De Bari: qui la mia palestra di vita e carriera

Gabriele DiBari

Era una mattina d’estate, di  quasi 30 anni fa, quando in auto partivo per Viterbo. Venivo da un posto di mare Silvi Marina in provincia di Teramo, ero abbronzato, con addosso l’odore della salsedine e una serie di domande alle quali mi sarebbe piaciuto dare delle risposte immediate. Il Messaggero, per farmi diventare professionista, decideva di mandarmi nella Tuscia, presso la redazione di via Cairoli a Viterbo. Conoscevo solo le nozioni scolastiche di questa città medievale, al confine con la Toscana, però ero pronto e deciso a calarmi in quella nuova realtà, completamente diversa dalle mie abitudini, per diventare un giornalista importante.

In redazione trovai subito un clima particolarmente caldo, di quelli che non si dimenticano.  I primi 6 mesi alloggiai al Park Hotel Balletti, una bella residenza che alleviava i momenti di solitudine in una città tanto lontana e tanto diversa dalla mia. Pian piano  imparai a conoscere Viterbo e i viterbesi, ad apprezzare il patrimonio culturale e l’ospitalità delle persone, i suoi ristorantini, le sue viuzze medioevali  e a muovermi sulle strade della Tuscia.

La prima volta che vidi la Macchina di Santa Rosa e i Facchini rimasi sconvolto per maestosità, bellezza e  straordinaria partecipazione della gente. Lo conservo come uno dei ricordi più indelebili e profondi. Tanti altri sono legati alla prima casa, in via Cristofori, vicino allo stadio, ai servizi alla Centrale di Montalto di Castro in un’epoca che combatteva aspramente il nucleare. Le albe passate lì davanti a raccontare gli scontri tra manifestanti e Polizia, il trasferimento nella nuova sede di via Marconi, i primi articoli sulle pagine nazionali. Arrivò a Viterbo  il tesserino da professionista, per entrare nel novero dei giornalisti a tempo pieno.
Viterbo  segnerà il battesimo delle situazioni più importanti della carriera, molto mi ha dato, sino ad occupare  un posto di rilievo nel percorso della  mia vita. Tanto che quando nella primavera del 1988, mi telefonarono da Roma, per offrirmi un posto nella Redazione  centrale di Sport, fui molto combattuto. Da una parte il sogno che si realizzava (primo e unico redattore  esterno a essere chiamato a far parte di una delle redazioni più ambite del Messaggero), dall’altra una goccia di nostalgia e di tristezza nel lasciare un ambiente di lavoro e degli amici  ai quali nel frattempo mi ero legato. Insomma, non fu semplice separarmi dalla Tuscia. Vi ho trascorso 2 anni e mezzo intensi,:è stata una palestra di vita e di giornalismo, un punto di partenza che mi ha portato poi a seguire gli avvenimenti sportivi più importanti, belli ed emozionanti del mondo: Serie A, finali di Coppe, Europei, Mondiali, Tour de France, Giro d’Italia, toccando tutti i traguardi che un giornalista può sperare di raggiungere. Viterbo una città che consiglio sempre a tutti di visitare e di vivere. Per quanto mi riguarderà, dirò sempre: grazie Viterbo, non ti dimenticherò. 

Giornalista de Il Messaggero

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