Mentre ascoltavo una riflessione durante la S. Messa nella Chiesa dei PP. Cappuccini di Viterbo, per la Festa della Epifania che, ha detto il sacerdote: “… tutte le feste si porta via”, mi è venuto un ricordo di letture del Prof. Norberto Bobbio, un non credente molto intelligente e, azzardo a dire, forse più credente di tanti creduloni. Mi sembra sia stato lui a dire: “C’è un Natale della pancia, un Natale degli occhi, ma c’è anche il Natale della coscienza”. Bobbio era molto legato, se si può dire così, alla dimensione etica e, aggiungerei spirituale, delle festività. C’è il cosiddetto consumismo che fa girare l’economia e appesantire la pancia. C’è l’aspetto estetico o, forse meglio coreografico, che occupa e preoccupa le amministrazioni comunali e i centri commerciali. Ma il vero spirito di Natale non dovrebbe essere relegato solo a questi pur importante dettagli. Non è solo un abbuffarsi di “oro, incenso e mirra” per dare una mano al PIL. Ci sarebbe anche, e vale per tutti, non solo per i cristiani devoti che adesso si scambiano gli “Auguri per le feste”, perché dire “Buon Natale” sembra politicamente non corretto… ci sarebbe pure la possibilità di guardare dietro la facciate addobbate. Vedere la festa non solo come anestetico temporaneo che aiuta a distrarre occupazioni e preoccupazioni, ma anche come occasione per fare un bilancio interiore. Non sarebbe il caso di interrogarci sull’uso che facciamo delle cose, della tentazione quasi ossessiva di sprecare e riempire case di cose inutili? Non sarebbe il caso di rivedere come ci trattiamo nel quotidiano e nel lavoro? Non sarebbe il caso di dare un’occhiata spirituale, e non solo, a chi fa fatica a vivere oltre che organizzare pranzi per i poveri (io preferirei dire: “con” i poveri, lasciando a chi non lo è il compito di cucinare a proprie spese e servire). Su questo va anche detto che molti passi si stanno facendo e in mezzo a tante difficoltà anche burocratiche. A volte è il coordinamento che sembra mancare. Sembra carente, e lo vedo anche in me stesso, una certa lucidità critica positiva attenta alla “Persona” nelle persone che incontriamo, non solo alla sua fame per il corpo. Ci si dice: abbiamo fatto questo. Ma ci domandiamo insieme: “cosa e come dovremmo fare”? Se interessati a chi lavora in questo, potrei farvi conoscere una presenza-servizio organizzata da un viterbese di Piansano a Seong-Nam (in Corea del sud). Non si offre solo un ottimo pranzo… si aiutano le persone (500+ al giorno) a cibarsi anche di quell’altro cibo che alimenta la vita e non solo lo stomaco. Agli interessati potrei suggerire di meditare le riflessioni di Emmanuel Mounier e le sue idee su “Comunità personalista”. Non c’è solo un cibo per gli stimoli della fame. C’è un cibo per la mente e per lo spirito. La mensa che offre il pranzo sa come offrire qualcosa per la mente e per l’anima? E non basta una chiacchierata, una predica o una conferenza dotta a chi dormicchia mentre parliamo. Sono domande che faccio a me stesso, riflessioni che rifletto andando in giro. Papa Francesco e, con stile diverso, Papa Leone ce lo ricordano. E’ nelle coscienze che dobbiamo entrare o rientrare. Nella nostra, prima di tutto per poi capire come avvicinarsi alla porta degli altri. Che non è chiusa. Forse sono io che non so usare la chiave delle vere necessità della gente. La società commerciale fa i suoi affari. Ma noi, la Chiesa, abbiamo altri affari da portare avanti e che non sono quotati in borsa. Sono quotati nell’anima che cerca di imitare il maestro. E’ il Gesù che si trasforma in presenza cristiana dovunque ci capita di passare: scuola, famiglia, lavoro, politica, amministrazioni, servizi, incontri… Non c’è una crisi di presenza nelle chiese. C’è forse una crisi di significato in quello che offriamo e che non alimenta più le anime assetate di verità e non di apparenze che luccicano luci per le strade, ma che sono spente nello spirito.
Buon Natale. Facciamo nascere qualcosa di nuovo e di più vero.


























