Maria Teresa Muratore, la Polonia dei cannoni ad acqua per fermare i migranti

E mentre la Polonia annuncia di essere già al lavoro per costruire un muro, c’è chi ricorda che quel muro “c’è già, anche se non costruito a regola d’arte. Fatto di respingimenti, filo spinato, freddo e gelo”, come spiega Andrea Riccardi, ex ministro e fondatore della Comunità di Sant’Egidio.

Prendono i loro cannoni (chissà se anche questi sono stati acquistati con i fondi europei) e li caricano ad acqua-apparentemente innocua- e sparano su quelle povere persone, ammassate già infreddolite anzi quasi assiderate dal freddo, uomini e donne e bambini, che a ben guardare sono come loro che sparano, due gambe due braccia una testa…solo che non hanno casa né beni né viveri, è questo che li connota come nemici? La fame e il freddo e la sete e la disperazione soprattutto sono armi paragonabili a fucili, mitragliatrici, bombe, pugnali? Bè forse sì, si sa che la disperazione è cattiva consigliera, si tramuta in uno spaventoso coraggio e fa fare cose impensabili, ecco è per questo che gli stanno sparando acqua addosso, in fin dei conti che può fare un po’ d’acqua? Un po’ di spavento! No se ci sono meno di zero gradi centigradi nell’aria e l’acqua ti si congela addosso e diventi un ghiacciolo vivente, per poco.

Una massa informe di cenci e coperte sulla testa ammucchiata al freddo che non è il freddo delle nostre parti e tanto meno delle loro, un freddo pungente, implacabile- il freddo è tremendo se sei lì fuori in sua balia senza niente con cui scaldarti e non puoi difenderti, ti entra nelle ossa, ti illividisce le labbra e poi tutto viso, il naso e le orecchie non li senti più, le mani a mala pena riesci a muoverle quasi paralizzate, i piedi sembra che ti si congelino e il freddo è nella tua testa, insopportabile, e ti fa tremare- mentre aspettano che qualcuno li venga a soccorrere, dia loro un bicchiere di acqua calda, una coperta, li faccia entrare in qualsiasi posto purché li tolga da lì. Che bestie sono queste che restano insensibili a questa folla disperata lasciata a morire lì fuori che infieriscono anche investendoli con un getto di acqua gelata?

Quando ero piccola c’era una favola che mi piaceva molto, quella del gatto Mammone, anche conosciuta come quella di Nina la stella Nena il codo’. Nina e Nena erano due sorelle o più probabilmente due sorellastre, la madre stravedeva per Nena e trattava male Nina, Nina era bella e buona Nena il contrario. Un giorno la mamma manda Nina a lavare dei panni alla fontana e a lei cade il sapone, lì vicino c’è un gatto a cui lei chiede, con gentilezza, come recuperarlo,  il gatto la indirizza a casa del gatto mammone, lei va e ad ogni piè sospinto incontra un gatto che  sta facendo un faccenda domestica e promette di accompagnarla non appena avrà finito, lei si offre sempre di svolgere la faccenda al suo posto e alla fine arriva accompagnata da tutti i gatti che raccontano la sua gentilezza al cospetto del gatto mammone, questi la vuole premiare e oltre al sapone le fa scegliere e le regala  un bel vestito, inoltre le dice che mentre tornerà a casa sentirà un asino ragliare e che per carità non si giri poi un gallo cantare e allora sì si giri. Nina ringrazia e quando si gira al canto del gallo le spunta una stella in fronte. Quando torna a casa la madre vede tutta quella grazia ed ordina a Nena di fare come Nina. E Nena va anche lei alla fontana dei panni, ma non è Nina, butta il sapone nella fontana, con malagrazia chiede al gatto come recuperarlo, viene indirizzata al gatto mammone, ad ogni gatto che incontra affaccendato fa dispetti invece che aiutarlo nelle faccende in corso, alla fine anche lei arriva davanti al gatto mammone accompagnata da un coro di lamentele. Comunque il gatto mammone vuole aiutarla, anche a lei regala il vestito che ha scelto e da lo stesso avviso che aveva dato a Nina. Nena esce, ma quando sente l’asino ragliare si gira e subito le spunta in fronte una coda d’asino.

Mi sono sempre interrogata sulla cattiveria di Nena, aveva tutto, era amata dalla madre anzi ne era la preferita “la cocchetta”, eppure era avvelenata da un astio profondo verso tutti. Se non voleva aiutare i gatti che incontrava sul suo cammino ok, ma perché rovesciare il secchio dell’acqua con cui stavano lavando per terra, o buttare la scopa, o bruciarli col ferro da stiro? Perché questa cattiveria gratuita? Così è stato questo gesto dei cannoni ad acqua, una cattiveria gratuita. Solo che, a differenza delle favole, a loro non nascerà la coda di asino sulla fronte.

Ho appena finito di leggere il libro di Gad Lerner “Scintille” dove ho scoperto quanti ebrei sono stati uccisi o meglio trucidati nell’Europa dell’est, quante masse di corpi giacciono sepolti sotto le colline e le foreste tra la Polonia l’Ucraina e la Bielorussia. Sono passati solo 80 anni e la storia si ripete. Non è un po’ troppo presto? Come può l’Europa macchiarsi ancora di tanto odio e di tanto sangue? Perché anche se di una morte fredda sempre di morte si tratta.

E insieme alla morte, lenta dolorosa alla fine forse anche invocata quando lo stremo delle forze verrà meno, di queste persone che chiedono solo di essere accolte come persone, muore anche l’idea di Europa che ci eravamo fatta.

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