Poste Italiane, il racconto del Carnevale Civitonico nelle parole di Andrea, figurante e direttore dell’ufficio di Sutri

Andrea Panichelli in sfilata al Carnevale Civitonico

Si possono ricoprire, al contempo, due ruoli apparentemente così distanti tra loro come quello di direttore di un ufficio postale e di maschera in uno dei Carnevali storici più longevi della storia d’Italia? A sentire il racconto di Andrea Panichelli, 40 anni, di Civita Castellana, una laurea in economia in tasca, direttore dell’ufficio di Sutri e in Poste Italiane dal 2014, parrebbe proprio di sì. “Ho sempre lavorato a contatto col pubblico – ammette Andrea, direttore dell’ufficio postale di Sutri dal luglio scorso – ed è una parte del mio lavoro che adoro: nei rapporti coi clienti, la giusta dose di ironia, amalgamate alla professionalità necessaria, rende tutto più facile e leggero”.

Andrea Panichelli a lavoro

Per Andrea il parallelo tra il suo mondo lavorativo e quello scherzoso, fatto di maschere, gioia e l’allegria che si sprigiona durante le sfilate, risiede nella capacità dei due contesti di essere, seppur così diversi, ambedue inclusivi.  “Ho sempre considerato l’ufficio postale un po’ come il carnevale Civitonico – ammette il dipendente di Poste. Un esempio di inclusività in cui tutti possono entrare e trovare una risposta ai loro bisogni. Da direttore, sento ancor di più la responsabilità per cercare di mettere a disposizione dei cittadini un luogo dove si erogano servizi finanziari o postali ma anche un luogo pubblico di relazione che spesso valorizza i rapporti umani assumendo una importante funzione sociale, in particolare nelle piccole realtà. Il sorriso della nonnina con gli occhi pieni di gratitudine per averle insegnato come si usa l’APP di Poste o l’ATM è assolutamente impagabile! Sono le piccole gioie che nascono nel nostro ufficio postale: piccole soddisfazioni quotidiane che ti allietano la giornata, con l’occhio che ogni tanto cade sul calendario, per vedere quanto manca al carnevale!”.

Secondo il direttore, la passione per il carnevale è una questione di genetica che accomuna tutti i suoi concittadini. “Noi civitonici – sottolinea Andrea – fin da piccoli respiriamo quell’aria di festa e trepidazione che pervade la Città aspettando i giorni delle sfilate. Ricordo bene, anche con un pizzico di nostalgia, le mie prime volte in strada, vestito in maschera con altre centinaia di bimbi, all’età di 5 o 6 anni. Col tempo poi, la “febbre del Carnevale” è andata crescendo”.

Dalle parole del Direttore dell’ufficio postale di Sutri emerge il racconto di un Carnevale “libero” e al contempo inclusivo “Il carnevale Civitonico è conosciuto come ‘La città che balla’ – spiega Andrea – perché chiunque indossi una maschera può entrare nel percorso e sfilare insieme ai figuranti iscritti ai vari gruppi mascherati. Migliaia di persone in strada, un fiume di maschere che ballano al ritmo delle musiche provenienti dai vari carri. Questa particolarità, a mio giudizio, è la sua vera forza e lo rende unico rispetto ad altri carnevali: offre a tutti la possibilità di farne parte in prima persona, liberamente: è inclusivo!”.

Il Carnevale Civitonico ha un’atmosfera giocosa che, col passare degli anni, non ha perso il suo fascino. “Ancora oggi – aggiunge il direttore – con l’avvicinarsi del mese di febbraio iniziano i preparativi: si pensa il costume da indossare, si va in giro per negozi a cercare gli accessori, che sono fondamentali, mentre le mamme e le nonne cucinano i piatti tipici di questo periodo, come gli scroccafusi, le frappe e i frittelloni. Mi fa sempre un certo effetto passeggiare per Civita e sentire in sottofondo le musiche carnevalesche che provengono dai magazzini in cui si stanno allestendo i carri allegorici: contribuisce a far crescere la curiosità sui preparativi e sull’esito finale, oltre che l’impazienza per la prima domenica di sfilata!”

 

Poste Italiane – Media Relations
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