“Tanti auguri Geremia”. 67 anni e 55 di carriera artistica senza mezze misure

di Geremia Renzi*

Oggi (24 febbraio) compio 67 anni e 55 di carriera artistica e mi va di pensare tanto per pensare e senza alcuna pretesa  inizio con uno dei tanti NO che ad una certa età vengono fuori come funghi; ad esempio, non mi va più che solo il tempo e lo spazio siano le mie variabili fondamentali al di fuori delle quali nulla è concepibile. Insomma trovo assurdo che 3 dimensioni ( lunghezza, profondità e larghezza) più una quarta, il tempo, possano contenere il tutto. E dajie, non è possibile che basti definire due robe come il concetto spazio-tempo, per dire di aver capito tutto…poi  c’è chi va al bar senza mascherina e si incazza perché il barista gli chiede il green-pass ed  altri si accodano dicendo allora la togliamo pure noi, come se stare attenti alla salute sia un fattore  solo governativo. Quello sragiona sulle 4 stagioni che non ci sono più. Quell’altro fa l’anarchico e lotta contro il potere, ma solo per entrare nel sistema e fare il padrone. Insomma un casino totale, tutti sanno, tutti capiscono  e parole, parole, parole…

A questo punto mettiamo i piedi per terra e che  ognuno parli nello specifico del proprio sapere, senza sentirsi lo scienziato di turno, il bel primario di DOC o  meglio ancora il più figo tra i demoni, l’angelo caduto Lucifer…

Per conto mio, continuo nel fare e vivere appieno l’Arte a prescindere dalle tante stupidità, e false verità che ci riempiono… le giornate.

Tanto per dare degli input che ritengo basilare e che rivolgo a tutti  coloro che “parlano” d’arte come se si  stesse trattando di pomodori o merce di scambio, puntualizzo  che, l’esistenza dell’opera d’arte viene  confermata dallo sguardo di chi la guarda partecipando così al suo completamento e contemporaneamente, l’opera partecipa al completamento di chi la guarda. Quando questa alchimia  non si innesca, l’opera gioca suo il jolly, la carta che gli permetterà di rendersi invisibile a quello sguardo inadeguato, continuando a mostrarsi solo a coloro che  riescono a guardare oltre la sua visibilità.

Personalmente penso  che l’invisibilità è la parte  IN del visibile, cioè è il dentro di lei, la sua Interiorità, mentre il visibile, è il guardare da fuori superficialmente.

Bisogna istaurare un rapporto/confronto più stretto tra l’opera e chi la guarda, perché come dice  Marcel Duchamp; “sono i quadri che fanno chi li guarda” e nel contempo “i quadri li fanno coloro che li guardano”:

L’opera e chi la guarda, si interrogano a vicenda e da questo incrocio di sguardi, si scatena una sorta di ciclo vitale tra amore e odio, nascita e morte.

Si tratta di un rapporto estremamente intimo e chi si può arrogarsi il diritto di parlare, insinuandosi tra questo rapporto d’amore o odio?  Nei musei i visitatori parlano sotto voce,  spero sia  per non disturbare quel colloquio silenzioso e non  per non farsi richiamare dai guardiani di turno.

Quel silenzio è poi rotto da chi è pagato per aiutarci a capire l’opera presa in esame; a chiare note spiega con tono deciso e suadente,  sprecando aggettivi sempre troppo ridondanti.

Discorsi fatti di rimandi basati su presunti come, quando e quale artista ha influenzato l’altro e guarda caso, i personaggi a cui si fa riferimento sono sempre e stranieri, come a confermare che la patria dell’arte non è mai stata e mai sarà  la povera “Italietta”.

Mannaggia, quando mai prima o durante un incontro d’amore chiediamo l’aiuto a qualcuno che ci guidi nello svolgimento dell’amplesso?

Beh… arrivati a questo punto invocherei l’ausilio di Papalina per organizzare un Fantabiennale dove per prendere punti bastano i saluti a zia Mara, Outflit monocromo, solidarietà mondo spettacolo e… per puro piacere esibizionistico, aggiungerei il massimo dei punti  a chi a dirà: “Tanti auguri Geremia”.

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