Lucrezia Liberati: talento e rigore per una vita nella musica

E’ giovane Lucrezia Liberati, i suoi venti anni li compirà il 9 agosto prossimo eppure ha una maturità artistica e personale che rappresenta una dote rara in quel mondo musicale, che in un certo senso ne favorisce la fioritura e l’evoluzione nel tempo. Un valore, il suo, attestato dai numerosi concorsi pianistici, anche internazionali, ai quali ha partecipato, qualificandosi sempre alle prime posizioni e conseguendo diversi premi assoluti: Rassegna Nazionale “Città di San Vincenzo”, Concorso Nazionale “Giovani Musicisti” Città di Viterbo, Concorso Nazionale “Gian Galeazzo Visconti” di Roma, Concorso Nazionale “Città di Magliano Sabina”, Concorso Pianistico Nazionale “J.S.Bach” di Sestri Levante, Concorso Nazionale Riviera Etrusca di Piombino, Concorso Internazionale Città di Firenze Premio Crescendo, ecc.
Propensione dunque quella di Lucrezia, ma anche rigore nello studio e quella devozione alla musica indispensabili nel perseguire una carriera artistica professionale e di altissimo livello.
“La mia passione per la musica è nata per caso. Ho iniziato a conoscere il pianoforte quando i miei ne comprarono uno per mio fratello: avevo otto anni e incominciai a prendere lezioni presso la scuola comunale di Capranica”. E’ l’inizio di una espressione artistica che l’avrebbe portata appena diciassettenne a intraprendere un percorso da musicista. Nell’anno accademico 2014-2015 è stata ammessa alla classe di pianoforte del M° Daniel Rivera presso l’Istituto di Alta Formazione Musicale “P. Mascagni” di Livorno, attualmente frequenta l’ultimo anno del triennio per il conseguimento del diploma accademico di primo livello.
Si è appena esibita al Teatro Francigena nel “Recital pianistico”, concerto con successo di pubblico, tenutosi a Capranica, la sua città, il 30 dicembre scorso.
Proviamo a porle alcune domande per scorgere qualcosa di molto più profondo e di molto più importante nella sua vita per la musica.

C’è qualche precedente nella sua famiglia?
Non ci sono musicisti nella mia famiglia.

Chi è riuscito a trasmetterle la sua grande sensibilità musicale?
Sicuramente la mia insegnante Anna Lisa Bellini, con la quale ho poi proseguito gli studi presso la Scuola media a indirizzo musicale “G. Nicolini” di Capranica. Da quel momento l’interesse per il pianoforte ha incominciato a diventare passione vera e propria. La partecipazione ai concorsi si è fatta sempre più intensa e ho ottenuto le prime soddisfazioni che mi davano via via sempre più carica.

In che modo ci si apre la strada a una carriera concertistica?
“Carriera concertistica” è una parola grossa. I miei concerti sono diretta conseguenza della vincita di un concorso o di una borsa di studio, della partecipazione a una master class oppure di attività che vengono svolte all’interno del conservatorio; o anche, come è avvenuto nel caso specifico a Capranica, della sensibilità degli amministratori locali che cercano di promuovere forme di arte e cultura, soprattutto quando i protagonisti sono i giovani.

Lei vive a Capranica. La provenienza da un piccolo centro limita o favorisce il suo percorso musicale?
Sono nata a Viterbo e vissuta a Capranica, dove ho iniziato lo studio del pianoforte, fino a due anni fa. Quando si dice che il viterbese non offra possibilità nel campo della musica sono d’accordo, ma solo in parte. E’ vero, infatti, che non c’è un Conservatorio e quando ho terminato le scuole medie non c’era ancora il Liceo musicale, che pure oggi è presente. Questa è la ragione per cui a 17 anni ho dovuto lasciare la mia famiglia e i miei amici, la mia terra, per trasferirmi a Livorno e studiare in conservatorio con il M° Daniel Rivera. Tuttavia è stata proprio la presenza della scuola media a indirizzo musicale, che ha fatto nascere in me quella passione che sta orientando la mia vita; da questo punto di vista mi ritengo molto fortunata. Credo, comunque, che il problema non è legato solamente alla Tuscia, ma sia un problema dell’Italia in generale, rispetto ad altri paesi in cui la cultura musicale è da sempre molto più sviluppata. E’ un problema di sensibilità e di cultura che può essere forse superato intervenendo alla radice, a partire proprio dalla scuola.

