I tentacoli di racket e usura nella Tuscia durante il Covid

Se il primo lockdown anti-Covid è servito a ridurre il numero delle vittime, ha purtroppo permesso alla criminalità organizzata di allungare i propri tentacoli sul mondo economico e sociale. Su racket e usura, in particolare, si sono concentrate le mire e le operazioni della malavita. Probabilmente perché versanti geneticamente più deboli. E’ il quadro che emerge dal documento illustrato, nel corso del Seminario nazionale di Sos Imprese – Rete per la Legalità, venerdì 8 ottobre nella Sala Regia del Comune di Viterbo. Patrocinio della locale Confesercenti. Un quadro al limite dell’emergenza, magari già superata, che la “clausura pubblica” ha reso ancor più drammatico. Ai lavori della convention hanno presenziato i vertici locali di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, il sindaco Giovanni Arena, il presidente di Confesercenti Vincenzo Peparello. Sono intervenuti il presidente del Sos Impresa Lazio Lino Busà, il presidente di Imprese Reti per la legalità Luigi Cuomo, l’assesore regionale Alessandra Troncarelli.

A parlare soprattutto i numeri. Nel 2020 le segnalazioni di operazioni sospette a livello nazionale – rileva il dossier – sono state 113.187 con una crescita del 7,0% rispetto all’anno precedente. Il secondo trimestre del 2020 ha fortemente contribuito all’andamento complessivo dell’anno: le 60.220 Sos ricevute da luglio a dicembre costituiscono in assoluto il maggior numero di segnalazioni pervenute nel semestre. L’incremento rispetto al corrispondente periodo del precedente anno è stato del 10,3%. Nel complesso gli importi delle operazioni segnalate hanno sfiorato i 49 miliardi di euro. Lazio, Campania, Puglia e Sicilia le regioni maggiormente attive. Sempre a livello nazionale, circa quarantamila le aziende che nel secondo semestre del 2020 hanno registrato un cambio di titolare effettivo con turn over di cariche, incrocio di partecipazioni, trasferimento di sedi, variazioni di natura giuridica e delle quote capitali. Con conseguente creazione di società con funzioni di “scatole vuote”. Ha spiegato Giampiero Cioffredi, presidente dell’Osservatorio Sicurezza e Legalità della Regione Lazio: ormai non esiste più o quasi la vecchia figura del cravattaro, ma si va rafforzando l’attività del metodo estorsivo organizzato e in particolare di quello mafioso che attraverso l’usura acquisisce aziende per riciclare denaro. Ovviamente, il Lazio non è una oasi felice: durante il lockdown, più precisamente nel settembre 2020 le operazioni sospette segnalate erano 6.755 mentre nello stesso mese di quest’anno sono arrivate a quota 8.840.

A Viterbo si è passati da 108 a 180. Nella regione sono state confiscate 491 imprese. Per fronteggiare la crescita dell’attività criminale la Regione Lazio ha messo a disposizione risorse cospicue. Ma certamente non può bastare l’aiuto finanziario pubblico. “E’ necessario – ha insistito Giovanna Cagliostro, commissario straordinario di Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura – che tutti, a cominciare dalle forze dell’Ordine, si attivino per sollecitare le vittime a sporgere denuncia. Le vittime appunto devono sapere che lo Stato non le lascerà sole”. Certo poi è necessario un intervento legislativo, comunque pubblico, che offra armi efficaci e rapide a coloro che sono impegnati in questa battaglia. Che è di tutti. Quindi dare maggiore impulso alle attività di prevenzione, gestendole attraverso un’unica cabina di regia. Bisogna poi rivedere il cosiddetto accordo quadro coniugando i ristori dell’elargizione con un Conto Corrente bancario. Ma serve soprattutto potenziare il tutor antiracket e antiusura che non può essere inteso come singola persona fisica, bensì come servizio di tutoraggio integrato offerto da esperti con varie specificità. La Rete per la Legalità ha fissato per il 10 gennaio, anniversario della pubblicazione sul Giornale di Sicilia della lettera “al caro estorsore” di Libero Grassi, la “Giornata nazionale della lotta al racket e all’usura”. Perché la lotta alle mafie si vince se si riesce a coinvolgere l’insieme della società. A volte è la vergogna a pesare più della paura per la sicurezza personale. (L. C.)

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