opinione è tuttora repressa con una censura forte, che spesso sfocia nella violenza e nella reclusione. Senza dimenticare alcune delle situazioni più gravi, come quella turca (in seguito al colpo di stato avvenuto nel mese di luglio 2016 sono stati arrestati oltre 120 giornalisti e chiusi quasi 200 siti di informazione con l’accusa di “terrorismo”) e quella legata a Sud America e Africa-Medio Oriente (rispettivamente 125 e 191 giornalisti uccisi tra il 2012 e il 2016), anche in Occidente la categoria dei professionisti dell’informazione è tutt’altro che tutelata. A dimostrarlo ci hanno pensato la diatriba scatenatasi tra Casa Bianca e Media americani, come anche la campagna di discredito attuata dal Movimento 5 Stelle in Italia nei confronti di tutta la categoria, nessuno escluso.
Per celebrare questa venticinquesima occasione, l’Unesco ha riunito per due giorni ad Accra (Ghana) decine di giornalisti provenienti da tutto il mondo. Il focus è ovviamente quello della difficilissima situazione in cui grava la libertà di stampa nei Paesi africani e in quelli del Medio Oriente, ma centinaia di altri eventi paralleli sono in programma in tutto il mondo. Alla chiusura della due giorni sarà infine assegnato il premio Guillermo Cano per la libertà di stampa, quest’anno simbolicamente consegnato al fotoreporter egiziano Mahmoud Abu Zeid, incarcerato dal regime di Al Sisi.
È bene ricordare che secondo la classifica di Freedom House l’Italia, nel 2017, si è posizionata al 62esimo posto mondiale in termini di libertà di stampa. Poco migliore la situazione secondo Reporter Sans Frontieres, dove la penisola italica si è attestata al 51esimo gradino. Una situazione allarmante, ai limiti del tollerabile per uno Stato di Diritto evidentemente abbandonato a se stesso.

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