Mentre a Milano si celebra l’evento per eccellenza della moda italiana mettendo in dialogo l’eredità dell’artigianato con le possibilità offerte dalle nuove tecnologie e da nuove idee che avanzano, a Vitorchiano abbiamo incontrato Giorgia Tovaglieri. Cosa unisce i due mondi? Una storia di mani, competenze e visione che l’hanno condotta oggi verso il laboratorio di sartoria appena inaugurato nel Borgo sospeso della Tuscia.
“La Giorgeria”, questo il nome scelto per il suo spazio, segna la nuova gestione della storica sartoria avviata con successo da Mihaela Ciontu, in piazza Roma, nel cuore del paese. Dopo anni di infaticabile e prezioso lavoro, Mihaela ha deciso di far ritorno nella sua terra d’origine, la Romania, dove la aspettano la figlia e una nipotina di pochi anni e passa il testimone a Giorgia, giovanissima, 29 anni compiuti lo scorso aprile, piena di entusiasmo e professionalità, pronta a calibrare il suo nuovo atelier su misura per ogni esigenza dei clienti.
In uno dei primi pomeriggi d’autunno, a fil di tramonto, Giorgia ci parla di sé…
A neanche 30 anni hai già un discreto curriculum, avendo maturato esperienze di prestigio nella Capitale e nella Tuscia, dopo gli studi a Milano, tua città d’origine, e a Roma. Com’è nata la tua passione per ago e filo?
Forse il primo approccio al ricamo l’ho avuto grazie a mia nonna materna, ma credo che sia una passione innata la mia: già a 10 anni non mi piacevano i vestiti delle mie bambole e li modificavo. Poi naturalmente con il tempo ho assecondato questa mia inclinazione con la scuola di grafica a Roma e in seguito con un percorso di modellistica. Da lì le fondamentali esperienze professionali, prima per 6-7 anni sempre nella Capitale nell’atelier per abiti da sposa e da cerimonia The Woman in White, dove ho soprattutto appreso in cosa consiste il lavoro di squadra e poi, dopo il Covid mi sono riavvicinata alla Tuscia, a Corchiano, collaborando con La Vio Sartoria di Viola D’Angelo, che è stata una vera e propria full immersion nel mondo delle riparazioni di ogni tipo.
Non è comune per una giovane donna scegliere di trasferirsi da una grande città a un paesino di poco più di 5mila abitanti per concretizzare le proprie ambizioni professionali… Cosa ti ha portato a Vitorchiano?
Vitorchiano è il paese di origine della famiglia di mia mamma. Ci venivamo sempre d’estate, per le vacanze di Natale e di Pasqua. Per me è casa, moltissimi ricordi della mia infanzia sono legati a questi luoghi. Inoltre, dopo la pandemia, avevo un viscerale bisogno di campagna e con il mio compagno, che è di Viterbo, abbiamo trovato la casa ideale a pochi chilometri da Vitorchiano.
Il legame con il Borgo sospeso è anche fissato da una tradizione di famiglia, visto che il tuo bisnonno materno è stato in passato sindaco del paese…
Sì, nonno Gastone (Spinola, ndr). Un mito! Al di là dell’affetto che ovviamente mi lega al suo ricordo, mi fa piacere che anche in paese ne parlino ancora bene. Pare che sia stato un buon amministratore e questo non può che farmi piacere.
Tornando alla dimensione del tuo laboratorio, cos’è per te una sarta e in cosa consiste il suo lavoro?
Fare la sarta non è solo cucire orli e riparare strappi. Certo, c’è anche questo aspetto nel mio lavoro ma è indispensabile avere anche una buona capacità di ascolto e una visione rispetto a ciò che chiede il cliente. Ad esempio, spesso nell’atelier di Roma arrivavano future spose innamorate di abiti nuziali non adatti a loro. A quel punto entra in gioco la capacità di rimodellare quel desiderio in qualcosa che valorizzi e soddisfi la cliente. Insomma, occorre osservare con attenzione per poter vedere qualcosa in più.
Il mondo della moda è eminentemente creativo, le nuove tendenze che irrompono con forza ogni stagione ne sono un chiaro esempio. È un campo in continua evoluzione, come dimostrano i diversi concetti che ispirano tante persone oggi. Come pensi di organizzare il laboratorio? Proporrai alla clientela anche le tue creazioni?
Mihaela mi lascia una gran bella eredità e di questo gliene sarò sempre infinitamente grata, soprattutto per la generosità che ha mostrato nell’affiancarmi nel primo periodo di attività. Cercherò di essere all’altezza del livello a cui ha abituato i clienti della sua sartoria e poi ho intenzione di sviluppare anche proposte legate al riuso. Viviamo ina una società in cui si va di corsa, si consuma in fretta e si butta quasi tutto. Ecco, a me piace recuperare ciò che gli altri considerano scarto per ridargli una nuova vita.
I sacrifici dietro il sogno: con una frase dicci il tuo…
Il tempo, quello impiegato per imparare il mestiere e quello che tuttora dedico al mio lavoro. Sono estremamente testarda: piuttosto che mollare, preferisco sbattere cento volte la testa nelle cose per imparare di continuo, senza mai sentirmi arrivata.
Nella piazzetta in cui è situata la tua officina creativa, c’è il passaggio nella parte più antica del paese e l’affaccio sulla Vezza, l’andamento lento e il silenzio di un borgo incontaminato che poi, nella duplicità, il fine settimana si risveglia a suon di feste ed eventi. La magia di Vitorchiano sarà il tuo punto di forza?
Chiaramente sì, sono tornata apposta. È vero che molti degli eventi vitorchianesi richiamano un bel numero di visitatori ma per il potenziale che ha, secondo me, meriterebbe ancora maggiore e migliore visibilità.



























