Tuscia in pillole. “Nemico della patria”

di Vincenzo Ceniti*

Fausto_Ricci

Il baritono di Viterbo Fausto Ricci (1882-1964), che la sua città natale  ricorda ogni anno  con un concorso lirico internazionale a lui intitolato, ebbe un tale successo in Germania nell’Andrea Chenier di Giordano, soprattutto nella romanza “Nemico della patria”, da essere definito dalla critica di quel Paese il “Cantante di Dio”. Questo particolare gli salverà la  vita in una circostanza a dir poco singolare  durante la seconda guerra mondiale.

Ricci era noto per il suo spirito libero, ribelle ad ogni sopruso e per questo poco gradito al regime del Ventennio. L’etichetta di antifascista gli cadde addosso tuttavia per caso, in seguito al diverbio con un impresario che voleva imporgli un contratto capestro. Al suo rifiuto, come per vendetta, gli venne attribuito il marchio di nemico del regime.

Durante i bombardamenti del 1944, se ne stava rifugiato con moglie e figli in una grotta nei pressi di Viterbo. I tedeschi lo scovarono e lui avrebbe detto  “Sono il baritono Fausto Ricci ed ho un invito del maresciallo Kesserling per un concerto alle forze armate germaniche di stanza a Roma”. L’ufficiale tedesco non credette a quelle parole ed ordinò la fucilazione immediata. Ricci, vistosi perduto, intonò a gran voce il suo cavallo di battaglia, proprio quel “Nemico della patria” che chiarì ogni equivoco.

Fausto Ricci nacque a Viterbo il 15 febbraio 1892. Da ragazzo aiutava il padre nell’impresa edile come stuccatore. La sua voce imberbe ma robusta venne per caso ascoltata da Francesco Marconi, un affermato tenore del tempo, che lo avviò allo studio dalla contessa Giuseppina Vitali-Augusti di Roma. Dopo aver interpretato nel 1916 Carlo V nell’Ernani di Verdi al “Nazionale” di Roma, Ricci approdò nello stesso anno al “Costanzi” nelle vesti di Amonasro dell’Aida e fu subito successo. Dopo la prima guerra mondiale, rientrato dal fronte, venne chiamato alla Scala di Milano per il Mosè, l’Aida e l’Andrea Chenier. Debuttò a Viterbo nel 1919 nel Faust di Gounod.

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La famiglia di Fausto Ricci

Nel 1925, proprio un secolo fa, si trovava in tournèe a Buenos Aires con la famiglia, per una serie di concerti e rappresentazioni in vari teatri del sud America, tra cui il famoso Colòn dove prese parte tra l’altro alla Boheme di Puccini  nel ruolo di Marcello. Memorabile  la sua  esibizione  nella capitale argentina per festeggiare  il volo transoceanico di Francesco De Pinedo. Un critico musicale scriverà “Di  fronte alla voce di Ricci, quella degli altri cantanti non è adatta neppure a chiamare un taxi all’uscita del teatro”.

A Viterbo dove ritornava appena gli impegni glielo consentivano ed esibirsi in concerti di beneficienza, veniva apprezzato per il modo di relazionarsi con battute salate ed ironiche tipiche del dialetto locale e di quella semplicità di cittadino di provincia, che ha sempre contraddistinto il suo personaggio. “Chi ha più polvere spari” avrebbe detto al soprano Lina Pagliughi dietro le quinte, prima di entrare in scena per il duetto finale.

Colorita l’espressione di  un suo ammiratore dalla galleria del Teatro Unione di Viterbo nella Forza del destino del 1939 che dopo un acuto di Ricci commentò ad alta voce “Ammazzate che pornelle!”. Come a dire “Avete sentito che voce squillante?” Ebbe nel tempo autorevoli estimatori fra cui Arturo Toscanini (“Ricci ha una voce grandiosa e di una bellezza incomparabile”), Mattia Battistini, Titta Ruffo ed Enrico Caruso che lo ascoltò nei primi esordi. Apprezzamenti vennero anche da Mascagni e Serafini. r

Ha cantato in molti teatri d’Italia ed europei. Nel 1919 è alla “Pergola” di Firenze (Traviata) e al teatro “Nuovo” di Verona. (Lohengrin). E poi il “San Carlo” di Napoli, il “Comunale” di Bologna, il “Regio” di Torino, il “Massimo” di Palermo. L’anno dopo è a Bergamo e Siena. E’ anche a Vienna, Berlino, Madrid e Londra.

Ricci curava molto la recitazione ed a quei tempi non si pensava molto alle posture in scena e alla chiarezza del fraseggio.  Gli furono d‘aiuto gli amici Ermete Zucconi e Ruggero Ruggeri che lo guidavano e consigliavano anche sulla gestualità. Grande presenza scenica quindi, unita ad una  voce che molti a quel tempo non esiteranno a definire “la più bella del mondo”.

Nell’ultima stagione della sua vita organizzò a Viterbo una scuola di canto per indirizzare i giovani allo studio della lirica. “La musica – diceva – è la voce dell’umanità, per l’elevazione e l’affratellamento di tutti i popoli”. La sua discografia non è assortita ma di grande qualità. I suoi vinile sono molto ricercati dai melomani. Ci ha lasciato un volumetto abbastanza prezioso dal titolo emblematico “Come si canta”. Morì a Viterbo il  4 novembre 1964.  Il Comune gli ha dedicato una via e il il Touring Club con l’associazione XXI Secolo  una targa nel foyer del Teatro Unione di Viterbo, oltre al concorso lirico internazionale.

 

L’autore*  

ceniti

Console di Viterbo del Touring Club Italiano. Direttore per oltre trent’anni dell’Ente Provinciale per il Turismo di Viterbo (poi Apt). È autore di varie monografie sul turismo e di articoli per riviste e quotidiani. Collabora con organismi e associazioni per iniziative promo-culturali. Un grande conoscitore della Tuscia.

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