Lucy Ochiel Achieng con“LOJ Extension”trasforma la malattia in un percorso di rinascita

di Donatella Agostini

Lucy Ochiel Achieng

E’ stata Alda Merini a dire che se le donne sono frivole è perché sono intelligenti a oltranza. Quello di oggi non sembri dunque un argomento leggero, piuttosto la dimostrazione che la parrucca è un accessorio che può rivelarsi utile, divertente e soprattutto intelligente, a prescindere dalla funzione che ricopre nelle terapie oncologiche alla quale solitamente lo releghiamo. Lo pensa chi scrive, che ha conosciuto questo mondo per la sua storia personale, lo afferma soprattutto Lucy Ochiel Achieng, titolare dell’azienda “LOJ Extension” di Viterbo. «Le parrucche e le extension non sono solo legate a momenti particolari e difficili della vita. E’ una prerogativa delle donne utilizzarle per apparire in modo sempre nuovo agli altri e a loro stesse. Spesso nel corso della nostra vita sentiamo il desiderio di un cambiamento radicale, che si concretizza anche in un taglio di capelli o un nuovo colore. Perché dobbiamo arrivare sempre al limite per proporci in modo diverso? Negli Stati Uniti ad esempio usare una parrucca è normalissimo. E da noi è normalissimo tra le VIP, che siano del mondo dello spettacolo fino ad arrivare alla politica».

Lucy Ochiel Achieng-LOJ Extension di Viterbo

Originaria del Kenya, un neo sul volto a sottolineare il suo fascino, Lucy è bella nel modo in cui lo sono le donne africane, come se portassero con sé una consapevolezza preziosa e antica. La incontriamo nel suo luminoso showroom laboratorio in via della Sapienza 10. Tra lampadari di cristallo e accessori di arredamento, sono esposte decine di parrucche di ogni colore e foggia, dal nero corvino al biondo svedese, dal corto sbarazzino al lungo seducente. L’attività è stata aperta nel 2021 e mantiene una forte presenza on line. «Durante il lockdown, ad esempio, molte donne avevano il problema della ricrescita, non potendo recarsi dal parrucchiere per il ritocco e allora ricorrevano alle mie parrucche. Ma questa passione per me nasce ben prima del Covid, direi che fa parte della mia cultura d’origine», racconta. «Nella mia terra, le donne hanno capelli folti, ricci e gonfi, ma amano usare extension e parrucche per giocare con la loro immagine. Prima dei diciotto anni però in famiglia non ti permettono altro che di giocare un po’ con le treccine. Quando diventi grande, allora si può dare spazio alla creatività e alla voglia di cambiamento».

A Viterbo Lucy ha lavorato per quasi vent’anni nel settore dell’abbigliamento, ma già negli ultimi cinque anni aveva iniziato questa attività on line e per le amiche più strette. «Sono sempre stati un po’ una mia fissazione, i cambiamenti. Ricordo che il mio compagno, agli inizi della nostra frequentazione, mi diceva scherzando che riusciva a riconoscermi soltanto per il neo, perché mi vedeva ogni volta diversa», continua con un sorriso. «Nel tempo libero creavo nella mia stanzetta e intanto pensavo se fosse il caso di lasciare l’altro lavoro e prendere seriamente questa strada. Tanti mi dicevano, questa cosa a Viterbo ancora non la conoscono. Come farai a sostenere le spese? E poi avevo bisogno di frequentare un corso professionale per imparare a creare le parrucche. Nel Lazio non c’era nulla, ma in provincia di Milano trovai una signora che era stata costumista alla Scala di Milano, e che sapeva fare le parrucche a mano come una volta. Decisi così di frequentare questo corso privato. Mi trasferii lì per qualche settimana, per imparare da lei. Pignola, scrupolosa, certosina, tre giorni solo per imparare a fare la misura della calotta da donna standard, altri giorni per imparare il lavoro intorno all’orecchio… Un investimento su me stessa, e quando lo fai per passione ci credi e vai avanti. Oggi ho clienti che mi seguono ormai da otto anni, che mi hanno permesso di aprire un vero e proprio negozio. Loro mi hanno dato la spinta».

Lucy è soprattutto un’artigiana. Nel suo negozio-laboratorio Lucy fornisce consulenze personalizzate; qui si acquistano sia parrucche prodotte con capelli veri sia quelle in termofibra sintetica, che possono avere anche una speciale calotta adatta ai mesi più caldi. «A livello visivo sono quasi uguali ai capelli autentici: cambia sostanzialmente la durata. Mentre quelle naturali le realizzo io stessa lavorando le strisce su cui sono attaccati i capelli veri, la mia materia prima». Le strisce arrivano principalmente dall’India se di capelli scuri, e dall’Europa per tutte le sfumature di biondo. I capelli subiscono un processo di lavorazione lunghissimo per garantire le caratteristiche di igiene e di qualità. «A differenza di quello che si può pensare, non posso prendere in carico capelli veri tagliati, perché questi capelli, prima di essere messi in commercio, devono passare attraverso severi controlli. Il fornitore deve essere in regola secondo le specifiche europee. Alla dogana devono essere certificati e controllati. E’ un processo severo, ma mi rende contenta e tranquilla. Con questi capelli riesco a creare tutto. La calottina a cui attacco i capelli veri può essere in seta, in tulle, oppure una semplice calotta di cotone dove vengono posizionate le fasce. Per la tipologia in monofilamento, la tempistica prevede almeno un mese: i capelli vengono trapiantati uno ad uno. E’ una procedura che richiede una pazienza infinita, ma i risultati si vedono».

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Oggi le parrucche sono praticamente indistinguibili dai capelli veri, ben lontane da quelle che anche in Italia andavano di moda negli anni Settanta Ottanta. «Un tempo si vedevano lontane un chilometro, e qualcuna le indossava di nascosto, come fosse qualcosa di cui ci si dovesse vergognare. Erano anche un segno di appartenenza alle classi alte: indossare una parrucca di capelli veri era soltanto per chi se lo poteva permettere. Ma ora sono diventate alla portata di tutti. E soprattutto, c’è stata un’evoluzione, sono ben fatte, addirittura più belle dei nostri capelli, molto naturali e bene acconciate. Mi tengo aggiornata con le mode, e collaboro con i parrucchieri locali». Una parrucca può essere un salvagente prezioso per chi deve affrontare un lungo percorso di terapia oncologica, quando la caduta dei capelli può far male al punto di non voler più uscire da casa. Una parrucca può essere anche il modo intelligente per dare respiro al cuoio capelluto, indebolito dalle colorazioni. «Ci sono signore che ogni quindici giorni devono tingere la ricrescita. Con la parrucca, da ottobre ad aprile, si prendono una pausa dalle tinture», conclude Lucy. «Dalla primavera in poi vendo tanto anche per le cerimonie: specie per quelle che si svolgono fuori Viterbo, andare dal parrucchiere il giorno prima significa arrivare all’indomani con la chioma in disordine. Invece si portano la parrucca, già tutta in ordine, la indossano e vanno alla cerimonia. Quando ricevo i feedback delle clienti, mi mandano i selfie dicendo: nessuno se n’è accorto. Questa per me è soddisfazione».

https://lojextension.com

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