Cinquant’anni dall’Università a Viterbo, nelle testimonianze di chi c’era

(L.C.) – Mezzo secolo di vita è sempre sufficiente per poter mettere insieme tanti ricordi, brutti o belli che siano. Per l’Università della Tuscia diventa anche un momento per rievocare una già lunga storia, fatta di momenti bui e di esaltazione. A cinquanta anni dalla nascita della Lut (Libera Università della Tuscia) l’ateneo viterbese, a cura di Disucum del professor Giovanni Fiorentino, ha voluto raccogliere una serie di testimonianze dalla istituzione della Libera fino all’ateneo statale dieci anni più tardi. Dieci anni vissuti in altalena: tra speranza e sconforto. Nell’Aula Magna del complesso di Santa Maria in Gradi, alcuni tra i personaggi che furono determinanti per la riuscita dell’operazione. Che, va sottolineato, non fu affatto facile. Ecco allora la piccola cronaca di Silvio Cappelli, un bambinetto nel ’69, che frequentò la prima sede universitaria della Trinità soltanto perché la madre vi era stata assunta come bidella. E il resoconto più che dettagliato, con tanto di nomi e di date, di Paola Cima studentessa prima e poi docente di Unitus, che ricorda il Comitato di agitazione, formato soprattutto da studenti, che infiammò la battaglia per il riconoscimento dell’ateneo viterbese. E le parole di Giuseppe Fraticelli, figlio di Luigi, che fu primo direttore amministrativo. E la testimonianza di Massimo Ferrari Zombini, che per quasi 35 anni per Unitus ha lavorato, e che ormai “si sente cittadino di Viterbo”. E l’esposizione accorata di Vittoria Maria Pietrella nel citare parole e scritti di quel suo fratello “visionario, geniale e coraggioso”, che fu Gilberto Pietrella, autentico padre fondatore della Libera Università della Tuscia. E, infine, i retroscena del tempo riportati attraverso gustosi inediti, dall’ex prefetto di Viterbo Mario Moscatelli: “Fui convocato da parte del presidente del Consiglio di allora, Giulio Andreotti. Mi diede appuntamento nella sacrestia della Trinità per avere chiarimenti sull’iter parlamentare del riconoscimento. Il giorno dopo fui chiamato dal ministro della Pubblica Istruzione e insieme correggemmo il testo del disegno di legge che andò in Senato, grazie anche all’impegno dei senatori Pollastrelli e Della Porta che riuscirono a far anticipare il voto favorevole in Commissione, ormai bloccata per i funerali di Ugo La Malfa”.

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