Serena Autieri, la sciantosa conquista Viterbo

Adina Enache*

Giovedì 4 gennaio 2017: Serena Autieri conquista il pubblico del Teatro dell’Unione di Viterbo mettendo in scena ‘La sciantosa. Ho scelto un nome eccentrico”, scritto da Vincenzo Incenzo, per la regia di Gino Landi e la direzione musicale di Enzo Campagnoli. La serata è stata promossa da Comune e Teatro Augusteo di Napoli, cui va anche un sentito ringraziamento per aver permesso ai giovani del Teatro dell’Unione di avvicinarsi al teatro con uno spettacolo importante.
L’artista ha vestito i panni di Elvira Donnarumma, regina dei cafè chantant dei primi anni del secolo scorso. Lo spettacolo ha dato prova delle grandi doti dell’interprete che ha regalato alla platea brividi e sorrisi attraverso la sua performance. Voce, danza, recitazione, ma soprattutto ‘anema e core’ hanno rappresentato le chiavi vincenti della Autieri per rievocare i ricordi di una Napoli lontana e di un mondo, quello dei caffè concerto, che hanno rappresentato il vero cuore dell’arte e della cultura popolari, per troppo tempo all’ombra delle grandi prime da velluto rosso. Ed una storia, quella di Elvira, diventa La Storia che racconta della Belle Époque, dello scoppio della Grande Guerra, degli amori di d’Annunzio, delle parate a Via Caracciolo che segnavano i passi dell’avvento del Fascismo. E poi i sogni, l’amore, le dipartite, dalla vita e dalla patria…
Le emozioni sono diventate musica, quella del repertorio melodico partenopeo di inizio Novecento. Le stesse che hanno fatto commuovere e cantare il pubblico estasiato dalle qualità di un’ artista che incarna lo spirito e l’anima stessa del fare teatro e che ha illuminato con talento e con occhi di un azzurro diafano una scena vuota, ma viva. In una geometria angolare, i maestri di musica, una cornice di specchio, un tavolino ed una candela, simbolo della vita, erano gli elementi che anticipavano la tela dei ricordi. Immagini e parole, proiettate sulle schiene dei protagonisti: il mare di Napoli, la luna, le tele dei grandi artisti, il grido d’avanguardia futurista, i saloni, la guerra. Ad accompagnare Serena, Alessandro Urso, straordinario danzatore che, con nerboruta grazia e con la voce del corpo ha arricchito passaggi narrativi e metamorfosi della protagonista. Sempre appropriata e camaleontica l’interpretazione del genere musicale, Serena ha reso unici i momenti dedicati al repertorio classico napoletano: “Capinera”, “I’te vurria vasà”, “Guapparia”,“Comme facette mammeta”, ‘‘O surdato ‘nnamurato”, “Santa Lucia luntana”, “Nini Tirabuscio’ ’’. E qui la voce si è fatta coro. L’intero teatro si è lasciato guidare dalle rievocazioni dell’artista che, inaspettatamente in platea, ha trascinato sul palco alcuni intervenuti (e di che calibro!) che hanno eseguito la famosa ‘mossa’, cifra distintiva della sciantosa.
E quando la candela si è spenta, sfumando il ricordo della ‘capinera napulitana’ di un tempo, è rimasta lei, Serena Autieri, che ha stupito, divertito e reso ammirato l’intero pubblico che, dopo i tre fuori programma concessi, ha così salutato la sua generosità d’artista: standing ovation e diversi minuti di applausi!

*Il Poliedrico’, Giornale dell’Istituto F. Orioli – per il Teatro dell’Unione Giovani

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