Lorenzo Pavolini: il trauma della Storia tra silenzio e vergogna

guerra mondiale

Il trauma della storia investe una questione centrale della letteratura del ‘900, gli orrori della guerra hanno lacerato l’identità dei popoli e distrutto le unità di questi ultimi. Ed è proprio su questo tema, ampio e suggestivo, che Lorenzo Pavolini centra la sua attenzione nell’incontro che si è svolto presso l’Università della Tuscia, portando alla luce riflessioni importanti quali, la funzione del romanzo e della letteratura rispetto agli eventi storici, le divisioni delle comunità nazionali difronte ai fatti storici, la soggettiva interpretazione della storia ed i diversi modi di raccontarla e più in particolare il concetto di vergogna collegato alla necessità di distanza tra gli eventi

La vergogna, la paura ed il dolore sono stati per moltissimi anni motivi di silenzio. Come ci spiega lo scrittore , le generazioni che più da vicino hanno vissuto la realtà della guerra hanno sentito il bisogno di tacere difronte a tale scempio, forzandosi di dimenticare, “basti pensare che Se questo è un Uomo di Primo Levi fu scritto nel 1945 ma pubblicato solo nel 1958”. Il romanzo, in tal senso diviene uno strumento importantissimo per tutti coloro che successivamente nutrirono il bisogno di “fare i conti” con il passato sentendo l’esigenza di “abbattere il muro della vergogna”.

Lorenzo Pavolini lo farà  con il romanzo “Accanto alla tigre” scavando nelle dolorose memorie del suo passato, portando alla luce eventi tragici che vedono protagonista il nonno, Alessandro Pavolini, noto intellettuale italiano, ma soprattutto ricordato come  gerarca fascista, fondatore delle brigate nere. L’autore comincia questo percorso letterario sulla scia di tre scrittori importanti Sebald , Uwe Timm e Carrere che come lui si sono proposti di testimoniare o meglio raccontare alcuni dei drammatici eventi storici della seconda guerra mondiale.

Winfied Sebald dedica il suo romanzo  “Storia naturale della distruzione” alla mancanza  di racconto testimoniale letterario che c’è  nel dopo guerra su quella che siamo soliti chiamare “la Germania delle macerie” mentre Uwe Timm, in “Come mio Fratello”, ripercorre la tragicità delle azioni della guerra attraverso frammenti di notizie che trova in un diario che suo fratello maggiore scrisse al fronte.

Emmanuel Carrère nel suo romanzo ”La vita come un Romanzo Russo” riprende contatto con le sue origini e inizia a indagare sul nonno materno, che dopo una vita difficile scomparve nell’autunno del 1944, probabilmente ucciso perché sospettato di collaborazionismo con i tedeschi.

Questi romanzi danno voce a fatti sconvolgenti ricordando vergogne e sofferenze, ma come ci suggerisce Lorenzo Pavolini “ la funzione del romanzo  è anche questa, indagare nella storia, dare la possibilità di mettere a confronto le varie interpretazioni, ma soprattutto “parlarne”.

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