“Da Telese a Viterbo. La mia vita”, l’appassionato amarcord di Antonio Di Pietro

Antonio Di Pietro

Difficile definire, e ancora meno, dare una etichetta a una figura come quella di Antonio Di Pietro. A meno che non si voglia, una volta tanto, offrire spazio alla fantasia e tirare in ballo il mitico eroe di Itaca, quell’Ulisse che fu “uomo di multiforme ingegno”. Perché gli interessi, i sentimenti, il genio, l’acume, l’intelligenza si ritrovano un po’ tutti nella figura di Antonio, imprenditore di successo, ma pure “uomo determinato e assennato sia nella sfera personale che in quella della sua azienda la Conto-Graph”, così come egli stesso si descrive nel libro autobiografico che sarà presentato venerdì 16 settembre, alle ore 18.00, presso la Sala Interna del Monastero di Santa Rosa. Sarà l’occasione per conoscere nei dettagli il percorso di una esistenza mai banale. “Da Telese a Viterbo. La mia vita” è il racconto di un giovanissimo e vivacissimo ragazzo approdato quasi per caso a Viterbo e che nel corso di anni è diventato punto di riferimento dell’imprenditoria, dello sport, del sindacalismo locale. In una parola, è entrato di diritto nel tessuto più intimo della città e del territorio. Nel libro, pubblicato dalla casa editrice Serena, Antonio ricorda step by step, l’infanzia a Telese, l’apprendistato presso l’Olivetti che fu di Mario Paternesi, la difficile nascita e poi lo sviluppo della Conto-Graph, i contatti con la politica e con lo sport. In definitiva, con la città. Non è mai banale e scontato amarcord, ma un itinerario esistenziale sempre e robustamente accompagnato dal sentimento. Innanzi tutto quello per la famiglia e poi quello per gli amici e per i colleghi. Insomma, un racconto che segue sempre il fil rouge della passione: “La famiglia e le amicizie – scrive – sono elementi preziosi per un uomo perché sono l’essenza, il carburante che dà la spinta giusta per realizzare gli obiettivi più ambiziosi”.

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