Soprintendenza sulla Candidatura di Viterbo a capitale europea della Cultura 2033. Parola chiave: coesione

Chiesa-di-Santa-Maria-in-Gradi
Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale e la Candidatura di Viterbo a capitale europea della Cultura 2033.
Coesione la parola chiave per valorizzare tutte le potenzialità della città.
Una Governance dialogante, progressiva, adattativa apertura al privato. Questa la ricetta per disegnare una candidatura di Viterbo a capitale europea della Cultura per il 2033 vincente. Forte la sinergia fra le istituzioni, che hanno presentato la candidatura della città nella sala delle Colonne di Palazzo dei Priori.
Con questa candidatura Viterbo deve diventare la protagonista e il soggetto principale di un progetto che costituisca un contenitore dentro cui valorizzare i monumenti e le bellezze della città e tutte le sue potenzialità.
Per superare la selezione, la parola chiave che ci si pone è coesione. Per riprendere la massima di Italo Calvino: “il valore della città non è nelle sue cosiddette sette meraviglie, ma nella risposta che dà” e che sa dare ai cittadini soprattutto.
E di sette meraviglie Viterbo ne ha molteplici.Tutte da valorizzare, salvaguardare e promuovere. E qui entra in gioco il ruolo della Soprintendenza.
Alla conferenza di presentazione è intervenuta anche la Soprintendente per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, arch. Margherita Eichberg, che nel suo intervento ha sottolineato come la Soprintendenza non può che sostenere con convinzione, fermezza e impegno questo progetto perché la missione dell’Ufficio è la tutela e nel territorio della Tuscia e dell’Etruria di beni culturali da tutelare ve ne sono tanti, non solo archeologici (come nell’area di Norchia, Ferento o Acquarossa), ma anche altri beni monumentali, architettonici (come la Chiesa di San Francesco ad esempio) e storico-artistici. A tal proposito la dirigente ha promesso che molti restauri importanti già attivati, saranno conclusi per il 2033.
Inoltre non ha mancato di rimarcare come la tutela sia attuata con varie misure: sia con l’apposizione di vincoli, anche in zone demaniali, come la dichiarazione di notevole Interesse culturale, denominata “Dal Bullicame e Riello alle Masse di San Sisto” adottata con D.M. del 25 luglio 2019; poi con l’esercizio di prelazioni (come per la zona Le Murelle a Montalto di Castro).
Tutela, ma anche ricerca, con le numerose concessioni di scavo rilasciate e le collaborazioni con vari istituti universitari stranieri (a Vulci o Castrum Novum) ad esempio.
Infine attenzione anche tramite una migliore gestione e fruizione delle aree, dei siti e dei monumenti anche grazie alla collaborazione pubblico-privato, con le associazioni e con amministrazioni.
Un esempio – ha ricordato e proseguito la dirigente -sono i lavori a Santa Maria in Gradi, oggi sede dell’Università degli Studi della Tuscia.
Un ulteriore slancio anche per Viterbo potrà venire dalla realizzazione e concretizzazione del cosiddetto Borgo della Cultura, dal recupero, restauro, ristrutturazione e valorizzazione della struttura dell’ex ospedale grande degli Infermi, che accoglierà uffici della Soprintendenza, l’Archivio di Stato, la Casa del pellegrino e per studenti, con spazi di co-working anche per ricercatori, esperti e addetti ai i lavori.
Unendosi al coro unanime di vedere già una vittoria nell’adesione a un progetto di ristrutturazione e riqualificazione di una città così complessa, ma così bella e peculiare come Viterbo, l’arch. Eichberg ha garantito che il sostegno e il supporto della Soprintendenza saranno massimi.
E la prima firma sulla candidatura di Viterbo a capitale europea della Cultura è stata apposta già con la sottoscrizione del Protocollo di Intesa che prevede in primis la costituzione di un Comitato Promotore che sostenga la Candidatura ad ECOC 2033 a livello istituzionale.
Una sigla quasi sulla promozione della cultura made in Etruria, che mette sempre più Viterbo l centro dell’Europa e che la inserisce nel circuito europeo a pieno diritto.
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