“Il lavoro che mi sono scelta fa parte di me, è come un abito cucito addosso”, queste sono le prime parole di Daniela Rotili, una figlia della nostra Viterbo, che con la sua professionalità è oggi una sarta di scena per teatro, cinema e televisione.
La incontriamo nel salotto della sua casa dove l’energia creativa permea ogni parete con stoffe, fiocchi, oggetti e giochini per la sua gattina Tina, tutti creati da lei.
“Quando la professione ti sta addosso come un abito sartoriale, non senti il peso del tessuto. Ogni cucitura segue la curva della tua attitudine, ogni bottone è al posto giusto perché i tuoi valori personali coincidono con i tuoi compiti quotidiani. In questo stato di grazia, il lavoro non è uno sforzo ma una naturale estensione del proprio essere. Chi ti guarda vede coerenza: non c’è separazione tra la persona e il professionista. E’ il traguardo dell’autorealizzazione, dove il Fare alimenta l’Essere.
Io sono fortunata perché il mio lavoro è ciò che sempre ho amato fare“.
Daniela, ci racconti il suo percorso: da dove è partita questa esperienza?
“In un certo senso, il mio futuro lavorativo era già pronto, avrei potuto avere un ruolo di rilievo nell’azienda di ristorazione della mia famiglia, che oggi è guidata da mio fratello Roberto, ma poi mi sono resa conto che non era quello che volevo realmente e la mia famiglia ha capito e mi ha sostenuto. Dopo aver frequentato due anni dell’Istituto Tecnico femminile, mi iscrivo al liceo artistico e finalmente mi sento nel posto giusto, dove fiorisce la mia personalità e ho la possibilità di approfondire tutte le materie manuali e il modellato”.
La passione per le attività manuali è qualcosa che fa parte della sua indole o le è stata trasmessa?
“Sicuramente la creatività fa parte di me… E poi a casa ho sempre visto la mamma e la nonna con l’ago in mano, soprattutto nonna Giulia. Passavo il tempo a guardarla, a rubare con gli occhi quello che faceva, anche se non potevo aiutarla perché non aveva il tempo di insegnarmi, aveva fretta perché il lavoro era sempre tanto. Ma la piccola Daniela ha interiorizzato l’esperienza del cucire attraverso l’osservazione attenta delle sue azioni, provando una grande emozione e ricevendone un grande insegnamento”.
C’è una lezione, tra quelle apprese che più di tutte le è rimasta impressa nel tempo?
“Sicuramente l’attenzione ai particolari. Il mio occhio è diventato abile nell’osservare il contesto e cogliere le sfumature… E anche gli errori! Molto tempo del mio lavoro nel cinema e nella televisione lo passo dietro al monitor, oltre che in sartoria, per avere una prospettiva completa”.
In che modo?
“Non guardo tanto il personaggio centrale, ma dietro, oltre il mio raggio di visione e questo è stato uno dei primi insegnamenti che ho ricevuto al liceo artistico, anche perché vivo a Viterbo, un vero museo a cielo aperto che andrebbe visitato puntando gli occhi in alto per vedere quanta arte e quanta bellezza sono diffuse”.
E in alto cosa si vede?
“Di tutto: dagli orli delle finestre, gli stemmi, il mattonato che spesso cambia da un piano all’altro, le peculiarità che fanno la differenza”.
Dopo gli studi al liceo, come è iniziato il suo percorso lavorativo?
“Sono arrivate le prime clienti per cui realizzavo dei lavori in casa, poi sono iniziate le prime collaborazioni e, finalmente, circa cinque anni fa, vengo ingaggiata dalla Produzione della Disney che qui a Viterbo era venuta a girare il film horror ‘Omen- L’Origine del Presagio’. In seguito, la responsabile della sartoria mi chiede se fossi stata disponibile ad andare anche a Roma e così ho cominciato a lavorare spontaneamente nel cinema e nella televisione. Tante e continuative sono oggi le collaborazioni col mondo della celluloide: “Il Decameron” per Netflix; “LoL – Chi ride è fuori”, solo per citare alcuni titoli, ma anche nel teatro”.
La sua considerazione ha varcato i confini della Tuscia, qual è il rapporto con la sua terra d’origine?
“Sono orgogliosamente viterbese e amo profondamente le mie origini. Sarebbe meraviglioso per me lavorare di più qui a Viterbo, magari anche per Santa Rosa e per il Sodalizio dei Facchini”.
Quali sono le sue collaborazioni attuali nella Tuscia?
“Costumista per la Compagnia Teatrale Tetraedro di Viterbo, del Carnevale di Vetralla; la presa in cura degli abiti per gli spettacoli di alcune scuole di pattinaggio, sia a Viterbo sia a Roma, la rievocazione storica del Santissimo Salvatore a maggio con la curatrice dell’evento Alessandra Cortese”.
Quali sono state le scuole in cui si è perfezionata in ambito sartoriale?
“Ho frequentato per quattro anni la scuola della Maestra Vincenza Pallotta a Viterbo, un percorso molto valido che accompagna verso un livello sicuramente buono. Molto incisivo l’apporto di Tiziana Babaranelli, costumista e scenografa per il balletto contemporaneo che ha creduto in me proponendomi per varie collaborazioni. Ho pure avviato il discorso di messa in pratica con una mia sartoria a piazza Crispi per circa tre anni dove ho acquisito tante clienti e un mio negozio Il giardino dell’Erba Voglio a via Saffi, dove creavo oggetti con la tecnica del patchwork, borse e abbigliamento”.
Ha mai pensato di creare una linea sartoriale tutta sua?
“Non so cosa mi aspetterà, mi piacerebbe molto una linea di cucito creativo: adoro disegnare e realizzare le borse, ma anche fiocchi e abitini per animali. Vedremo…”.
Quali sono i suoi progetti per il futuro?
“Mi piacerebbe continuare a lavorare con il cinema, il teatro e la televisione seguendo i miei clienti privati”.
Cosa significa “avere gusto” secondo lei?
“Nel mio lavoro è importante cercare di intuire quel dettaglio del cliente che, trasferito nella creazione, la rende unica e inconfondibile. Personalizzata”.
Vuole dare un consiglio a quei giovani che vogliono seguire la sua strada?
Consiglio loro di mettersi in gioco il prima possibile. Lo studio, la parte teorica sono molto importanti, ma è sul campo, nella pratica del lavoro quotidiano che si impara veramente il mestiere. Fatevi coraggio e osate proponendo le vostre idee con spontaneità.
La preziosità della concezione della bellezza sta nel fatto che essa non sia una caratteristica dell’oggetto, bensì del sentimento che certi oggetti suscitano nell’osservatore per la loro unicità. Come le creazioni di Daniela Rotili.




























