Raffaele Ascenzi: in Gloria tutto l’amore per Santa Rosa e Viterbo

Raffaele Ascenzi

Per la Macchina di Santa Rosa non teme il confronto nemmeno con Renzo Piano. “Ci sono molti architetti più validi di me, ma la Macchina è nella mia anima, da sempre”. Raffaele Ascenzi è un fiume in piena quando descrive Gloria.

Sulle note di Vivaldi (questa musica mi ha ispirato, durante tutta la progettazione) https://www.youtube.com/watch?v=RMHguvZPcqQ racconta una storia di professionalità, di devozione verso la Santa, ma soprattutto di amore per Viterbo. 

Bisogna risalire ai primi del Novecento, con Vincenzo Papini per trovare chi aveva visto realizzata per due volte la propria creatura. Dopo Ali di Luce, con cui ha vinto nel 2003, il Trasporto 2015 incorona nuovamente Raffaele Ascenzi. 

“E’ il genius loci quello che ho voluto valorizzare”. E bisogna sfogliare tutti i bozzetti in sequenza, risalire al 700 per vedere che Gloria li racchiude tutti. Riprende la filosofia, riprende lo stile, riprende un passato artistico che si solleva verso il Cielo. 

LA MACCHINA guarda il video  

E se la Macchina è spiritualità, Ascenzi vuole sottolineare che cè la vita terrena alla base della passione. “La costruzione non può prescindere dalla mia storia da facchino. Sono stato nel Sodalizio, mio padre è stato un facchino. E’ un qualcosa che scorre nelle mie vene. Ho avuto l’onore di fare venti trasporti: so cosa si prova a stare lì sotto. Conosco la sproporzione tra questa statua di trenta metri che cammina sulle forze di piccoli uomini”

E Gloria quest’anno ha nelle sue sculture proprio un facchino. “Ma è un facchino senza divisa, senza tempo: vuole rappresentare il gesto, lo sforzo, l’atto di devozione verso la Santa, in cui tutti noi crediamo”. 

Gloria, spiega Raffaele Ascenzi, torna ad essere costruita con moduli che dalla base si elevano verso il cielo, (come accadeva nella Macchina di Zucchi) 5 blocchi che portano verso la spiritualità celeste. “Perché la Macchina è il bagliore di un attimo. E’ la Luce che arriva dopo un anno di attesa. E’ una benedizione che passa tra la folla ammutolita dall’imponenza. Il suo nome, Gloria: è immediato. Arriva al cuore: celebra e rende omaggio a un momento di intimità che ognuno vive a modo suo”. 

E nella nuova macchina di Santa Rosa ci sono tutti i richiami alla vita, alla famiglia e alla storia di Raffaele Ascenzi. 

“Ho iniziato a progettarla il 4 dicembre, giorno in cui è stata proclamata patrimonio dell’Unesco, e anche giorno del mio compleanno. Sul bozzetto c’è una farfalla: è il desiderio della più grande dei miei tre figli, Elvira. Quando le ho domandato che cosa volesse chiedere a Santa Rosa, ha disegnato una farfalla. Così ho pensato che come lei, tutta la città chiede qualcosa a Sana Rosa e da qui è nata l’idea dei biglietti, che verranno raccolti dalle Clarisse e, il giorno del trasporto, li metterò personalmente nelle tre vasche che sono alla base della Macchina. La gente deve sapere che mentre passa per le vie del centro quella Macchina porta il cuore di tutti i viterbesi. E quei biglietti aprono la strada ad una comunicazione diretta, spontanea e tangibile. Resteranno nella storia”. 

Da quest’anno la Macchina guarda anche oltre i confini della Tuscia. “L’Unesco e l’Expo di Milano devono essere un’occasione per valorizzare ancora di più il patrimonio artistico che è custodito nella nostra città. Un trampolino di lancio da non perdere”. 

Gloria la notte del 3 settembre sarà illuminata da 600 lumini e 55 candelieri a stelo alto. La costruzione si avvarrà di una tecnologia avveniristica, così come per il progetto tutto è stato realizzato in stampa 3D. “Fondamentale è stata la collaborazione con Luigi Vetrani che ha lavorato alla trasposizione su computer di tutta la creazione. Ogni volta che guardo anche solo i bozzetti mi vengono i brividi. Ora si passa all’azione, mi aspettano giorni di duro lavoro, perché voglio che sia bellissima”. 

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