Caterina Pisu: il museo deve essere un “orecchio in ascolto”

Caterina Pisu, ischiana di nascita e romana di formazione, una bella presenza, esperta in museologia, laurea in Lettere Classiche alla Sapienza, una preparazione sulla civiltà etrusca e un master universitario in didattica museale. “Ho svolto la mia tesi di laurea su un patrimonio archeologico poco noto ai non specialisti, quello di Trevignano Romano, dove negli anni ’60 sono state rinvenute varie tombe principesche, alcune con materiali rari e preziosi che attualmente sono conservati nel locale museo civico”. A Trevignano Romano ha realizzato anche la mostra “Laghi e città. Territori a confronto” il cui tema progettuale si basava su un particolare tipo di analisi, la comparazione di due aree archeologiche caratterizzate entrambe dalla vicinanza a un lago: da un lato Trevignano Romano e il Lago di Bracciano, dall’altra Capriola/Civita d’Arlena (complesso archeologico nei pressi di Bolsena) e il Lago di Bolsena. E’ pure autrice di pubblicazioni scientifiche che riguardano il patrimonio archeologico di Trevignano Romano e altre tematiche, come la museologia e la comunicazione. Per quattro anni, dal 2011 al 2015, è stata la coordinatrice nazionale dell’Associazione Nazionale Piccoli Musei, presieduta e fondata dal Prof. Giancarlo Dall’Ara. “Il mio sogno era di potermi occupare personalmente della gestione di un museo locale, provando a renderlo un luogo vivo, dialogante con la comunità, che parlasse con la gente non solo di archeologia, ma anche dell’anima del luogo”. E questo sta diventando possibile a Capodimonte, meraviglioso borgo della Tuscia con meno di 2.000 abitanti, affacciato sul Lago di Bolsena.

Al Museo della Navigazione nelle Acque Interne di Capodimonte con la carica di Direttore Scientifico, Caterina Pisu ci è arrivata nel marzo 2016.

Come sono andate le cose?

Il Museo della Navigazione nelle Acque Interne è proprietà del Comune di Capodimonte, che lo ha creato grazie a un progetto congiunto con la Soprintendenza archeologica per l’Etruria Meridionale e la Cooperativa Arx e grazie anche al finanziamento della Regione Lazio per quanto riguarda, in particolare, l’allestimento del museo. L’idea di creare un museo a Capodimonte è nata dopo il rinvenimento nel 1989 della piroga dell’età del bronzo rinvenuta nel Lago di Bolsena, vicino all’Isola Bisentina. L’apertura del Museo è avvenuta solo nel 2010, dopo anni dedicati al recupero, al consolidamento del legno bagnato e al restauro della piroga. Ho assunto l’incarico di direttore scientifico del Museo nel marzo di quest’anno, dopo aver risposto al bando di selezione pubblica indetto dal Comune di Capodimonte. Dalla fine di giugno mi sono trasferita a Capodimonte per poter seguire più da vicino la gestione del Museo.

 

Il Museo della Navigazione nelle Acque Interne, un museo archeologico e antropologico progettato per offrire ai visitatori una più approfondita conoscenza della storia della navigazione nelle acque interne in Italia centrale. Risponde a questa logica?

Sì, assolutamente. Mi preme dire che Capodimonte può vantare un museo con un progetto museografico e museologico avanzato che merita di essere valorizzato e potenziato. Dopo averlo conosciuto, mi sono immediatamente appassionata non solo alle tematiche trattate dal museo, ma soprattutto all’idea progettuale di Carlo e Anna Maria Conti, titolari della Cooperativa Arx, e di Patrizia Petitti, funzionaria archeologa della Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale. In particolare, ho apprezzato proprio l’idea di mettere insieme gli aspetti archeologici e quelli antropologici, una modalità di rappresentazione del tema della navigazione nelle acque interne in Italia centrale che offre infinite prospettive di narrazione, perché permette di spaziare dal passato al presente, favorendo la riflessione, il confronto, il recupero della memoria storica locale.

 

Conferenze, proiezioni, dibattiti, attività ludiche, presenze autorevoli e svariate, una nuova gestione del  museo…

Nella programmazione degli eventi del Museo mi piace che le iniziative abbiano carattere eterogeneo sia per le tematiche trattate che per il genere: si spazia dalla classica conferenza accademica ad altri generi più sperimentali, come la conferenza tenuta da Katia Maurelli sull’archeologa lituana Marija Gimbutas, alla quale è seguita una riflessione collettiva con ricerca di parole chiave, oppure la mia conferenza “teatralizzata” su Roberto Rossellini, con letture dell’attrice Anna Maria Civico. Quando progetto la programmazione è per me molto importante tenere presente ciò che interessa alla comunità e accoglierne le proposte. Questo lo ritengo un mio preciso dovere. Il museologo americano John Kinard sosteneva che il museo deve essere un “orecchio in ascolto” e credo che questa frase esprima perfettamente il mio modo di intendere la gestione di un museo locale.

