Incontri: Castel Viscardo e Laura Sugaroni l’ultima dei Fornaciari

di Luciano Pasquini

La sua origine è datata 1263 da Giuscardo da Pietrasanta, nipote di Papa Urbano IV, e grazie ai suoi torrioni, il Castello e la torretta di Vitiano, rappresentò per molto tempo un importante punto di avvistamento, in difesa di Orvieto, di tutta l’alta e media Valle del Paglia. Un territorio di condivisione con la nostra amata Tuscia.

Siamo a  Castel Viscardo nella verde bassa Umbria, quella che si tocca con l’Alto Lazio dove in una bella giornata autunnale la valle del Paglia incanta, con i suoi colori: gialli, marroni, rosso ruggine.. Un silenzio magico permea il paese, nell’aria si sente un buon odore di legna bruciata nei cammini. Il tempo pare  si è dilatato riprendendosi la rivincita sul caos delle nostre città. Interessante la chiesa di Maria SS. Annunziata (1682): tra le opere presenti all’interno spiccano quelle di Carlo Maratta (1683-84) e del tedesco Giacomo Wernle, pittore al servizio degli Spada. Venne costruita in stile tardo barocco lungo l’asse viario che conduceva al portale d’ingresso del Castello dei Principi Spada. Conserva dentro oltre ad opere di pregevole fattura, un  ammirevole un crocefisso  d’avorio, unico nel suo genere in quanto scolpito in un’unica zanna, la tradizione vuole che sia stato regalato al Cardinale Spada dal Re Sole  Luigi XIV, durante la sua permanenza in Francia come Nuzio Apostolico. Ma il filo conduttore che ci ha portato fin qui è la lavorazione dei mattoni d’argilla realizzati interamente a mano, con i quali si è provveduto  a ripristinare il piazzale antistante il Palazzo Farnese a Caprarola, la massiccia mole pentagonale che domina il borgo, simbolo del potere dei Farnese, ora la visita del palazzo-castello inizia già attraversando l’ampia piazza riportata al suo vecchio splendore, dove varcata la soglia tra splendide sale affrescate e attraversato uno stupendo giardino all’Italiana, termina con la visita della “Palazzina del piacere” dove potere e diletto si fondevano per il gioia degli ospiti.  Ad attenderci sulla porta dell’eposizione permanente a Castel Viscardo,  c’è Laura Sugaroni giovane e dinamica imprenditrice, innamorata del proprio lavoro, con lei visitiamo la fabbrica, attiva fin dal 1685,dopo un’ininterrotta guida maschile, è la  prima donna ad assumersi il compito di guidare il passaggio verso il futuro, con lei percorriamo le varie fasi della lavorazione del cotto, dove la manualità e l’abilità sono conservati e tramandati accuratamente. La produzione oltre al mercato nazionale è apprezzata in tutto il mondo per il suo livello di innovazione.

Una storia di passione e dedizione che si tramanda dal 1685.raccolta nel libro “Orme di Argilla” i Sugaroni Fornaciari a Castel Viscardo delle edizioni Thyrus,

Prima di salutarci ci consegna la sua frase: “La mia famiglia mi ha dimostrato come le scelte di uno siano stata la vita di tutti gli altri. E’ doveroso per me continuare e trasmettere la grande ricchezza di un prodotto povero che serve ad arricchire il mondo di opere d’arte lasciando un’altra orma di questo lungo cammino, la mia.”

Lasciando Castel Viscardo  il pensiero va al nuovo piazzale di Palazzo Farnese di Caprarolae di come quelle “orme di argilla” sappiano unire.  Ma anche all’incanto di un paesaggio ricco di tesori.In prossimità la  necropoli etrusca arcaica di Caldane (VI secolo a.C.) con tombe a camera scavate nel terreno naturale. Un territorio  paesaggisticamente interessante per la sua posizione geografica all’interno del Parco naturalistico dello S.T.I.N.A., caratterizzato da fonti di acqua sulfurea, conosciute fin dai tempi della Roma Imperiale.

Grazie a Laura Sugaroni che con la forza del suo lavoro ce lo ha fatto conoscere.

 

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