Le “Ballate sul mondo” di Gianni Abbate

di Arnaldo Sassi

Metti un pomeriggio di maggio a Vetralla. All’interno del giardino della casa editrice Ghaleb, situata in un palazzotto d’epoca nel piano centro storico. Metti la presentazione dell’ultima fatica di Gianni Abbate, il libro dal titolo “Ballate sul mondo”, contornata dalla loquacità arguta e spigolosa di Antonello Ricci e dalle note musicali di Salvo McGraffio. E il cocktail culturale è bello che servito.

Abbate, napoletano, regista e autore, ormai diventato viterbese d’adozione, approda nella Tuscia nel 1995, stabilendosi in un podere del comune di Civitella d’Agliano e nel 1999 fonda il teatro Null, dopo aver ottenuto in comodato d’uso il teatro di Lubriano, che lui ribattezza teatro dei Calanchi. E qui mette a punto un programma di sensibilizzazione al teatro e di crescita culturale e sociale in tutta la Teverina.

“Ballate sul mondo”, si diceva. Sono 75, buttate giù quasi d’impeto durante il secondo lockdown, che affronta i temi della società attuale. “Un libro di bilanci – ha argomentato il menestrello della Tuscia Antonello Ricci – caustico e risentito, ricco di pietas e nostalgia di umanesimo, ma sempre innamorato della vita”.

Tra i temi trattati quello del tempo: tiranno, vorace, sprecato, destinato a non tornare più. Tempo che l’uomo, soprattutto durante la pandemia, non ha saputo utilizzare al meglio, non soffermandosi a riflettere e ad ascoltare la parola, quella parola di verità che dovrebbe contrapporsi alla menzogna, alle ciance, all’ipocrisia. Tutte cose che portano ad azioni contro la natura.

Un libro pessimistico? In un certo senso sì, ma non del tutto. Perché in fondo cova la speranza di un tempo diverso, in cui la facciano da padroni l’amare e il prendersi cura dell’altro. Il tempo di un mondo migliore nel quale bisogna sempre credere.

E’ proprio Ricci a mettere in risalto questa caratteristica: “Un libro che è come una pentola di fagioli che borbotta, ma anche innamorato della vita, che riporta il teatro il nostro modo di stare al mondo”.

Gianni Abbate ha poi descritto la genesi dei suoi racconti: “Sì, questo è un libro poetico e teatrale. Scritto quasi in uno stato di trance. Sono andato avanti spedito, dopo essermi dato l’obiettivo di 75 (scrivere 75 ballate, ndr), non so perché. Ma mi sono dedicato alla scrittura quasi per necessità. Ripeto: tutto è stato scritto durante il secondo lockdown, quasi a colmare quel vuoto che si era creato in me per non poter fare teatro, per non potermi rapportarmi col mio pubblico. E per manifestare il mio disorientamento di fronte a quello che stiamo vivendo. In quel periodo potevamo fermarci per capire, invece abbiamo continuato peggio di prima, non distinguendo tra verità e menzogna. La soluzione? Sarebbe quella di trovare il cambiamento dentro di noi e poi nel rapporto con gli altri”.

Il pomeriggio si è concluso con un assaggio di recital dello stesso Abbate, accompagnato dalla musica del tastierista Salvo McGraffio. Poi, applausi e aperitivo per tutti.

Gianni Abbate e Antonello Ricci
Gianni Abbate accompagnato da Salvo McGraffio
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