 

Il Sindaco di Capodimonte, Mario Fanelli, ha illustrato lì il piano del Comune per la salvaguardia del Lago di Bolsena a visitatori e cittadini. E’ stretto il legame Museo-Comune?

Con l’amministrazione comunale ho un ottimo rapporto, in particolare con l’assessore alla cultura Angela Catanesi, con la quale condivido la medesima attenzione per il museo e per i visitatori. Il Comune ha voluto la nascita di questo Museo, ne è giustamente orgoglioso e desidera che assuma sempre più il ruolo che gli compete, quello di centro propulsore della cultura locale e di luogo di aggregazione per la comunità. Come la maggior parte dei musei locali di piccoli centri, purtroppo anche noi dobbiamo fare i conti con l’assenza di risorse, per cui ci sono alcuni problemi da risolvere, legati soprattutto alla manutenzione. Abbiamo in programma di riparare i monitor della sala modellini e il grande televisore, necessari per completare l’esperienza di visita con la fruizione dei video che fanno parte del piccolo patrimonio audiovisivo che abbiamo la fortuna di possedere. Sono sicura che l’amministrazione comunale riuscirà presto a restituire al pubblico questa importante risorsa.

 

Lago nostro, Futuro nostro: l’imprenditore di agricoltura biologica di Tuscania, Alberto Valentini, ha portato la sua testimonianza al termine della proiezione di Carla Zickfeld e Stefan Karkow. Due culture a confronto? Quanto si fa per il Lago di Bolsena?

In questo momento le comunità che vivono intorno al Lago di Bolsena si stanno attivando per scongiurare alcuni pericoli che minacciano la salute del lago. C’è un grande movimento di sensibilizzazione e di informazione, guidato, in particolare, dall’Ing. Piero Bruni, Presidente dell’Associazione Lago di Bolsena, ma sostenuto anche da artisti come i coniugi tedeschi Zickfeld e Karkow che con il loro documentario “Lago nostro, futuro nostro” stanno cercando di far conoscere in tutto il mondo la bellezza del Lago di Bolsena. C’è bisogno di agire in fretta, però, perché la salute del lago, come ci insegna l’Ing. Bruni, se compromessa potrebbe non avere la possibilità di essere ristabilita. La comunità sta chiedendo a gran voce che si prendano le opportune misure, soprattutto riguardo la necessità di stabilire una zona di tutela paesaggistica nei territori intorno al lago.

 

Ha dedicato parte della sua attività professionale alla comunicazione, coordinando il primo corso di giornalismo e comunicazione archeologica; è stata membro della giuria internazionale del Festival di shortfilms “Musées emportables”, Parigi, dal 2014 al 2016. Continua questo approfondimento ?

Come ho accennato, la comunicazione è uno dei miei percorsi di ricerca ed è per questo che una delle prime azioni che ho compiuto come direttore del Museo è stato quello di creare personalmente il sito web (https://museocapodimonte.com/), il canale youtube e gli account dei principali social network del museo.

Ho iniziato a occuparmi di comunicazione nel 2007, creando il primo corso in Italia dedicato al giornalismo archeologico, una novità assoluta della quale ancora oggi sono molto orgogliosa, poi ho continuato con una lunga collaborazione con il mensile di economia dei beni culturali “Archeo News”, in cui ho potuto cimentarmi direttamente con il giornalismo culturale, intervistando personaggi come Vladimir Ilytch Tolstoj (presidente dell’ICOM-Russia e direttore della casa-museo di Lev Nikolaevich Tolstoj) e David Lordkipanidze, direttore del Museo Nazionale della Georgia, per citarne alcuni. Successivamente, l’esperienza triennale come giurata nel Festival “Museès Emportables”, dedicato agli short-films girati con cellulari e tablet nei musei, che si svolge ogni anno a Parigi per iniziativa della società francese Museumexperts, mi ha permesso di osservare nuovi modi di comunicare ed anche di concepire il museo come un luogo in cui esprimere la propria creatività o dal quale farsi ispirare. Questo mi ha aperto nuovi orizzonti e il desiderio di sperimentare le più svariate forme di interazione tra museo e arti: teatro, danza e ogni forma di espressione visiva e sonora.

