Giubileo1450 : impennata di prezzi e l’affare del perdono dei peccati

di Luciano Costantini

Grandi appuntamenti spesso vuol dire anche opportunità, ma pure guai. Più o meno grandi, nel bene e nel male, in ogni tempo e in ogni contrada. Nel Natale del 1449, insieme agli auguri per la nascita del divin Bambino, il papa Niccolò V° annuncia urbi et orbi un giubileo per l’anno che sta appena per iniziare (“l’anno d’oro”), un secolo e mezzo dopo il primo giubileo indetto da Bonifacio VIII°. Indulgenze e remissione dei peccati per tutti coloro che si recheranno in pellegrinaggio a Roma. Per tanti l’opportunità di salvare anima e coscienza, per moltissimi un business al quale anche la Chiesa partecipa con profitto. Centinaia di migliaia di “romei” invadono le strade d’Europa e scendono giù giù per raggiungere la città santa della Cristianità. E l’ennesima pestilenza non frena i flussi dei fedeli. Viterbo, che causa la “morte nera”negli ultimi due anni ha perso la metà dei propri abitanti, rappresenta lungo la Cassia l’ultima tappa, dopo Firenze e Siena, prima del tanto agognato arrivo a Roma. La nostra città diventa un crocevia obbligato e oltre tutto può offrire ai pellegrini l’occasione per visitare il corpo incorrotto di santa Rosa a quasi due secoli dalla morte. Il soggiorno anche se di breve durata però costa molto perché nel frattempo un po’ tutti i prezzi di cibo, bevande, posti letto in alloggi più o meno confortevoli, sono lievitati oltre misura. Chi dispone di un locale, di una cantina, di un sottoscala, li trasforma in improvvisati B&B. Evidentemente una manna per i viterbesi, una iattura per i viaggiatori. Questi ultimi sono costretti allora a rivolgersi al santo padre per sfuggire alle crescenti vessazioni che subiscono proprio nella Città dei Papi. Intollerabile. Niccolo V°, di fronte alla protesta che si allarga di giorno in giorno, il 21 marzo 1450 scrive ai Priori lamentando come sia stato quanto meno inopportuno alzare la “tassa di soggiorno”. E’ necessario eliminare immediatamente tutti gli improvvisati balzelli e riportare i prezzi ai livelli precedenti il giubileo. “E chi non obbedirà – minaccia – sarà punito a nostro arbitrio”. In realtà, i Priori non hanno alcuna responsabilità per l’impennata delle spese di soggiorno e possono provare di non aver autorizzato alcun ritocco dei carichi fiscali. Di conseguenza adesso pretendono spiegazioni dagli albergatori e dalla corporazione dei tavernieri. Chi è che ha speculato e continua a spennare i pellegrini diretti a Roma? “Non noi – si giustificano i titolari dei bed and breakfast – ma sono piuttosto i fornitori di vino”. Immediata la replica: “La verità è che è tutta colpa degli osti e della loro insaziabile avidità”. Insomma, un vero e proprio scaricabarile – anche in senso strettamente letterale – tra vinai, affittacamere e tavernieri. Difficile individuare chi ha ritoccato in alto i prezzi del bere e del mangiare, certo i Priori non vogliono pagare per tutti e magari andare incontro alla minacciata punizione papale e quindi incaricano a loro volta il responsabile del settore Patrimonio ad avviare una indagine a tutto campo. I tempi dovranno essere rapidi e in effetti portano in breve alla identificazione di alcuni albergatori disonesti, i quali se è vero che non hanno alzato i prezzi dei servizi per i rincari delle tasse comunali, “vengono però trovati in possesso di pesi e misure con i quali frodavano i pellegrini”. Cioè hanno modificato a loro vantaggio boccali, bicchieri e piatti, lucrando in definitiva sulle quantità delle materie prime. Magari qualcuno ha anche allungato i rossi o i bianchi della casa. Non si sa. Comunque una truffa generalizzata. Vengono messi in ceppi diversi albergatori, probabilmente scattano anche momentanee chiusure dei loro esercizi. Certo vengono esauditi rapidamente i voleri del pontefice e le aspettative dei pellegrini che forse non ringraziarono Niccolo V°, ma di sicuro non denunciarono più l’esosa ospitalità dei viterbesi.

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