La Tuscia dice “no” compatta. Il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi non s’ha da fare e non si farà

di Luciano Costantini

La Tuscia dice “no”. Unita e compatta, sul versante politico e su quello sociale ed economico. Il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi non s’ha da fare e non si farà. Sulla risposta da dare alla Sogin, la società per lo smaltimento dei siti nucleari e la messa in sicurezza delle scorie, non c’erano dubbi. Adesso bisognerà constatare quanto, fino a quando e come potrà reggere compatto il Fronte che politicamente va da sinistra a destra, passando per il centro, per le amministrazioni comunali, per le associazioni ambientalistiche e di categoria. E’ un “no” che arriva secco e rotondo nel corso di un convegno organizzato dalla Provincia ed al quale hanno aderito i comitati di salvaguardia del territorio di Corchiano e della Tuscia, Montalto Futura, Maremma Viva, Verde Tuscia, le associazioni Italiana Cultura e Sport (sezione di Viterbo), Italia Nostra (sezione di Tarquinia), Pro Loco Gallese, il Sovrano Militare Ordine di Malta e il Biodistretto della Via Amerina e delle Forre. All’interno di palazzo Gentili, riuniti attorno al tavolo del Consiglio presieduto da Pietro Nocchi, i maggiori esponenti della pur variegata platea politico/amministrativa della provincia. Fuori, semicongelato ma appassionato, un gruppo di rappresentanti di diverse associazioni. Si costituisce la linea del Piave che la Tuscia innalza per fronteggiare un attacco che le potrebbe essere fatale. Per definirlo tale è sufficiente ricordare le dimensioni dell’operazione Sogin: 22 dei 67 siti individuati sul territorio nazionale per scaricare le scorie radioattive sono stati individuati nella provincia di Viterbo. Come dire uno su tre. Operazione, che se andasse in porto, significherebbe avvelenamento perpetuo. O quasi. Più precisamente, per i prossimi 300 anni nella migliore delle ipotesi, per 30.000 nella peggiore. Addio agli sforzi ed alle speranze di crescita. Addio alle tante iniziative pure promesse e magari già avviate in campo sociale, economico, turistico. Si può immaginare un futuro in grado di valorizzare il patrimonio storico, artistico, agricolo, enogastronomico di un territorio collocandovi sotto delle spaventose mine a tempo? Come minimo è una contraddizione. Rispetto anche alle già famigerate “servitù” alle quali il Viterbese da tempo e innegabilmente è sottoposto: dai rifiuti provenienti da altre città, agli insediamenti del fotovoltaico in prossimità di siti archeologici, dall’avvelenamento dei laghi causa concimi, all’uso massiccio di diserbanti sui sempre più estesi noccioleti. Per sottacere i rischi sulla salute. Tutti pericoli evidenziati nel corso del convegno. Tutti pericoli che vanno energicamente e subito neutralizzati. “Abbiamo espresso e continuiamo ad esprimere la nostra ferma contrarietà”, sottolinea l’assessore regionale alla Transizione Economica Roberta Lombardi; “Una scelta impossibile e anche scellerata, quella della Sogin”, la definisce l’onorevole Mauro Rotelli; “Non è possibile concentrare tutto il peggio in questo lembo di terra, noi abbiamo già dato”, puntualizza il senatore Umberto Fusco. Il consigliere regionale, Enrico Panunzi, ricorda di essere stato il primo nel gennaio scorso a rendere pubblica la mappa dei depositi radioattivi e il conseguente, altissimo, rischio per la Tuscia. “Ora – sollecita – è venuto il momento di passare dagli intenti ai fatti”. Siamo ancora nella prima fase del progetto Sogin, quella della definitiva individuazione dei siti, ma proprio per questo non c’è tempo da perdere, avverte Angelo Di Giorgio del Comitato Montalto Futura. Il Fronte antinucleare – fa presente Francesco Rosi del Comitato Maremma Viva – dovrà tener conto anche di motivazioni precise, che possono essere utilizzate per neutralizzare l’operazione. Per esempio, la nebulosità quando la non correttezza del quadro normativo, gli errori di metodologia nella scelta delle discariche, le conseguenze devastanti per la salute e per l’economia. Costituita la linea del Piave, essa dovrà essere difesa rispetto ai massicci attacchi che, più o meno palesemente ma sicuramente, arriveranno in un futuro prossimo. Il primo test sulla saldezza del Fronte sarà il confronto, sempre in Provincia, che avverrà il prossimo 9 novembre proprio tra Sogin e i rappresentanti della Tuscia.

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