 

E’ ritenuta molto attenta al visitatore che accompagna personalmente nelle visite guidate, ai bambini al di sotto dei 12 anni regala il quaderno didattico. Da cosa rimangono colpiti?

Nel nostro Museo i bambini sono sicuramente i benvenuti e stiamo cercando di diventare il più possibile un museo family friendly. Stiamo preparando un ambiente con fasciatoio che con l’arrivo della prossima primavera sarà sicuramente utile ai turisti che viaggiano con bambini molto piccoli. Quello che i bambini amano del nostro museo è prima di tutto il video introduttivo con il suono del tuono e il rumore dell’acqua! Mi chiedono di vederlo in continuazione. E poi amano il pavimento di cristallo, nella sala della piroga, che richiama la superficie dell’acqua del lago. Ne sono affascinati!

 

Come risponde il territorio capodimontano: testimoni locali come il pescatore di Marta Elio Natali e il maestro ceramista Roberto Bellucci che insegna ai bambini come si lavora la creta, rafforzano il filo di contatto tra lei/Museo e la comunità locale?

Assolutamente sì. Sto facendo ogni sforzo per far sì che la comunità consideri il museo uno spazio da vivere, da frequentare. Fortunatamente sono stata accolta molto bene dai capodimontani e ho subito instaurato un ottimo rapporto di collaborazione soprattutto con le persone che sono più vicine al Museo e che sostengono il mio progetto di gestione con particolare attenzione. Abbiamo anche costituito un gruppo di lavoro per la creazione di un percorso archeologico che permetta ai turisti di visitare i principali luoghi archeologici del Monte Bisenzio e delle aree intorno ad esso. Ne fanno parte oltre a Mauro Rocchini e a Roberto Bellucci, promotori del progetto, anche la Prof.ssa Felicita Menghini, grande esperta farnesiana, autrice di numerose pubblicazioni sull’argomento, e la Prof.ssa Rosella Di Stefano, autrice del volume “Capodimonte. Guida alla scoperta”. Sono convinta che il Museo debba essere gestito non solo all’interno delle proprie mura ma anche cercando di creare un collegamento molto forte con il territorio. Qui siamo nei luoghi in cui anticamente sorgeva un centro etrusco importantissimo, Bisenzio, e questo non si può ignorare.

 

Come sono i flussi di visita .. il turista arriva e in che percentuale rispetto al cittadino locale?

Dallo scorso mese di agosto abbiamo iniziato a raccogliere dati sui visitatori attraverso questionari in varie lingue. Finora non era ancora stato fatto per cui al momento non sono in grado di fornire delle percentuali. Tuttavia, da quanto ho potuto osservare in questi primi mesi di gestione del museo, ho notato sicuramente una prevalenza di turisti italiani e stranieri per quanto riguarda le visite del Museo, anche se non sono mancati visitatori locali che o non avevano mai visto il Museo o lo avevano visitato alcuni anni prima. Gli eventi sono seguiti soprattutto dalla comunità locale ma anche da un buon numero di cittadini delle comunità vicine, soprattutto Valentano, Marta e Montefiascone, ma anche da Bolsena e dal capoluogo Viterbo.

 

Come si trova a Capodimonte? Quali progetti vorrebbe vedere realizzati per il Museo?

Capodimonte è una cittadina splendida e mi trovo bene sotto tutti i punti di vista. Mi ritengo molto fortunata di avere l’opportunità di vivere e lavorare qui. Posso raggiungere il posto di lavoro in bicicletta o con una bella passeggiata sul lungolago, ammirando un panorama straordinario. Non è da tutti! E’ un luogo che dovrebbe essere vissuto turisticamente in ogni stagione dell’anno e non solo durante i mesi estivi. In futuro mi piacerebbe poter vedere l’ampliamento del museo, cui si vorrebbe aggiungere un secondo piano, per poter finalmente vedere esaudita una precisa richiesta della comunità che è quella di avere una sezione del Museo dedicata a Bisenzio, all’abitato e alle necropoli di epoca villanoviana ed etrusca. Vorrei anche che si potesse dare vita ad un ecomuseo, comprendente i territori sia di Capodimonte che di Marta, per lavorare insieme alla valorizzazione della storia, della cultura e delle tradizioni locali del comprensorio meridionale del Lago di Bolsena. Il Museo della Navigazione potrebbe diventare, così, un centro di interpretazione del territorio, rafforzando e ampliando la sua missione che è già tematicamente proiettata verso un ambito geografico più ampio. La collaborazione con i pescatori di Marta, sperimentata durante la Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo, esemplifica l’importanza di una più stretta intesa tra i due centri che mi auguro possa avere, in futuro, tanti altri momenti di scambio e di condivisione.

 

 

 

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