Tribuna Politica a Palazzo dei Priori con le liste civiche

Luciano Costantini

Tribuna politica a Palazzo dei Priori (seconda parte), il pomeriggio del 7 giugno: E’ il giorno delle liste civiche, impegnate nel tentativo di dare a Viterbo un primo cittadino svincolato (almeno al primo turno) dai partiti nazionali. Sullo scanno più alto del Consiglio Comunale si avvicendano, in rigoroso ordine alfabetico, Paola Celletti (Lavoro e Beni comuni), Chiara Frontini (Viterbo 2020), Filippo Rossi (Viva Viterbo), Francesco Serra (Viterbo dei cittadini e impegno comune). Dodici minuti ciascuno, come prevedono le regole della partita, diretta con garbo e professionalità dal direttore di Città Paese, Pasquale Bottone. Gli argomenti – e non potrebbe essere diversamente – sono i soliti. Magari anche stantii, a testimoniare che sono tuttora irrisolti: turismo, centro storico, lavoro. Semmai solleva più di una perplessità dover constatare che nei programmi annunciati oralmente nessuno degli otto candidati abbia trovato il tempo e l’opportunità di un passaggio sull’Università della Tuscia che pure rappresenta un asset rilevante e crescente per la città e non solo. Colpevole dimenticanza. Ma tant’è. “Viterbo città dalle grandi potenzialità, ma drammaticamente ferma”il refrain riecheggia più volte nella sala del Consiglio. Paola Celletti attribuisce la colpa alle amministrazioni di centro destra e di centro sinistra che si sono avvicendate negli anni, ma che in effetti hanno governato nel segno della continuità: “Viterbo ristagna perché a guidarla sono da sempre le stesse persone. Servirebbe una svolta, a partire dalla valorizzazione del patrimonio termale e poi basta con le colate di cemento. Va migliorato l’esistente”.Urge uno strappo con il passato. Quello che Chiara Frontini sintetizza in una parola “reset”: “Bisogna cambiare tutto, a cominciare dagli amministratori di ogni colore che hanno ridotto la città in condizioni pessime. Viterbo è bella, ma sporca. La mia squadra è una squadra di giovani capaci che si presentano per la prima volta nell’agone politico e hanno tanta voglia di cambiare”. Se le si chiede con chi potrebbe allearsi in un futuro e possibile ballottaggio, risponde senza tentennamenti: “Con nessuno perché il programma che abbiamo elaborato possiamo realizzarlo soltanto noi. Chiediamo solo che la gente ci metta alla prova”. Filippo Rossi, in effetti, alla prova, cioè nella cabina di regia, c’è già stato e ne è uscito anzitempo. Prima della fine del mandato di Leonardo Michelini e spiega il motivo: “Non c’era un impegno politico sufficiente per raggiungere gli obiettivi che ci eravamo proposti”. Batte, lui nume ispiratore di Caffeina, sul tasto della cultura che “deve essere a tutto campo: intrattenimento però anche supporto del sociale”.Un pronostico per le elezioni? Non ne fa. Ricorda soltanto che cinque anni addietro la sua lista raggiunse il 12,5%. “Questa volta, ovviamente, spero di fare meglio”.Francesco Serra rivendica la propria “trasversalità”, cioè la capacità di dialogare con le varie categorie dei cittadini. Si sente “un ex Pd”, e spiega perché l’amministrazione Michelini, a suo avviso, non sarebbe stata all’altezza di realizzare quanto aveva promesso: “La coalizione non aveva le stimmate del cambiamento”.L’obiettivo della lista che capeggia ha una priorità: “Costruire una grande alleanza tra politica, imprenditoria e associazionismo. Solo così Viterbo potrà cominciare ad uscire dalla crisi che oggettivamente la attanaglia. Con chi ad un eventuale ballottaggio? Al tempo, è un’altra partita, completamente diversa da quella di domenica prossima”.

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