Alessandro Presti: a Viterbo ricarico le mie energie per ripartire

alessandro presti

Sulla pagina Facebook di Alessandro Presti c’è un post con la foto di un colorato lunapark. Sotto, le parole di Tiziano Terzani: “…E io sono particolarmente fortunato perché, ora più che mai, ogni giorno è davvero un altro giro di giostra”.

Ventisei anni a ottobre, una bellezza intensa e mediterranea, Alessandro Presti è il bassista dei Dear Jack. Con il suo gruppo è protagonista  del fortunato “Mezzo Respiro Tour”, che per tutta l’estate li porterà a suonare nelle piazze italiane. Una bellissima giostra che ha iniziato a girare nel 2014, dal palco di Amici di Maria De Filippi, e ha visto i Dear Jack diventare in pochi anni una delle più importanti e originali realtà del pop rock italiano.

Tre album all’attivo, dieci singoli, di cui l’ultimo si intitola “Guerra personale”,  i Dear Jack hanno suonato all’Arena di Verona, a San Siro e all’Olimpico, al Palalottomatica di Roma e al Forum di Assago, e partecipato due volte a Sanremo. I loro concerti sono affollatissimi di ragazzine e teenager, ma anche di un pubblico più adulto conquistato dal loro sound mai banale. Malgrado il grande successo  e la notorietà che hanno investito i componenti del gruppo, per tre quinti originari della Tuscia, Alessandro Presti e i suoi compagni sono rimasti ragazzi semplici e lontani dai facili divismi. Lo sguardo di Alessandro infatti è diretto e pulito. “Negare che il successo abbia cambiato la mia vita è impossibile” esordisce. “Ti ritrovi a girare per tutta l’Italia e vederti l’estremo nord e l’estremo sud in un giorno. Questo ti costringe ad essere essenziale in tutto e ad ottimizzare i tempi”. Un successo non semplice da gestire, specie all’inizio. “Ma quando sai che tornando a casa ritrovi tutta la tua famiglia e i tuoi amici più cari, tutto è più facile”.

Il legame di Alessandro con la sua terra di origine è puro e sano. “Sono nato e cresciuto a Viterbo. Ogni volta che torno mi sento a casa, ricarico le energie e riparto”. Alessandro Presti ha vissuto quasi tutta la realtà musicale della Tuscia, e rappresentarla ogni volta che sale sul palco è per lui responsabilità e piacere unico al tempo stesso. “Viterbo è una città dalle numerose e soprattutto belle realtà musicali, che purtroppo non hanno molti luoghi e spazi che possano valorizzare la loro dimensione live”, afferma.

Un amore per la musica e per il basso che risale alla primissima adolescenza, quando già ascoltava i Queen e i Red Hot Chili Peppers. Il basso: uno strumento per cui è fondamentale possedere il senso del ritmo e del tempo. Note gravi e vibranti in grado di caratterizzare al meglio l’armonia e la ritmica di ogni brano. Alessandro prende le prime lezioni alla Staff Music School di Viterbo, dove conosce Lorenzo Cantarini, altro futuro componente del gruppo. Intanto frequenta l’istituto per geometri, il cui naturale sbocco è la facoltà di architettura. Ma si rende presto conto che la carriera di architetto non fa per lui. “Quel giorno alla Sapienza, alla presentazione della facoltà, vidi tutti quei ragazzi intorno a me, pronti a passare ore e ore sui libri e nottate sui plastici. Non riuscivo a rispecchiarmi in nessuno di loro” racconta. “Pensai che se proprio dovevo passare giorni senza dormire, allora sarebbe dovuto essere per via di un tour, o di una registrazione in studio”. Quando poi scoprì che l’esame di ammissione all’università e quello per il Saint Louis College of Music di Roma cadevano lo stesso giorno, Alessandro Presti  non ebbe esitazioni, e scelse la musica. 

Gli chiediamo quanto è stato importante l’appoggio della sua famiglia nell’incoraggiarlo ad inseguire il suo sogno di fare il musicista. “Lo è stato moltissimo. Ho la fortuna di avere due genitori fantastici che hanno sempre appoggiato le mie scelte. Se sono qui, a fare quello che faccio è anche merito loro”.

Tanto studio e applicazione, e piano piano arrivano i primi risultati. Al Saint Louis Alessandro conosce Riccardo Ruiu, batterista. In occasione del casting per la partecipazione ad Amici, per la prima volta aperto alle band, Alessandro, Riccardo e Lorenzo incontrano altri due ragazzi appassionati di musica, Francesco e Alessio, e tutti insieme danno vita al progetto Dear Jack, che in quell’edizione vincerà il premio della critica e si piazzerà secondo. Sono arrivati in breve  traguardi discografici e radiofonici importanti. Il binomio carriera – passione va alimentato anche con lo studio e il perfezionamento. “Due cose fondamentali che bisogna ricordarsi sempre di fare, per crearsi una bella base solida” prosegue Alessandro. “Ma la cosa più importante a mio avviso è suonare, con più gente possibile, condividere la musica e cercare di fare concerti, sempre”.  E il rapporto particolare che si crea fra musicista e pubblico durante i concerti: Alessandro ne parla con entusiasmo. “Sono molto soddisfatto perché riceviamo sempre gran calore dal pubblico in ogni città dove andiamo a suonare, e spesso capita anche di far ricredere qualche scettico. Il live è la forma più sincera e trasparente con la quale esprimere la propria musica e se stessi. Per questo l’emozione che si prova ogni volta è stupenda e sempre diversa.  Ogni palco ha una sua storia e tu sei lì per renderla unica e vivere lo scambio di emozioni continuo che c’è tra te, i tuoi compagni di viaggio ed il pubblico”.

Una bella sinergia anche con le molte persone che lavorano dietro le quinte. “Ricordo una serie di scherzi che ci combinarono i fonici e i backliner in occasione di un concerto: peperoncino sui microfoni, la batteria di Riccardo piena di biscotti e cartacce, e altre trovate che non si possono raccontare”, aggiunge sorridendo. 

Chiediamo ad Alessandro Presti se i Dear Jack siano interessati al mercato estero. “Per ora cerchiamo di concentrarci su quello italiano”, risponde.”Per quanto siamo riusciti a strapparci un piccolo spazio nella realtà musicale italiana, la strada per consolidare la nostra posizione è ancora lunga. Stiamo lavorando e lavoreremo sodo per tenercelo stretto”. 

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