Maria Rita Fiasco, presidente di Assotuscania, è stato amore, sempre più coinvolgente

Luciano Costantini

Come in una bussola, i quattro punti cardinali nella vita di Maria Rita Fiasco sono: Roma dove è nata, Milano dove vive con il marito, Trieste dove è titolare di un’impresa che si occupa di digitale e tecnologia, Tuscania dove trascorre i momenti liberi. Lei ne parla come snocciolasse i richiami di un curriculum. Gli occhi si illuminano, hanno quasi un inatteso lampo, soltanto quando si sofferma a spiegare l’incontro con Tuscania. Quasi sfogliasse l’album dei ricordi. “Ero ancora una bambina e i miei genitori in estate mi portavano al mare, Montalto, Pescia, Ansedonia, e insieme attraversavamo questa cittadina che evidentemente nel tempo mi è diventata familiare. Tanto da decidere di farne un luogo in cui vivere. Così acquistai una casa nel centro storico. Era il 1999. Poi è stato amore, sempre più coinvolgente. Tuscania e la Tuscia insieme per me rappresentano un territorio di una bellezza rara, con i castelli, i borghi, la storia. Un territorio in cui vale la pena di vivere”. Maria Rita Fiasco è presidente di Assotuscania che, in collaborazione con il Comune, ha realizzato il festival “Cinque piazze e due chioschi” che si è concluso nei giorni scorsi. Come è nata l’idea? “L’associazione parte da una intuizione di Donato Limone, docente della Sapienza di Roma e ormai tuscanese a tutti gli effetti. Nel 2008 pensammo, insieme ad altri amici, a come contribuire ad integrare un patrimonio cittadino unico con iniziative di tipo culturale. Così, da allora ogni anno abbiamo realizzato eventi di livello che hanno messo insieme letteratura, musica, teatro. Siamo arrivati a “Cinque piazze e due chiostri” che si distingue per la qualità degli ospiti e dell’offerta, grazie al prezioso contributo del direttore artistico, Ennio Cavalli”. E l’impatto della gente del posto? “Direi positivo, dopo qualche diffidenza iniziale, fisiologica. Siamo riusciti a individuare un punto di convergenza comune, cioè una collaborazione nell’interesse economico, sociale e culturale di tutti. Un impegno per Tuscania che sta dando risultati sempre più incoraggianti. I lusinghieri bilanci del festival lo stanno a testimoniare”. E’ una mission che va avanti? “Sicuramente, c’è tanto impegno da parte nostra, ma pure tanto lavoro. Il prossimo obiettivo è quello di riscoprire i tesori nascosti di Tuscania. Per esempio il chiostro di Sant’Agostino che ospita una tappa di “Stendardi d’acqua”, mostra di pittura itinerante di diversi artisti. Sant’Agostino è uno dei gioielli che fanno parte dei beni che io chiamo inesistenti. Luoghi che perfino molti locali non conoscono più e di cui si sta perdendo la memoria>. E’ necessario lavorare sulla memoria e sul futuro insieme. “Proprio così. Per crescere abbiamo bisogno gli uni degli altri: Assotuscania, amministrazione comunale, realtà che operano nel sociale e cittadini tutti”. Poi magari sarebbe necessario qualcos’altro…”. Per esempio? “Penso a una sorta di fondazione, comunque una struttura consolidata, che possa sostenere con una propria organizzazione e proprie risorse, le varie iniziative culturali e sociali di qualità, pensate per far crescere la città. Questa è un’altra partita, ma che varrebbe la pena di giocare”.

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