La Memoria come impegno: Mariano Buratti, educatore e partigiano nella prima metà del Secolo breve

di Silvio Antonini*

Forte Bravetta_Mariano Buratti

“Delle figure che hanno animato la Resistenza nel Viterbese, quella del professor Mariano Buratti è senza dubbio la più ricorrente nella memoria civile, materiale ed intellettuale. Una presenza nel ricordo collettivo dovuta a molteplici fattori, particolarmente inerenti la biografia del personaggio: lo spessore e nel contempo la complessità intellettuale, la funzione pedagogica oltre il mero perimetro della didattica, la sofferenza di un percorso umano il cui sacrificio ne rappresenta per drammaticità il tragico epilogo.
Un omaggio alla persona a partire dall’immediato Secondo dopoguerra e segnato da intestazioni di scuole e di toponomastica, riferimenti nelle cerimonie di memoria civile, certamen postali, contributi sulla stampa locale e non e, appunto, monografie.
Ultimo, in ordine di tempo, Mariano Buratti. Educatore, partigiano, medaglia d’oro al valor militare, il  volume edito dalla Annulli, con la prefazione del Presidente nazionale Anpi Gianfranco Pagliarulo, che vede come autori Gerardo Severino ed Enrico Fuselli. Il primo è Colonnello della Guardia di finanza, di cui dirige pure il Museo storico – ed i finanzieri hanno sempre lodevolmente conservato il ricordo di Buratti -; il secondo è un docente impegnato su più fronti storiografici, collaboratore, a sua volta, della Finanza di cui è socio onorario benemerito.
Le due precedenti monografie su Buratti risalgono al 2004 e sono: Mariano Buratti, L’Uomo, il docente, il filosofo, a cura di Giovanna Meloni e Rosa Olivetti, e poi Chi tradì Mariano Buratti, a cura di Angelo La Bella, pamphlet sulle controverse circostanze dell’arresto, che non mancò di far discutere. Il volume in oggetto, uscito diciotto anni dopo, rappresenta un eloquente compendio di quanto pubblicato, poggiando su di una consistente bibliografia inerente sia la persona sia la Resistenza, nel Lazio e più in generale in Italia. È anche riportato il dibattito che, nel corso dei decenni, si è sviluppato attorno alle tematiche trattate. Gli elementi inediti fanno segnatamente perno sul patrimonio archivistico e documentale della Guardia di finanza. Notevole, inoltre, l’apparato fotografico.
Nell’appendice, tra le altre cose, è trascritta quella bozza di costituzione liberalsocialista che il professore aveva redatto a seguito del 25 luglio 1943, per sottoporla a chiunque ne fosse interessato. Una sorta di testamento morale e politico, secondo l’allievo Aldo Laterza fatale per la compromissione dell’autore al cospetto dei nazifascisti.
Tutto ciò per una vita, come quella di Buratti, che ha attraversato e respirato a pieno la prima metà del Secolo breve, senza viverne l’epilogo: nascita 15 gennaio 1902 a Bassano Romano, martirio 31 gennaio 1944. In mezzo, gli eventi dal Primo dopoguerra, con il servizio proprio nella Fiume normalizzata dopo l’impresa dannunziana, l’adesione al fascismo, la partecipazione volontaria alla Guerra d’Africa, l’insegnamento e, molto probabilmente accompagnata a questo, la maturazione che avrebbe portato al distacco dal Regime. Da qui la significativa adesione al Partito d’azione, il partito dei tecnici e dei poeti, dei fucili e dei fucilati; con quel coacervo di idee eterogenee che dopo, nella ritrovata libertà, ne avrebbe segnato l’implosione ma che nella cospirazione e nella Lotta partigiana aveva contribuito a far diventare quello azionista il secondo partito della Resistenza.
Infine, il sacrificio, nella ‘fabbrica di morte’ di forte Bravetta”.

*Dalla recensione a: Gerardo Severino, Enrico Fuselli, Mariano Buratti, Educatore, Partigiano, Medaglia d’oro al valor militare, Grotte di Castro, Annulli, 2022, pubblicata il 15 maggio 2022.

Lapide_commemorativa_Martiri_Forte_Bravetta
Lapide commemorativa dei Martiri di Forte Bravetta

 

Il 21 gennaio 2026

La pietra d’inciampo: un progetto artistico animato da ragioni etiche, storiche e politiche. Nel 1990, al cospetto di una signora che negava che a Colonia nel 1940 fossero stati deportati 1000 sinti come prova generale per la deportazione degli ebrei, l’artista tedesco Gunter Demnig ha deciso di dedicare la sua vita e il suo lavoro alla memoria di tutti i deportati, razziali, politici, militari, rom e omosessuali, in tutto il mondo.

La professoressa Elisa Guida dell’associazione ArteinMemoria impegnata in questo filone è stata presente e fautrice della posa della pietra d’inciampo il 21 gennaio mattina in ricordo del partigiano Mariano Buratti, in via Saffi 1 a Viterbo. Tante le scuole presenti alla cerimonia. 

mariano-buratti

Peccato che la data di morte impressa sull’ottone sia errata: Buratti è stato fucilato il 31 gennaio del 1944 e non il 31 dicembre del ’43. Non solo: anche la collocazione sembra priva di significato, come ha fatto notare Silvio Cappelli, in riferimento alle ricerche che sta svolgendo Osvaldo Biribicchi: “Povera Memoria! – ha commentato il ricercatore di storia viterbese – Buratti fu fucilato il 31 gennaio del 1944. Ma dirò di più, quando ha insegnato al Liceo Classico di Viterbo non abitava a via Saffi n° 1 ma al civico 69. La pietra d’inciampo l’hanno messa tra due vetrine di un’agenzia immobiliare…”.

Il 27 gennaio, il Giorno della Memoria, è il giorno in cui siamo chiamati a ricordare gli eventi che nel corso della Seconda Guerra Mondiale portarono agli orrori della Shoah e sarebbe opportuno farlo ricollocando i fatti nell’esatta cornice storica in cui sono avvenuti. Il Giorno della Memoria acquista senso perché la storia esce dai margini della razionale narrazione dei fatti per venire a occupare strati emotivi del nostro pensiero e divenire memoria collettiva, in un processo di elaborazione che non perde mai la sua necessità, la sua urgenza, il suo significato.

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