Una giornata ritrovata, il 25 Novembre al Circo Massimo

Era il 24 novembre quando alla televisione ho sentito della manifestazione del 25, accidenti non ci posso andare, ho pensato, domani vengono mio figlio e la moglie, non li vedo da quindici giorni, come faccio, loro vengono e io non ci sono? Pazienza e però mi dispiaceva molto, cercavo di non pensarci ma nella trasmissione successiva ridavano la notizia certo stavolta sarebbe proprio importante esserci allora decido di mandare un messaggio sondante “scusa, a che ora venite domani?” così sento che arrivano nel pomeriggio, la manifestazione inizia alle 14,30 allora faccio in tempo a farne almeno un pezzo, vado col treno e poi torno con loro.

Alle 14,30 il Circo Massimo è già pieno di gente, una piazza allegra, coloratissima, cerchi qualcuno che conosci, i telefoni funzionano a singhiozzo, la giornata è splendida di sole e la temperatura è gelida per la tramontana. Giovani, giovanissimi, coetanei (miei), bambini. Donne, uomini, LGBTQ. Persone di tutte le estrazioni sociali (lo vedi da come sono vestite). C’è anche l’uomo con il carrettino e le birre, ma mi sa che avrebbe fatto più affari col vin brulè.

È sempre bello mischiarsi tra la folla, sentire di partecipare a un sentimento collettivo, dove le persone estranee lo sembrano un po’ meno.

Scendo nella piazza e vado all’altro capo verso il camion-autobus che funge da palco fin dove non devo stare proprio pigiata; all’inizio non arrivano chiare le parole di chi parla, si sentono però le urla di condivisione delle persone lì sotto, ogni tanto un coro di “non una di meno” si alza ora qua ora là.

Faccio foto e video perché mi inebrio di tutta questa gente, di questa partecipazione, di scoprire che tanti hanno sentito la necessità di correre in piazza, di testimoniare con la loro presenza la loro discordanza da quel voler ricacciare indietro dei diritti acquisiti, da quel voler calpestare quel sesso debole che tanto debole non è.

Passa intanto un po’ di tempo e la piazza che mi sembrava già piena di gente, e che piazza, enorme, continua a gremirsi e dopo mezz’ora mi giro e dove c’era un po’ di spazio intorno a me ora siamo fitti come quelli sotto al palco. Verso le 16 dal palco mobile dicono di spostarsi che l’autobus- camion deve fare manovra e mettersi in posizione per partire e iniziare la marcia, e come fa con tutta la gente?  Io devo avviarmi, come Cenerentola il mio tempo sta per scadere, mi arrampico su per quella specie di spalti coperti di erba facendomi strada tra le persone fitte fitte che ci stanno sopra, in piedi.  È complicatissimo e lentissimo avviarsi verso via San Gregorio e percorrerla perché una fiumana di persone cammina in senso inverso per raggiungere il Circo Massimo, mentre continuo a fatica verso la metro del Colosseo penso, contenta, non ho mai visto tante persone a una manifestazione, ci voleva il patriarcato a svegliare le coscienze e smuovere dal torpore! Certo ha ottenuto un bell’effetto a radunare tutte queste persone, sfidando il primo freddo e la gelida tramontana, per una giusta causa, e ritrovarsi uniti e positivi e vivi nel desiderio di riaffermare i diritti di tutti. In particolare di chi non li ha.  

Per Giulia, per tutte le Giulie.

 

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