Some 17: non un acronimo ma un rapper made in Tuscia

di Giulia Benedetti

La prima impressione che si potrebbe avere guardando Alessandro Miralli, è quella di un giovane di ventun anni come tanti, con la sua dose di vivacità mista a timidezza nascosta da una felpa oversize. Uno che vive a pieno la sua gioventù, alternando le uscite con gli amici ai momenti di serietà. Quello che non sospetteresti mai è che Alessandro, meglio conosciuto come Some17, è un astro nascente della musica rap. Diplomato al liceo scientifico Ruffini, sta pubblicando da circa un anno le sue prime canzoni grazie alla collaborazione con la BRK Entertainement, etichetta discografica fondata da giovani. Il suo recente EP “Bravi Ragazzi Klique” si sta gradualmente conquistando i favori di un ampio pubblico, grazie alla sua capacità di rappresentare i suoi ascoltatori e le problematiche che li accompagnano.
Passeggiando per i vicoli stretti del capoluogo della Tuscia, Some17 scrive e produce i suoi pezzi, esprimendo il suo punto di vista e raccontando in un modo alternativo la città e il mondo che lo circondano.

Ma andiamo con ordine: perché il nome SOME17?

Era il nome che usavo quando, anni fa, mi dedicavo al writing e alla street art. Mi piaceva per la sua semplicità e perché è molto usato in lingua inglese. Lo vedevo un po’ ovunque, era una parola che, in un modo o nell’altro ritrovavo sempre. Sembrava seguirmi come un’ombra, così l’ho scelto (o lui ha scelto me).

Come è nata la passione per il rap e come hai scoperto il tuo talento?
Ho cominciato a scrivere verso i 13 – 14 anni, un po’ per passione un po’ per gioco. M’ispiravo ai miei artisti preferiti: TruceKlan, Noyz Narcos, Primo o Gli Articolo 31. All’inizio non mi prendevo troppo sul serio. Sinceramente, non mi sono accorto di essere portato finchè non ho avuto dei veri e propri riscontri dai miei amici e dalle persone che ascoltavano i miei brani.

Quanto la tua città influenza i tuoi brani?
Essendo la città in cui vivo, è molto presente nei miei testi: ha influenzato il mio modo di scrivere e la mia percezione delle cose. Mi è d’ispirazione soprattutto la sua quotidianità, le sue abitudini, l’aria che si respira tutti i giorni, l’ambiente che si crea e che la pervade, nel bene e nel male. Anzi, certe volte gli aspetti negativi possono essere molto interessanti da raccontare: in particolare la mentalità che a volte sfocia nella provincialità o la monotonia. È una città abbastanza tranquilla, quindi è normale che, a volte, la vita possa risultare un po’ noiosa. Si ha la sensazione di non poter ricevere nuovi stimoli, di non avere opportunità. È un ambiente piccolo, che sembra quasi impedire alle persone di esprimersi a pieno per paura di essere giudicate. È grazie alla musica che riesco a spezzare questo cerchio.

Uno dei tuoi singoli più recenti e conosciuti è “Da dove vengo”: Cosa hai voluto comunicare tramite questo brano?
Fa parte di un EP insieme a Frank Berrek e l’altra voce del gruppo. L’intento era comunicare come vediamo la città, unendo punti di vista diversi. Il mio è quello di un viterbese che ci è nato e continua a viverci, quindi la vede a 360°, mentre Frank vive da tempo a Roma. Nel suo caso, la musica è come un ponte che lo riporta a casa.

Come definiresti il tuo rapporto con Viterbo e quale è il tuo angolo preferito?
Il rapporto c’è e non c’è. È vero che bisogna sempre ricordarsi da dove si viene, ma secondo me non bisogna nemmeno essere troppo aggrappati al proprio ambiente. Penso che dovremmo essere più cittadini del mondo, cosmopoliti, che cittadini di una data città o regione. Tuttavia Il passato, il luogo d’origine, rimane importante perché da esso possiamo trarre insegnamento per crescere costantemente.
Passando al mio angolo preferito, è sicuramente il parchetto dove andavo da bambino, alla Quercia. È un posto dove mi sento al sicuro e a casa, è la mia zona di confort. Se mai dovessi trasferirmi, sarebbe un posto che mi mancherebbe di sicuro.

Un rapper a Viterbo: come viene accolto?

Sinceramente, devo dire che i primi tempi è stato un po’ strano. Soprattutto quando sei un ragazzino, far sentire la tua voce e farti prendere sul serio risulta difficile, come lo è farsi giudicare da persone che fino al giorno prima non sapevano neanche che ti occupi di musica. Cambia lo sguardo con cui le persone ti guardano. Perlomeno all’inizio, per me è stato così, poi col tempo ci fai anche l’abitudine. Come diceva Shakespeare “Gli occhi furono fatti agli uomini per guardare, lasciate, dunque, che guardino”.

Quali sono le tematiche che ti stanno a cuore?
Sicuramente, il rappresentare. Voglio dar voce a coloro che condividono il mio punto di vista, che vivono nel mio stesso ambiente e mi piacerebbe ispirare i ragazzi che hanno i miei stessi sogni: è il mio obbiettivo. Il primo passo è stato l’album, un progetto iniziato circa un anno fa grazie al nostro fotografo Alessandro Di Basilio e di Frank, che saluto entrambi. Sono stato una settimana a casa loro, dove abbiamo registrato tutto il tempo: un’esperienza straordinaria L’album dove uscire subito dopo, ma abbiamo rimandato a causa Covid. Chissà forse è stato anche meglio.

Qualche anticipazione sul prossimo singolo?

Il prossimo singolo uscirà nel 2021, con un progettino associato a cui stiamo dando gli ultimi ritocchi. Purtroppo è top secret, ma, se volete scoprire di più, vi consiglio di seguire i social e rimanere connessi. Una cosa è sicura: spaccheremo.

Ultima domanda: quale, fra le tue canzoni, consiglieresti ai nostri lettori?
“Respira con me”, la traccia principale dell’omonimo album, a me molto cara.

Ci sono tutte le caratteristiche per ritrovarlo sotto i riflettori di talent show e trasmissioni come Amici di Maria de Filippi e Sanremo. Buon Ventuno Some 17. Chissà?

                                      

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