Game of Thrones: elogio all’eroe

Diego Galli

Sorriso beffardo, barba incolta, ciuffo biondo e mano destra mozzata. Il primo impatto con la descrizione di ser Jaime Lannister potrebbe ingannare molti, soprattutto coloro che hanno abbandonato la visione di Game of Thrones dopo la seconda stagione. Il rampollo del casato più ricco dei Sette Regni ha però continuato a crescere e mutare nel corso delle sette stagioni dello show di HBO tratto dagli scritti di George R.R. Martin, tanto da stupire e incantare molti fan.
Quello che è certo è che gli sceneggiatori sono riusciti laddove molti hanno fallito: riportare in auge il genere fantasy ed estendere le sue radici fino a toccare il pubblico più adulto, che solitamente assimilava tale tipologia di romanzi/show a qualcosa di puerile e dedicato solo ai più giovani.
Game of Thrones, proprio come il personaggio interpretato da Nikolaj Coster-Waldau, è cresciuto, è divenuto adulto ed ha smussato i suoi lati più capricciosi. Da un mix di scene di nudo e morti raccapriccianti si è passati, già da alcune stagioni, a tematiche più profonde e degne di una tragedia shakesperiana.
Ad aiutare gli sceneggiatori in questa difficile impresa è stata proprio la rivisitazione della figura dell’eroe classico, che esula dal disneyano canone di “paladino del bene” e affonda la sua natura in errori in cui ognuno di noi poveri mortali può incappare durante l’arco della propria esistenza.
Il novello eroe che ci si para d’innanzi è profondamente differente dagli scontati Daenerys Targaryen e Jon Snow, che sono invece presenti nella narrazione per controbilanciare l’elevata dose di tematiche dark e gotiche che avviluppano la trama. Se loro sono considerabili colonne portanti dell’intero sceneggiato, anche Jaime Lannister lo è a sua volta, poiché funge da ago della bilancia della situazione.
Diviso a metà tra bene e male e soverchiato dalla pesantezza dei peccati commessi da lui stesso e dai suoi amati, lo Sterminatore di Re è passato dalla figura di viziato e incestuoso nobilotto a quella di protettore del popolo e dei suoi sottoposti. Lo spirito di vendetta, che poteva farsi facilmente strada nel suo cuore dopo la perdita di padre e figli, è stato invece mitigato da una dura legge del contrappasso che pare aver istruito l’erede di Castel Granito a dovere rendendolo via via più saggio e umile.
Quasi come a richiamare l’epica figura del paladino Orlando, protagonista di molti racconti della letteratura epico-cavalleresca, anche Jaime affronta i suoi spettri uno alla volta e riesce a tornare a cavallo del suo destriero. Al suo fianco, al posto della spada Durlindana, abbiamo però due differenti lame: Giuramento, che ha dato via al suo percorso di redenzione nel momento in cui è stata donata a Brienne di Tarth, e Lamento di Vedova, monito e ricordo del folle Re Joffrey, ora brandita dal padre quasi come per voler redimere anche la sua anima nera. Laddove invece vi era una solida corazza a proteggerlo, ora trova posto un cuore quasi completamente purificato, che brama la pace e che è pronto a sacrificarsi per raggiungerla.
Come già detto, questa figura è probabilmente uno dei pilastri dello show fantasy che tutto il mondo pare aver stregato, e questo anche per il suo essere “umano tra tanti personaggi eccezionali. Se risulta impossibile impersonificarsi in eroi come la Madre dei draghi e il novello Re del Nord, entrambi dotati di poteri ben al di fuori dei comuni mortali, scivolare nei panni del “peccatore” Jaime sembra sorprendentemente facile. A semplificare la nostra comunione con il personaggio contribuiscono il suo essere vittima degli eventi e della cattiva sorte, tradito dall’amore e dai suoi stessi alleati, ma sempre pronto a rialzarsi e continuare la sua personale lotta… chi non si è mai sentito così?
Forse, è proprio da questo Jaime Lannister che dovremmo più di tutti lasciarci ispirare, comprendendo come il sacrificio e la forza di volontà siano le uniche armi in grado di concedere potere ai mortali. Ognuno di noi può essere un “eroe”, l’importante è imparare dai propri errori, continuare a combattere e rialzarsi a ogni caduta, preparandoci a scagliarci anche contro un gigantesco drago pur di difendere ciò in cui crediamo.

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