Ha partecipato, fin da piccola, a numerosi concorsi, qualificandosi sempre alle prime posizioni e conseguendo diversi premi assoluti. Quale premio le ha dato maggiore soddisfazione?
Sicuramente un concorso che mi assegnò un concerto premio al Salone Storico delle Terme Excelsior di Montecatini terme. Devo dire però, che fin da piccola, partecipavo ai concorsi non tanto per i premi, quanto soprattutto per confrontarmi e conoscere coetanei che avevano la mia stessa passione, proprio perché nel mio ambiente non avevo amici con cui condividerla; per questo sono nate diverse amicizie.
Piuttosto, due episodi non dimenticherò: la mia partecipazione come auditrice al Progetto Martha Argerich 2015 a Lugano e il Concerto di inaugurazione del Teatro Petrarca di Arezzo a novembre dello scorso anno, tenuto dai pianisti Martha Argerich, Daniel Rivera e Gabriele Baldocci, nel quale ho avuto l’onore di voltare le pagine sul palco. E’ stata un’esperienza emozionante, ma soprattutto mi ha fatto capire l’amore incondizionato che ripongono nella loro professione, l’assiduità di uno studio continuo anche a livelli così alti di professionalità, anzi soprattutto a questi livelli! Ho toccato con mano che il musicista non smette mai di imparare, di confrontarsi, di mettersi in discussione. Questa è una cosa che mi entusiasma!

Crede che la musica classica sia ancora un genere di élite?
Non credo sia un genere di élite, o lo è sicuramente meno rispetto al passato. Credo piuttosto che sia legato alla conoscenza di questo genere musicale. Quanto più si ha la possibilità di conoscere e di fruire di una cosa, tanto più potremo apprezzarla.

Nei grandi interpreti del passato, ha un modello, qualcuno che sia fonte di ispirazione ogni volta che si accosta a una nuova composizione?
Sì, solo per citarne alcuni potrei dire Horowitz, Michelangeli o Rubinstein… Ma in realtà, non c’è n’è uno che io preferisca rispetto agli altri. Credo che ogni grande interprete riesca a lasciare qualcosa nella storia della musica, poiché ognuno affronta le composizioni con una propria sensibilità che può essere più o meno apprezzata da critici e ascoltatori. Non dimenticando comunque interpreti ancora viventi, compresi quelli di ultima generazione che si vanno distinguendo nel panorama musicale.

Nel maggio 2017, sarà protagonista di un recital pianistico nell’ambito della manifestazione Monferrato classic festival. Quali progetti ci sono nel cassetto?
Sì, questo è un concerto al quale sono stata invitata e del quale sono molto onorata.
Altri progetti: alcuni concorsi già nei prossimi giorni; proseguire la collaborazione con la mia compagna di studi Viola Lenzi, in formazione a quattro mani, che ci ha visto vincitrici della Borsa di Studio Rotary 2016 e protagoniste di una esibizione a “Effetto Venezia” a Livorno. Inoltre, una collaborazione in duo con contrabbasso, con il l maestro Paolo Antonio Tommasi. La rassegna studentesca presso l’Istittuo di Alta formazine Musicale “P. Mascagni di Livorno”.
E poi non dimenticando mai la cosa più importante, che non abbandonerà mai la vita di un musicista: lo studio. Il mio progetto è quello di migliorare sempre di più la qualità del mio studio. Questo anche in vista del diploma del prossimo anno.

Quali sono i passi che un musicista deve compiere per rincorrere il suo sogno? Chi le è a fianco vista la sua giovane età?
Non credo che esistano formule… I sogni si rincorrono e basta e sono alimentati dalla nostra passione.
In primo luogo, la mia famiglia che mi ha sempre sostenuto, anche nei momenti di difficoltà, nei momenti delle grandi scelte; naturalmente il mio Maestro, Daniel Rivera, che è la mia guida!
Non poso però dimenticare i miei insegnanti del liceo, sia il Liceo Scientifico “Meucci” di Ronciglione che del Liceo “F. Cecioni” di Livorno che mi ha “adottato” negli ultimi due anni; e la signora Giovanna, con la quale vivo a Livorno e che da subito mi ha fatto sentire a casa.

Qualcosa da interpretare che rappresenta per lei una sfida per il futuro?
Ci sono composizioni che mi piacerebbe studiare e sono come dei ‘’sogni nel cassetto’’, ma preferisco affrontarle per gradi. Penso che, senza andare nel futuro, nello studio quotidiano ci si misuri continuamente con delle sfide. Basti pensare che ogni volta lo studio ci pone di fronte a composizioni che magari fino all’anno prima, erano impensabili da studiare.

Qualcuno ha detto che il musicista perfetto dovrebbe essere in grado di vedersi davanti agli occhi, come sulla partitura, un pezzo per orchestra ascoltato per la prima volta, per quanto complesso sia. Questo è il punto supremo che possiamo immaginare per Lucrezia Liberati, giovane musicista ventenne di Capranica con un grande futuro tutto da inseguire.

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