Sebastian Matta Sculture: una mostra inedita a Tarquinia

Sebastian Matta è un artista universalmente famoso come grande esponente del surrealismo internazionale, poco sconosciuto come scultore.
Un omaggio all’opera scultorea gli viene resa nel luogo stesso della creazione dell’essenziale della sua opera statuaria: una mostra aTarquinia, dal 28 novembre al 13 dicembre 2015, presso l’Auditorium di “San Pancrazio quella Tarquinia tanto amata dall’artista dove nel 1990 installò uno studio, una scuola di ceramica e una sala di esposizioni, presenterà
le sue opere, quelle sculture che ricordano divinità antiche, che sembrano provenire dai passati mitici della Grecia, da antichità mediterranee o dalle culture del Sud America: un eclettismo di immaginari, che è il segno di un’unica eterna provenienza di archetipi umani. Animali, figure mitologiche, madri che vivono nelle profondità della terra, pietre filosofali e guerrieri: anche i loro titoli abbracciano le diverse culture di cui Matta si è abbeverato, tanto da poterlo definire un “nomade”, le cui peregrinazioni incrociano le più diverse rotte, dalla madrepatria cilena all’Europa continentale, alla Russia, dalla Scandinavia fino agli Stati Uniti. Da “Mater Nostrum”, una variazione su quel mare nostrum che lambisce le coste della sua amata Italia.
Con il patrocinio del Comune di Tarquinia più di duecento opere di Matta sono state riunite per essere presentate al pubblico.
L’esposizione, si colloca come un evento di portata internazionale presenta opere in terracotta, bronzi e ceramiche realizzate nel corso del periodo “etruscoludens”, il più fecondo dell’artista, dal 1982 al 1988.
Tarquinia diviene così punto di partenza di una esposizione, rivolta a viaggiare nel mondo, il luogo denso di significato in cui le opere hanno visto la luce.
Sebastian Matta è morto il 23 novembre 2002, a 91 anni, nell’ospedale San Paolo di Civitavecchia.
La Mostra celebra l’omaggio a un protagonista fondamentale dell’arte del XX secolo.
L’inaugurazione prevista il 28 novembre alle ore 18.00.

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