“Voi vendete persone?” Philip
“Noi vendiamo emozioni” Shinji
Di emozioni si narra in Rental family. Nelle vite degli atri, film co-scritto e diretto dalla regista Hikari (pseudonimo di Mitsuyo Miyazaki), in cui finzione e realtà sembrano sovrapporsi, incastrandosi alla perfezione, tanto da risultare difficile comprenderne il confine.
A volte fingere di amare rappresenta l’ancora di salvezza, l’unico modo di sentirsi vivi in una società alienante.
Phillip, un eccezionale Brendan Fraser, attore americano sul viale del tramonto, vive da sette anni a Tokio e improvvisamente vede cambiare la sua esistenza quando viene assunto da un’agenzia di “noleggio famiglia” che gli impone di interpretare ruoli diversi nella vita degli altri.
Sarà il papà di una bambina che per iscriversi in un’importante scuola giapponese ha necessità di avere una famiglia, l’americano che prende parte ad un finto funerale giapponese, colui che si prende cura di un attore anziano affetto da Alzheimer, lo sposo americano di una giovane donna giapponese che altrimenti si vedrà negata la possibilità di unirsi alla sua amata.
Ma sarà in primis colui che dispensa emozioni, vitalità, vita vera, cercando di diffondere brandelli di felicità.
In vita non ha preso parte al funerale del padre per questo si prenderà cura dell’anziano attore giapponese cercando di offrirgli degli attimi di felicità e nell’offrirsi agli altri intraprenderà un viaggio alla scoperta di sé, delle sue fragilità, dei suoi dolori e anche dei suoi punti di forza.
Se all’inizio del film Phillip osserva dalla finestra le vite degli altri, piene, felici, ricche di momenti condivisi e lo fa da quasi da spettatore, nel finale diverrà lui il protagonista della propria vita.
Film emozionante che restituisce una società avvolta dalla solitudine, dalla necessità di legami veri, solidi. Dopo la premiere al Toronto Film Festival, Rental Family è stato presentato in Grand Public alla XX Festa di Roma ed è arrivato nelle sale italiane nel primo trimestre del 2026.
Un’abile regista, Hikari, che, attraverso il tema della finzione, rielabora il tema del dolore, dei traumi della società giapponesi, accennando al ruolo della donna, al fenomeno degli Hikikomori, con focus sull’incomunicabilità che avvolge i rapporti familiari.
Una regia intima, delicata, che sebbene restituisca a tratti un Giappone da cartolina, coinvolge e appassiona, sfiora temi importanti con soavità e leggerezza, non proponendo soluzioni, o verità assolute ma apre al dialogo, alla comprensione, all’unicità dei desideri e dei sentimenti.
Un Giappone vicino all’Occidente, avvolto da una solitudine disarmante e alienante alla quale cerca di porre fine ricorrendo alla finzione, ad attori che recitano parti importanti nelle vite degli altri, ma che sembrano suggerirci che la verità vince sempre.
“Perché gli adulti dicono sempre le bugie” Mia
“Perché a volte è più facile che dire la verità” Phillip.

























