Nel Nome di Giovanni XXI

Se Dio ci vuole eredi significa che ci desidera  grati e creativi, riconoscenti e originali, con radici profonde e ali. E poi ci vuole uomini e donne con tatto, lontani da ogni forma di grossolanità, indelicatezza; altrimenti non riceveremo né passeremo alcun testimone”.

Parole scolpite nella pietra della Cattedrale di Viterbo dal cardinale portoghese  Josè Tolentino de Mendonça  nell’omelia della Messa di sabato scorso da lui presieduta e dedicata al  Giovanni XXI  (il Pietro Ispano di dantesca memoria) con la partecipazione del vescovo Lino Fumagalli alla testa di un nutrito stuolo di concelebranti e chierici, alla presenza dell’ ambasciatore del Portogallo presso la Santa Sede Antonio Almeyda Lima.

Un “atto dovuto”  per un pontefice eletto, morto e sepolto a Viterbo, come ha ricordato Vincenzo Ceniti a nome del Comitato Dante VII rappresentato in Cattedrale da Mario Moscatelli, Giuseppe Rescifina, Giancarlo Bruti, Rosetta Virtuoso e Antonino Scarelli. E’ stato lui in qualità di docente di Metodi matematici all’Università della Tuscia, a inquadrare  la figura del papa  con una dotta e serrata relazione sulla logica medioevale di Giovanni XXI. “Seguendo  la riscoperta dell’aristotelismo e lo sforzo per coniugarlo con il cristianesimo da parte di san Tommaso – ha detto Scarelli – sarà proprio il Pietro ispano a sviluppare un timido simbolismo e una semplice logica formale. Nella sua opera “Summulae logicales” (lo qual giù luce in dodici libelli) è codificato il metodo didattico di usare, a scopo mnemonico, vocali,  parole e versi per designare i tipi di proporzione e di sillogismo di cui aveva trattato Aristotele”.

Puntuali e coloriti gli appunti e i riferimenti del vescovo Fumagalli sulla Viterbo papale durata poco più di dieci anni, dal 1268 con Clemente IV, al 1281 con Martino IV passando per Gregorio X, Innocenzo V, Adriano V, il nostro  Giovanni XXI e Nicolò III. Tanti papi in un periodo ristretto poiché di breve pontificato. Dopo il saluto dell’ambasciatore Almeyda che ha ricordato l’interesse e il rispetto dei  portoghesi per il loro unico papa, la vice sindaco di Viterbo Laura Allegrini sollecitata da Ceniti ha ricordato – parafrasando l’omelia del card. Tolentino –  le robuste radici della nostra città cui però occorre assicurare vigorosi battiti d’ala.

Vincenzo Ceniti

Nella foto

Il card. Tolentino davanti alla tomba di Giovanni XXI (foto di Mariella Bruno).  

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