Menù della vigilia: spaghetti con i lupini

spaghetti

Tenendo fede alle mie origine napoletane il cenone natalizio di un’epoca è popolato di figure, assurte quasi a ruolo di personaggi di una storia reale, che è poi quella della mia vita e di una vera famiglia partenopea.

La sera della vigilia era “ l’occasione per ritrovarci ancora una volta insieme festosamente ed eravamo quasi sempre in tanti:c’erano i nonni paterni, che con mia zia vedova e mia cugina abitavano con noi, il mio nucleo familiare di cinque persone, l’altra sorella di mio padre con marito e due figli, la nonna Rachele e… alle 20 in punto si materializzava una coppia di amici di mio nonno, lui sarto e la consorte francese, senza figli, divenuti ormai di famiglia;noi bambini, eravamo in cinque, appena sentivamo suonare il campanello,incominciavamo a sbuffare e appena avevano messo piede in casa, di nascosto ci facevamo beffe di loro, anche se al momento della tombola, dopo il cenone, si erano talmente amalgamati che a mezzanotte, dopo aver messo il bambinello nella mangiatoia, come nella migliore tradizione familiare napoletana,ed il successivo taglio del panettone con inevitabile brindisi, quasi ci dispiaceva che andassero via, sicuri cmq di vederli riapparire alle 13 del giorno di Natale.
Per sfamare queste 16 bocche in cucina, diventata inaccessibile a noi bambini, si affaccendavano almeno 3 cuoche e che cuoche!!!!La prima era la decana, la nonna Anna, poi c’era la zia vedova, Ester e ultima arrivata, mia madre: e la nonna Rachele, direte voi?Incompatibilità territoriale, conflitti di competenza:in effetti, lei abitava in provincia di Salerno e veniva a trovarci per le feste, ma poi ritornava dalla sorella signorina con cui viveva e che ha accudito fino alla morte.

Ora vengo al menù:
S’iniziava con vermicelli o spaghetti , non con le vongole, ma con i lupini, più piccoli, ma saporitissimi proprio perché provenienti dalle acque del golfo, allora non inquinate.
Si acquistavano dai “pescivendoli” , che la vigilia di natale allestivano dei banchi di pesce , indescrivibili per varietà e colori, poi c’erano varie vasche contenenti lupini, polpi, capitoni, anguille tutti rigorosamente vivi: che spettacolo!!!

Procedimento:
Non so il quantitativo di pasta o di lupini per l’esercito di cui sopra, ma x 4 persone occorrano almeno gr.800 di lupini, ma se volete, adoperate un sacchetto di vongole, che metterete in acqua e sale prima di cuocerle;

intanto mettete sul fuoco una pentola con abbondante acqua salata, mentre aspettate che l’acqua cominci a bollire, in un’altra pentola mettete i lupini o le vongole, scolati e sciacquati, coprite e ponete sul fuoco:quando sentirete come degli scoppiettii, sollevate il coperchio e vedete se sono tutti aperti, quindi togliete dal fuoco, e ponetevi una padella saltapasta con olio, in cui soffriggerete qualche spicchio di aglio e peperoncino cui aggiungerete, quando l’aglio sarà diventato biondo, qualche cucchiaio di passata di pomodoro o, meglio una decina di “pomodorini del piennolo”, di origine vesuviana e che tutte le famiglie napoletane sfoggiavano sui loro balconi, attente a rientrare questo grosso grappolo rosso , scorta invernale di licopene, in caso di pioggia!

Quando il sughetto si sarà ristretto, con una schiumarola o un mestolo trasferite i frutti di mare nella padella, aggiungendovi un po’ della loro acqua, facendo attenzione a non “pescare” troppo nel fondo, dove a volte può esserci sabbia, altrimenti filtratela e quella in eccesso, aggiungetela all’acqua della pasta che, ormai sicuramente bolle e in cui potete tuffare gr.350 di spaghetti o vermicelli , che una volta cotti “al dente” con un acchiappaspaghetti trasferirete nella padella e farete mantecare x qualche minuto , altrimenti si “incolla “ tutto.

Impiattate e buon appetito!!!! Un piatto della vigilia che ho reso forse più carico con i miei ricordi…

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