Cimitero delle vittime Commonwealth a Bolsena: pace e silenzio

Pochi panorami al mondo sono capaci di trasmettere un senso di quiete come i declivi che digradano verso il lago di Bolsena. Qui, a ridosso di un dolce pendio erboso, si trova il Cimitero delle vittime Commonwealth della II° guerra mondiale, nella cornice idilliaca del lago azzurro, delle colline alberate, degli orti coltivati. Non un rumore sciupa la pace composta e al tempo stesso disperata di un luogo, ultimo riposo di tante vite. Sul prato ordinatamente curato trovano posto file e file di bianche lapidi. 597 ragazzi provenienti da tutto il mondo sono sepolti qui, all’ombra di alberi frondosi. La maggior parte di essi britannici, ma a Bolsena riposano anche soldati sudafricani, neozelandesi e canadesi. Strappati alla vita nel fiore degli anni; portati dal destino a morire in una terra che, in un utopico mondo parallelo senza guerre, avrebbero forse reso meta di tranquille e felici vacanze in famiglia. O che forse non avrebbero mai visitato, limitandosi a immaginarla come sogno irraggiungibile. E invece il loro destino li attendeva nell’Italia del 1944, luogo di infernali combattimenti; un paese che era posta in gioco fra la disperata e ostinata resistenza dei Tedeschi e l’avanzata irresistibile degli Alleati. Dopo la liberazione di Roma, i Tedeschi arretrarono a nord e si asserragliarono nella zona tra Bolsena e Orvieto. Qui avvenne una feroce e sanguinosa battaglia fra i panzer di Hermann Goering e la Sesta Divisione Corazzata Sudafricana. Inizialmente quartier generale avanzato del generale Alexander, il sito di Bolsena venne poi scelto per dare una degna sepoltura ai tanti soldati morti per dare la pace al nostro Paese. In tutto il territorio italiano esistono altri 36 cimiteri di guerra per caduti del Commonwealth, dalla Sicilia, ad Anzio; da Cassino a Udine. Tutti accomunati dalla presenza di lapidi che portano incise date di nascita e di morte troppo ravvicinate. Molti caduti riposano nell’oblio amaro dell’essere senza un nome. In questi giorni di raccoglimento e di ricordo, dedicati alla visita dei nostri cari che ci hanno lasciato, è bello e doveroso mandare una preghiera di ringraziamento a questi ragazzi. E magari scendere il sentiero di gradoni che, dalla via Cassia, conduce alle loro tombe. Per portare un fiore, e la promessa di non dimenticarli mai: perché non ci siano mai più altri cimiteri di guerra.
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