Giovanna era un po’ strana, ogni tanto si metteva nei panni degli altri e fin qui niente di strano succede a molti, un po’ più preoccupante era quando si metteva a tu per tu con qualche oggetto e allora per esempio riapriva l’armadio perché aveva visto una gruccia appena spogliata del vestito che portava impigliarsi in quella vicina: lei in un primo momento chiudeva l’anta perché era di fretta e pensava di non avere tempo per disincastrarla ma poi ci ripensava a quella gruccia sghemba e le sembrava che la stampella soffrisse troppo a stare e in quella posizione fino a quando qualcuno avesse riaperto l’armadio, allora tornava sui suoi passi, lo riapriva e rimetteva a posto la gruccia. Una volta stava andando a funghi con un amico che li portava su per una strada di montagna spaventosa, sembrava un campo minato, la panda arrancava e sobbalzava affondando nelle buche e impennandosi sui sassi, e lei pensava oddio che sofferenza questa strada, povera panda e alla fine non resistette e lo disse all’amico che guidava “Scusa, ma la tua macchina non ne può più, sta pensando ma che gli ho fatto di male che mi tratta così?” e lui si mise a ridere, ingrato. Qualche volta le capitava di trasmigrare in qualcun altro e percepirne allora le sensazioni ed avvertirne la forza, così era stato una sera al ritorno dal mare, quando il marito le aveva detto … in realtà non ricordava che cosa avesse detto, perché scoprire la forza di questa sua sensazione l’aveva distolta dal racconto e calata nella reviviscenza del ricordo, del suo ricordo. Era forse un aneddoto legato alla sua infanzia o alla sua giovinezza, a un odore o a un colore o a un sapore, qualcosa che gli era venuto in mente in quel preciso momento tornando dalla sua spiaggia al suo paese.
Allora le vennero in mente tutte le volte che lui le aveva raccontato qualcosa della sua terra, piccole quotidiane esperienze di vita, così peculiari, introvabili altrove, perché ogni posto è caratterizzato da una sua propria luce che ti rimane dentro per sempre specie se te ne vai, se te ne allontani. Allora percepì profondamente come lui si sentiva quando tornava e ritrovava quella luce e quegli odori e quell’aria e come rinascesse ogni volta che andava giù e si ritemprasse.
Allora mentalmente lo ringraziò per il regalo che le aveva fatto e che forse solo in questo momento riusciva a capire e ad apprezzare perché lui aveva accettato di spostarsi al posto suo, e anche se lei non aveva mai provato questa gioia legata al ritorno a casa che può vivere, come un premio, solo chi se ne è allontanato però non aveva neanche sperimentato il dolore del distacco.
Capì che da parte di lui era stata una prova d’amore lasciarla continuare a usufruire degli affetti sicuri della sua famiglia, a non allontanarla della confortevole vecchia Viterbo con le facce conosciute, le fontane che ora buttano acqua e ora no, i selci che rompono i tacchi delle scarpe, una volta li rompevano di più, i cinema che chiudono, i negozi che chiudono, le strade del centro che si svuotano, è un po’ come se la città invecchiasse con me, pensò, ma stando qui ancora la riconosco, se fossi andata via forse dopo tanto tempo la troverei estranea, invece così ne faccio parte, amandola senza saperlo, sopportandola a volte, scappando ogni tanto, e man mano che le pause al suo paese si fanno più lunghe ritrovandone il senso di appartenenza ad ogni ritorno.
L’autrice*
Maria Teresa Muratore è nata e vive a Viterbo. Una laurea in Scienze Biologiche all’Università di Pisa, con una specializzazione in Patologia Generale. Come scrittrice ha ottenuto diversi riconoscimenti. Ha pubblicato per Alter Ego “Scartini d’Amore, la silloge “In terza persona“(2017) che ha vinto la XXXI edizione del Premio Internazionale Internazionale “Letteratura, poesia, narrativa, saggistica, sezione inediti, organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Napoli e dalla rivista “Nuove Lettere“. In ambito narrativo, ha pubblicato “Pensieri Vaganti” nel 2020 per Alter Ego, e “Un lungo racconto delle cose perse e ritrovate” nel 2021 per Nolica Edizioni. Ha recentemente aperto una pagina Facebook “Le parole di Maria Teresa” dove legge passi dei suoi libri. Dal 2019 collabora con la nostra testata.


























