Campagna S.A.I. per la prevenzione del gioco d’azzardo

La campagna S.A.I. per la prevenzione del gioco d’azzardo, che si è svolta dal mese di marzo al mese di ottobre 2016, ha visto il realizzarsi di interventi di divulgazione sul territorio rivolti a tutte le fasce d’età e in modo particolare a quei soggetti maggiormente a rischio come gli anziani. Il fenomeno della dipendenza da gioco d’azzardo può colpire, infatti, persone della terza età che un po’ annoiate dalla loro vita da pensionati, trascorrono il proprio tempo dentro le sale giochi, conoscendo la ludopatia in età molto avanzata.
Gli incontri tenuti dai professionisti del S.A.I , che si sono svolti a Viterbo presso la sede del CSC Centro per gli studi criminologici e poi tra Viterbo, Fastello e San Martino, nell’ambito del progetto ‘Viterbo solidale :buone pratiche per l’invecchiamento attivo’- dell’Assesorato ai Servizi Sociali di Viterbo, con ADA – Associazione Fiordini e CSC- Centro Per Gli Studi Criminologici, hanno avuto come obiettivo quello di attenzionare l’anziano rispetto al suo possibile coinvolgimento come giocatore d’azzardo e come vittima di truffe; si è analizzato nello specifico il legame che intercorre tra i meccanismi psicologici che lo possono indurre a giocare d’azzardo e quelli che lo potrebbero far cadere nelle mani di possibili truffatori.
La Dottoressa Valentina Tanini, psicoterapeuta e consulente del S.A.I. onlus, che ha curato il lancio dell’iniziativa, coadiuvata per la realizzazione del progetto ‘Viterbo solidale’ dalla Dr.ssa Annamaria Barzellotti, sempre consulente del S.A.I., che ha curato gli aspetti organizzativi e psicologici, individua come punti di contatto tra i vissuti del giocatore d’azzardo e quelli della vittima di truffe, lo sviluppo di forte sentimento di vergogna, la presenza di locus of control esterno e la formazione di un pensiero magico nei confronti della realtà.
La vergogna è un’emozione che riguarda il passato, il presente e il futuro e in genere si presenta di forte intensità determinando un dolore anche molto profondo. Quando ci si vergogna, il rischio è quello di sentirsi inferiori, profondamente giudicati e diversi da come si vorrebbe essere. Nelle situazioni in cui si prova uno stato di vergogna, si distoglie lo sguardo dall’altro, si ripiega la postura, si volta il viso, si potrebbe arrossire: ci si nasconde desiderando di essere invisibile.In un soggetto con bassa autostima, la vergogna provoca un definitivo crollo della propria persona e per questo diventa una vera e propria minaccia all’identità personale.
Nel giocatore d’azzardo la vergogna inizia a manifestarsi nel momento in cui la sua lo porta a mettere in atto comportamenti che non sono più solamente dannosi per sé ma anche per l’altro: come spendere del denaro destinato alla famiglia o derubare un familiare dei propri averi per giocare. A questo punto, infatti, la sua dipendenza nei confronti del gioco d’azzardo è venuta allo scoperto e con essa la sua difficoltà ad uscirne; l’aumento della vergogna nel giocatore d’azzardo è proporzionale al fallimento dei tentativi che egli attua per uscirne. Ciascuno di essi rappresenta un rinforzo negativo per un sé percepito come debole e perdente.
Alla vergogna si reagisce in un duplice modo: arrabbiandosi o isolandosi. In genere il giocatore d’azzardo tende ad isolarsi, a non chiedere o volere l’aiuto di nessuno, fino a quando l’aver contratto debiti di denaro rilevanti non lo costringe a farsi erogare prestiti da familiari e amici.
Il medesimo sentimento di vergogna viene sperimentato dalla persona che cade vittima di una truffa. L’idea per il truffato è quella di non essere stato abbastanza pronto a far fronte ad un inganno, di non essere stato “sveglio” o “intelligente” da capire e prevenire l’accaduto e teme il giudizio delle persone che lo circondano.
Del resto l’essersi fatto raggirare rientra in uno di quegli atteggiamenti che gli confermano di non essere riuscito a raggiungere determinati standard di prestazione ritenuti indispensabili per avere una buona considerazione di se stesso. Il più delle volte la persona truffata, in modo particolare se anziana, tende a non raccontare a nessuno quanto gli è accaduto e se questo viene scoperto dai propri familiari, tende a sminuire il fatto o si rifiuta di sporgere denuncia ai carabinieri, temendo possibili ritorsioni. Scatta in lui un meccanismo di proiezione, teme di essere punito per mani di altri, in quanto lui per primo vorrebbe punire se stesso per non essere stato all’altezza della situazione.
Assume il ruolo di vittima passiva, senza lasciare alcun spazio all’idea che egli può agire ancora sulla situazione denunciandola, in questo caso, il suo locus of control è totalmente rivolto verso l’esterno. Il locus of control (LoC) è una variabile psicologica che indica il grado di percezione rispetto al controllo del proprio destino e gli eventi. Un LoC “esterno” attribuisce prevalentemente al destino o agli “altri” il controllo di quanto accade. Un LoC “interno” vede invece il soggetto molto più indirizzato a considerare il destino come un effetto delle proprie azioni e quindi una variabile “intervenibile”. La vittima di una truffa così come un giocatore d’azzardo tendono ad attribuire un maggiore potere d’azione a ciò che esterno a sè. Nel primo caso, infatti, la persona non riesce ad immaginarsi come più capace o più competente di chi cerca di truffarlo in quel momento, non fa affidamento sul proprio istinto sulla propria capacità decisionale; delega all’altro la responsabilità di sapere di cosa lui ha bisogno e di come ne ha bisogno, pensiamo, ad esempio, a quelle truffe che costringono il soggetto ad acquistare oggetti che in effetti non gli occorrono.
Il giocatore d’azzardo, invece, affida al gioco il totale controllo della sua vita, il suo umore e il rapporto con la realtà vengono condizionati in forma piuttosto rilevante dalle partite vinte e da quelle perse. Non riesce ad immaginare di rispondere alla depressione e al vuoto che sente dentro di sé se non attraverso il gioco: non sente di avere più alcun potere sulle sue azioni.
A corredare questa sensazione di impotenza vi è lo sviluppo di un tipo di pensiero che definiamo il “pensiero magico”. Il “pensiero magico” è quello che emerge spontaneamente sia nei bambini che negli adulti ed è caratterizzato da irrazionalismo: il soggetto ipotizza la presenza di qualcosa di provvidenzialmente salvifico.Questo tipo di pensiero si traduce nel giocatore d’azzardo nell’idea che possano essere i dadi o la giocata giusta al superenalotto a renderlo ricco .
Nella vittima di truffa il pensiero magico è quell’idea che l’altro sia un essere esclusivamente interessato al suo benessere e che come un mago sia venuto a suggerirle la soluzione per farla stare meglio e ottenere dei grandi vantaggi.
La prevenzione in questi casi gioca un ruolo primario, è importante che le persone che si collocano nelle fasce d’età maggiormente a rischio vengano informate correttamente sui meccanismi che generano la dipendenza da gioco d’azzardo e la possibilità di diventare vittime di truffe. In questo senso il S.A.I. onlus si pone su Viterbo come possibile snodo di collegamento con tutte le strutture del territorio che si occupano di prevenzione in tali ambiti.
Dr.ssa Valentina Tanini
Psicologa Psicoterapeuta
Consulente del ‘S.A.I. ..noi ci siamo’ onlus

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