“La vita si capisce solo all’indietro, ma noi viviamo in avanti” con questa frase Carlo, docente di Filosofia alla Sapienza di Roma, termina la sua lezione universitaria su Kierkegaard, restituendo il senso di precarietà che avvolge la sua vita e l’incapacità di assumere un ruolo guida per i suoi studenti, sebbene le sue lezioni siano frequentatissime.
Carlo, scrittore di un romanzo di successo, incapace di terminare il suo secondo libro, è sposato con Elisa, valida giornalista di Vanity Fair, ma in crisi creativa.
Il suo capo redattore la invita a prendersi una pausa per “cambiare lo sguardo” e così entrambi, con gli amici di sempre Paolo e Anna, partono per Tangeri, meta di artisti e scrittori.
Carlo ed Elisa, sempre in cerca del figlio mai arrivato, ma rassegnati ormai a farne a meno, si concedono una vacanza con i due amici e Vittoria, la loro figlia tredicenne.
Tutto sembra andare per il meglio quando, a Tangeri, fa la sua apparizione Blu, la studentessa di filosofia di Carlo, cameriera al ristorante: ”L’Antica Pesa” frequentato dalle coppie di amici.
Carlo e Blu hanno una relazione che dura da mesi, ma né Elisa né Paolo ne sono al corrente.
La situazione a Tangeri precipita.
Blu vuole certezze da Carlo e lo invita a rivelare alla moglie la verità sulla loro relazione, minacciando di farlo lei stessa.
La tragedia è alle porte e un mattino viene restituito il corpo di Blu annegato in mare.
La sera precedente la tragedia Blu e Vittoria si erano recate insieme a fare una passeggiata, Elisa le sorprende insieme su uno scoglio.
Vittoria, da sempre “invaghita” di Carlo, l’unico adulto a parlarle sinceramente, tornando a casa gli sussurra all’orecchio: “tutto risolto, non ti devi più preoccupare”.
Quasi un thriller “Le cose non dette”, l’ultimo film di Muccino, che tanto eredita da L’ultimo bacio, trasposizione cinematografica del romanzo Siracusa di Delia Ephron.
Bravi gli attori, sorprendente Margherita Pantaleo, la giovane Vittoria, che la madre, nevrotica e isterica, vuole “proteggere dalla vita”, impedendole di vivere serenamente, considerandola ancora una bambina.
Poco credibile la figura di Carlo nel ruolo di docente universitario, che ripete frasi di Calvino, Kierkegaard, Simone de Beauvoir, ma nella vita si comporta come un adolescente in crisi d’identità con una moglie affermata e competente che mette in crisi il suo ego.
Il ritmo del film è quello tipico di Muccino, con scenate, urla tipiche di personaggi sull’orlo di una crisi di nervi.
Il disvelamento della verità è l’elemento mancante del film.
Nessuno parla chiaro, la verità viene oscurata per paura, paura di ferire, di esporsi, paura di essere se stessi fino in fondo, questo forse il punto forte del film che sottolinea come gli adulti abbiano il terrore di esporsi al rischio di essere sinceri.
Film che, ahimé, ha la pecca di strizzare un po’ l’occhio allo spettatore, quasi corteggiandolo.

























