Rofalco, una fortezza etrusca nascosta nella Selva del Lamone

di Francesca Pontani*

«La pietra è eterna e dotata di memoria. L’archivio più resistente che ci sia» (Devana, Manuale della sciamana moderna)

I resti di Rofalco, un piccolo insediamento tardo-etrusco, si trovano nel comune di Farnese (VT), all’interno della Selva del Lamone a circa venti chilometri a nord di Vulci, l’antica città etrusca dalla quale dipendeva.

Il sito, noto almeno dagli anni settanta, è stato prima esplorato e poi fatto oggetto di sistematiche campagne di scavo da parte del Gruppo Archeologico Romano. Nel corso degli scavi sono stati rinvenuti, anche se in numero limitato, reperti risalenti all’età del bronzo che fanno pensare ad un’occupazione saltuaria dei luoghi anche in epoca antecedente a quella etrusca.

 

Un insediamento fortificato

Il sito di Rofalco può essere considerato un tipico esempio di quei piccoli insediamenti fortificati che tra il IV ed il III sec a.C. sorsero , per il controllo del territorio e della viabilità, nel contesto della riorganizzazione di Vulci.

 

La cinta muraria

La cinta muraria rimane l’elemento più imponente del complesso archeologico.

Questa sorge a protezione di un’area di circa 15.000 metri quadrati e sviluppa un arco di cerchio lungo circa 330 metri e si affaccia su un pendio della valle dell’Olpeta.

Le mura realizzate a secco con grandi blocchi raggiungono in alcuni punti lo spessore di sei metri e l’altezza di quattro. Sul lato esterno della fortificazione sono state rinvenute tracce di torri a pianta quadrangolare e rampe di accesso ai camminamenti.

 

La porta di accesso alla città

Gli scavi, con un paziente lavoro di rimozione delle parti crollate, hanno riportato alla luce l’imponente struttura della porta di accesso, costituita da due ambienti a pianta quadrangolare, con pareti foderate da blocchi di tufo e straordinarie pavimentazioni in selci di trachite, che sottolineano l’uniformità delle fortezze tardo etrusche del territorio di Vulci.

 

La città

Internamente alle mura, il terreno presenta dislivelli dovuti sia alla formazione geomorfologica dei luoghi che a terrazzamenti realizzati in epoca precedente. Sono presenti anche indizi di murature ancora interrate lungo una strada interna che attraversava l’abitato e due cisterne per l’approvvigionamento idrico.

Nella parte centrale dell’abitato sono stati rinvenuti i resti di un edificio formato da cinque vani, tutti  delle stesse dimensioni , probabilmente destinato a magazzino e di un grande edificio a più ambienti ad uso abitativo.

 

La distruzione: un incendio?

La distruzione di Rofalco, testimoniata dalla presenza di spessi strati di bruciato e dal ritrovamento di proiettili di fionda fittili, può essere collegata alla sconfitta di Vulci ed alla campagna del console romano Tiberio Coruncanio nel 280 a.C.

Dopo la violenta fine, il sito venne frequentato saltuariamente ed esclusivamente per fini agricoli come testimoniato dal ritrovamento di ceramiche e tracce di solchi di aratro di epoca rinascimentale.

 

Nel prossimo articolo, il 2 aprile, andremo a Farnese.

Foto Francesca Pontani

*Francesca Pontani – www.francescapontani.it – Archeologa del comitato scientifico del Museo Archeologico delle Necropoli Rupestri di Barbarano Romano. Egittologa, conoscitrice di lingue antiche come i geroglifici, la lingua sumerica e accadica, la lingua etrusca, lavora nel mondo del web. Nel blog e sul canale YouTube ArcheoTime sono visibili le sue camminate archeologiche on the road. Innamorata della comunicazione e della scrittura, guida i lettori di TusciaUP nella conoscenza del nostro territorio attraverso Tour di Archeologia in Tuscia.

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